Di attori che tollerano poco i giornalisti (e viceversa, va pur detto) ce ne sono stati, ce ne sono e ce ne saranno sempre tanti. Gioco-forza (o colpa?) di un sistema che pone spesso la stampa nella condizione di rincorrere stelle e stelline di turno, che diventano paradossalmente tali soprattutto nel momento in cui sono rintracciabili su tutte le riviste-giornali-copertine & co. Perché puoi anche firmare un’interpretazione da Oscar (e in Italia sono anni che non se ne vedono, esclusa forse la sacra coppia Servillo-Bonaiuto che colpisce sempre), ma se nessuno ne parla, nessuno ne scrive, nessuno la porta all’attenzione del pubblico, nella maggior parte dei casi è come se non ci fosse proprio mai stata.
Tutta quest’introduzione per dire che a chi fa questo mestiere (e pensatene quel che volete, ma “qualcuno dovrà pur farlo”) capitano spesso (fin troppo) trattamenti, come dire, decisamente sopra le righe. Ma se l’inesperto Scamarcio lamenta quel “tritatutto della stampa, tutti a pubblicare mie dichiarazioni anche mai fatte” e quei “giornalisti che mi hanno usato, altri mi criticano da sempre”, se sua maestà Sorrentino è difficile (ma non impossibile) da intervistare, in quanto pretende “una domanda precisa, altrimenti non rispondo”, Fabrizio Bentivoglio pochi giorni fa si è scagliato contro la stampa “generalista” italiana.
Il che, parliamoci chiaro, non è mica così lontano dal reale: basta girare per conferenze stampa ed ascoltare le domande per accorgersene. Ma questo non basta per mancare di rispetto a quanti invece lavorano seriamente e tentano, non senza fatica (e con difficoltà anche concrete, come essere stipati tutti addosso a una finestra perché lui deve fumare e non ci concede più tempo di una sigaretta, ad esempio), non di “strappare” ma di ottenere cordialmente qualche informazione, in un semplice scambio di battute. Chiamasi conversazione.
Così inizia la nostra intervista, realizzata in occasione della prima fiction di Bentivoglio, in onda stasera e domani su Sky Cinema 1: Nel nome del male. Riportiamo qui le battute più significative e/o inerenti al cinema o alla sua carriera.
La rivedremo alla regia, dopo Lascia perdere Johnny?
Un progetto di regia ci sarà, ma è davvero prematuro parlarne. Prossimamente tornerò a fare solo l’attore, ma è prematuro parlare anche di quello, ne parleremo a tempo debito.
Quindi tutto è prematuro e non ci sono suoi film imminenti?
Sì ci sono, diciamo che non ve le voglio dire (ride). Facciamolo annunciare a chi di dovere. Posso dire che sarà una commedia, ma non musicale.
Non balla e canta, insomma?
Non è escluso, ma non in questo sicuramente!
In questo film tv si parla di ragazzi coinvolti in satanismo, che sentono una determinata musica, hanno un certo tipo di abbigliamento… lei che idea se n’è fatto?
Eh qui si continua a generalizzare: è sbagliato cercare di inquadrare una generazione da quello che ascolta o da come si veste, bisogna parlare con ogni singolo ragazzo… Mi rendo conto che dobbiate fare queste domande, ma piuttosto non rispondo…
In realtà non è affatto scontato, in un Paese dove c’è chi definisce i giovani in massa “bamboccioni”, che non si generalizzi su di loro, proprio per questo le chiedevo un parere.
Ma a me giornalisti hanno chiesto: secondo lei il ’68 è morto e deve tornare il genitore severo? Secondo te che gli ho risposto?
Mah, che non voleva generalizzare, probabilmente.
Che non voleva dire un bel niente, sono due frasi false, non vedevo la connessione neanche.
E su questo d’accordo, però…
No, perché poi si finisce per andare per slogan: vi dovete sforzare a entrare nel particolare, perché fate sempre le stesse domande?
Ora sta generalizzando lei, pensa che tutta la stampa italiana sia "generalista"?
Vabbè, voglio dire: vi volete divertire a fare il vostro lavoro? Dai (abbozza un sorriso di circostanza), ciao.
[Questo pezzo non vuole essere polemico, solo mettere nero su bianco quello che i giornali non dicono: quali siano i retroscena e cosa significhi fare informazione in Italia, persino in un ambito così di superficie – non firmiamo certo scottanti inchieste politiche – o intrattenimento come quello dello spettacolo].