Interviste

Fabrizio Bentivoglio

La stampa italiana? E' pressappochista e non si diverte

[del 02/06/2009] [di Claudia Catalli]

Di attori che tollerano poco i giornalisti (e viceversa, va pur detto) ce ne sono stati, ce ne sono e ce ne saranno sempre tanti. Gioco-forza (o colpa?) di un sistema che pone spesso la stampa nella condizione di rincorrere stelle e stelline di turno, che diventano paradossalmente tali soprattutto nel momento in cui sono rintracciabili su tutte le riviste-giornali-copertine & co. Perché puoi anche firmare un’interpretazione da Oscar (e in Italia sono anni che non se ne vedono, esclusa forse la sacra coppia Servillo-Bonaiuto che colpisce sempre), ma se nessuno ne parla, nessuno ne scrive, nessuno la porta all’attenzione del pubblico, nella maggior parte dei casi è come se non ci fosse proprio mai stata.

Tutta quest’introduzione per dire che a chi fa questo mestiere (e pensatene quel che volete, ma “qualcuno dovrà pur farlo”) capitano spesso (fin troppo) trattamenti, come dire, decisamente sopra le righe. Ma se l’inesperto Scamarcio lamenta quel “tritatutto della stampa, tutti a pubblicare mie dichiarazioni anche mai fatte” e quei “giornalisti che mi hanno usato, altri mi criticano da sempre”, se sua maestà Sorrentino è difficile (ma non impossibile) da intervistare, in quanto pretende “una domanda precisa, altrimenti non rispondo”, Fabrizio Bentivoglio pochi giorni fa si è scagliato contro la stampa “generalista” italiana.

Il che, parliamoci chiaro, non è mica così lontano dal reale: basta girare per conferenze stampa ed ascoltare le domande per accorgersene. Ma questo non basta per mancare di rispetto a quanti invece lavorano seriamente e tentano, non senza fatica (e con difficoltà anche concrete, come essere stipati tutti addosso a una finestra perché lui deve fumare e non ci concede più tempo di una sigaretta, ad esempio), non di “strappare” ma di ottenere cordialmente qualche informazione, in un semplice scambio di battute. Chiamasi conversazione.

Così inizia la nostra intervista, realizzata in occasione della prima fiction di Bentivoglio, in onda stasera e domani su Sky Cinema 1: Nel nome del male. Riportiamo qui le battute più significative e/o inerenti al cinema o alla sua carriera.

La rivedremo alla regia, dopo Lascia perdere Johnny?
Un progetto di regia ci sarà, ma è davvero prematuro parlarne. Prossimamente tornerò a fare solo l’attore, ma è prematuro parlare anche di quello, ne parleremo a tempo debito.

Quindi tutto è prematuro e non ci sono suoi film imminenti?
Sì ci sono, diciamo che non ve le voglio dire (ride). Facciamolo annunciare a chi di dovere. Posso dire che sarà una commedia, ma non musicale.

Non balla e canta, insomma?
Non è escluso, ma non in questo sicuramente!

In questo film tv si parla di ragazzi coinvolti in satanismo, che sentono una determinata musica, hanno un certo tipo di abbigliamento… lei che idea se n’è fatto?
Eh qui si continua a generalizzare: è sbagliato cercare di inquadrare una generazione da quello che ascolta o da come si veste, bisogna parlare con ogni singolo ragazzo… Mi rendo conto che dobbiate fare queste domande, ma piuttosto non rispondo…

In realtà non è affatto scontato, in un Paese dove c’è chi definisce i giovani in massa “bamboccioni”, che non si generalizzi su di loro, proprio per questo le chiedevo un parere.
Ma a me giornalisti hanno chiesto: secondo lei il ’68 è morto e deve tornare il genitore severo? Secondo te che gli ho risposto?

Mah, che non voleva generalizzare, probabilmente.
Che non voleva dire un bel niente, sono due frasi false, non vedevo la connessione neanche.

E su questo d’accordo, però…
No, perché poi si finisce per andare per slogan: vi dovete sforzare a entrare nel particolare, perché fate sempre le stesse domande?

Ora sta generalizzando lei, pensa che tutta la stampa italiana sia "generalista"?
Vabbè, voglio dire: vi volete divertire a fare il vostro lavoro? Dai (abbozza un sorriso di circostanza), ciao.

[Questo pezzo non vuole essere polemico, solo mettere nero su bianco quello che i giornali non dicono: quali siano i retroscena e cosa significhi fare informazione in Italia, persino in un ambito così di superficie – non firmiamo certo scottanti inchieste politiche – o intrattenimento come quello dello spettacolo].

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[BlackClahlia[lev:3; v. p.:4; cash:303] postato il 02/06/2009 alle 17:20 [offline]

Visto che il link su Facebook ha suscitato un interessante dibattito, ve lo copio qui, affinché possiamo proseguirlo insieme al resto della sushicommunity:

Luciano: O.O se lo avesse fatto a me probabilmente non avrebbe visto un'altra alba

Diletta:pressappochista ci sarà lui

Claudia: ecco, infatti! che poi mica è l'unico... e il fatto è che spesso è vero che siamo pressappochisti e non ci divertiamo, ma se tu passi tutto il tempo a dirmi "questo non posso dirlo, questo non rispondo, questo è prematuro" la voglia te passa

Luca: Il problema ... Visualizza altroè che andate (se preferisci "vi mandano") a intervistare un signor nessuno che ha appena fatto la fictioncina del cavolo che andrà in onda sul satellite e che guarderanno in 3 (madre, padre e moglie). Gente così merita l'anonimato in cui il loro ruolo per paradosso li relega.

Ma ve la immaginate una qualunque "star" d'oltreoceano sputare sentenze (queste sì, qualunquiste) su chi fondamentalmente gli dà quella cassa di risonanza che garantisce il successo? E con quella spocchia che trapela persino dall'intervista?!
Provincialismo, solo provincialismo e spocchia: quella di chi ha dovuto leccare culi per una vita per finire a fare le fictioncine e ora si deve PER FORZA credere qualcuno: sennò si butta dalla finestra da fallito qual è.

Federica: vabbè, dai, Bentivoglio non è esattamente un signor nessuno... è quello di Bzzz sguardo, che diamine! ;) il problema è che non gli andava di perdere tempo, ecco cosa. Il problema è che ha pure ragione: la stampa italiana è pigra, noiosa, spocchiosa. Ma se si trova davanti una pischelletta bruna e sorridente, crede subito che sia pure scema e non valga la pena perderci tempo, giusto Claudietta? Se la stessa domanda gliela avesse posta un maschietto o una più vecchia, lui avrebbe risposto più diffusamente? Mah!

Luca: Ecco, appunto...
Se è per questo - umorismo a parte - è anche "quello" di molti altri: il fatto è che non ha mai lasciato il segno da nessuna parte. Uno QUALUNQUE, insomma... ops...
(Il commento sopra era per il tuo primo commento... )
Ma infatti sono d'accordo sul fatto che a voler fare a gara di spocchia e provincialismo tra attori e critica italiani è una bella lotta. Non è differente dallo specchio del paese. Ma ritorno al punto: da qual pulpito...

Claudia: ehm guarda il pregiudizio verso la stampa italiana ci può stare, verso una pischelletta bruna pure, ma per mia fortuna lì con me c'erano anche Ilaria e Pedro, rispettivamente "più vecchia" e "maschietto". eppure!!!!

Luca: Come volevasi dimostrare..

Claudia: che poi il punto non ... Visualizza altroè bentivoglio, ma il rispetto per il lavoro altrui: se intervisto una letterina, non mi metto a trattarla con spocchia o a dedicarle poco tempo, la ascolto. Così come un attore di Hollywood, uno di fiction, un calciatore, uno spazzacamino. Si tenta di instaurare uno scambio di informazioni e opinioni, si prova a dialogare fra persone (e in quel momento professioni) diverse. Ma ci vuole, appunto, rispetto e disponibilità reciproche. Nessuno fa un favore a nessuno, perché un miliardario come Will Smith lo capisce e uno Scamarcino dei noantri no?

Luca: Semplice: perchè a Will Smith (che lavora in e per un'industria seria, che fa - anche - cultura ma soprattutto altro) hanno insegnato cosa sono le PR, come ci si relaziona coi media, che dalla relazione ottieni lo scambio, che è reciproco e fa bene a entrambi, ecc ecc...
Qui siamo al livello di mercato del pesce: che ce stanno le PR ar mercato der pesce, signò?!

 

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