Chiede l’aria condizionata tra i 22 e i 23 gradi Leonardo Pieraccioni, prodige (un tempo quasi enfant) del cinema italiano che incassa, oggi in conferenza stampa all’Hotel Eden di Roma e da due settimane fino ad agosto sul set del nuovo film Io e Marilyn in uscita a Natale. Chiede e ottiene quel che vuole l’uomo che ha battuto i cinepanettoni e che ottiene sistematici incassi tra i 20 e i 30 milioni di euro indipendentemente dalla trama, più o meno azzeccata, della sua pieraccionata biennale: «Mi dicono che faccio sempre la stessa cosa, e magari fosse vero. Ma se sono arrivato a girarne nove significa che qualcosa ha funzionato: da I Laureati a oggi è come se fossero tanti episodi di un unico film, con lo stesso personaggio che all’inizio non vuole prendersi nessuna responsabilità e oggi ha una ex moglie. Del resto, se mi fossi sposato, credo che anch’io avrei fatto la fine del marito abbandonato».
Per la sua ultima fatica, per esempio, ha chiesto e ottenuto che la sua partner sul set fosse l’attrice che più di tutte ha incarnato il mito sessuale di ogni uomo, icona di bellezza e fragilità, simbolo e vittima della Hollywood di più di cinquant’anni fa: «Fare un film con Marilyn Monroe è come farlo con la Coca Cola, lei è un mito», ha detto presentando la nuova pupilla – presente assente in conferenza stampa in forma di sagoma cartonata – Suzie Kennedy. «Suzie è più che una sosia, è il clone di Marilyn» ha detto, entusiasta della sua scoperta «trovata al primo colpo, era il risultato in cima alla lista su Google cliccando “sosia della Monroe”. Prenderne una italiana era impossibile, a parte la Loren non abbiamo dive di quella portata. Che facevo, chiamavo la Marini?».
Nel film, «molto comico, pieno di gag incredibili» si dice Pieraccioni, la Kennedy è il fantasma della Monroe evocato nel corso di una seduta spiritica dal «raccomodatore di piscine» Gualtiero Marchesi (Pieraccioni) tradito dalla moglie (Barbara Tabita) fuggita con il domatore di un circo (Biagio Izzo): «La Monroe nel film è come una specie di Cyrano, conosce tutto di me e mi spinge a lottare per riconquistare mia moglie. Peccato che la veda solo io... abbiamo anche pensato a una versione della storia in cui il fantasma di Marilyn è frutto di una mia turba da esaurimento, ma alla fine con lo sceneggiatore Giovanni Veronesi abbiamo pensato che fosse più bello scrivere una favola in cui i fantasmi esistono per davvero. Un omaggio all’amore, anche a quello immaginario».
Di altri spettri nel film nessuna traccia, a parte «una scena grandiosa in Piazza del Duomo a Firenze, dove per un attimo vedo la piazza piena degli spiriti della gente che ci è passata negli ultimi 500 anni. Più di 200 comparse in costume, bellissimo». Nel cast anche il compagno di merende cinematografiche Massimo Ceccherini, «che mi sono divertito ad accoppiare con Luca Laurenti. Saranno una coppia di fatto, gay ma non effeminati. Due pasticceri che si amano in maniera passionale, litigano, entrambi con un passato etero con cui fare i conti. Una specie di omaggio a Tognazzi e Gassman».
Arruolati tutti i soliti noti della gang pieraccioniana, da Francesco Guccini, «lo psichiatra Verdicchio» a Rocco Papaleo «perseguitato dal fantasma di Hitler», con la new entry Marta Gastini nel ruolo della figlia di Pieraccioni: «Ormai ho trovato il mio equilibrio. Faccio un film ogni due anni e scelgo i miei soliti attori perché con loro mi diverto. Non voglio far altro che far ridere il pubblico, in fondo sono un cabarettista, e io stesso voglio godermi la vita. Niente tv, mi piacerebbe il teatro ma mi fa fatica scrivere i testi. Faccio un film e poi mi chiudo nel sarcofago. Vivo in campagna con il mio gatto Tripode, vado a trovare i miei. Io conservo il mio ritmo, e il pubblico non si stanca».