Promised Land: Recensione
Di Giuliana Molteni | 14 Febbraio 2013
Questa terra è la mia terra
Le Corporation sono Satana, su questo siamo quasi tutti d'accordo. L'aspirante dirigente Steve Butler, con l'onesta faccia di Matt Damon, ex smalltown boy in promettente carriera, viene inviato dalla Global Gas in una depressa zona rurale, dall'aspetto però idilliaco (il film è stato girato in Pennsylvania), per convincere gli agricoltori a vendere i diritti di trivellazione sul loro suolo. Questo procedimento, che viene attuato tramite il fracking (fratturazione idraulica), è formalmente sicuro, in realtà come sempre soggetto a molte variabili, che possono provocare gravi problemi al territorio e alla popolazione. Ma Steve è convinto del suo incarico, carriera a parte, perché è una persona onesta e la sua storia personale lo ha portato a condividere sinceramente i fini della sua azienda. I soldi (che sono tanti) aiuterebbero davvero la gente del posto, massacrata dalla crisi, offrendo la possibilità per un futuro diverso. Certo sarebbe diverso davvero, con una rottura drastica nei confronti delle proprie tradizioni, dei propri padri. Mentre inizia pazientemente la sua opera di convincimento, porta a porta, coadiuvato da una pragmatica collega, sul posto sopraggiunge la bestia nera di ogni multinazionale, un giovane ambientalista, che con metodi molto astuti riesce a portare l'opinione pubblica dalla sua parte.
Tutto perduto allora per Steve, diventato per tutti il "bad boy" della solita nefasta corporation, sconfitto dal santo paladino dell'ambiente? Si riforma la coppia Matt Damon/Gus Van Sant, 15 anni dopo Will Hunting, per un film che Damon stesso avrebbe voluto dirigere. Alla fine, causa impegni di lavoro, Damon si è concesso solo il ruolo da protagonista, tagliato per il suo fisico, per la sua espressività. Sempre perfetta Frances McDormand, la collega più cinica, mentre John Krasinski fa il bravo ragazzone ecologista, oltre a scrivere la sceneggiatura insieme a Damon (la storia originale è di Dave Eggers, ex hipster regalato ai mondi della letteratura e del cinema). Sempre ben scelti tutti i comprimari, fra i quali segnaliamo la gentile Rosemarie DeWitt, maestra che ha compiuto il percorso inverso rispetto al protagonista, il grande vecchio Hal Holbrook (87 anni), l'insegnante-grillo parlante, e Titus Welliver, un paesano che fraternizza. Promised Land è una storia edificante, con l'eroe buono alla Frank Capra, una di quelle storie che oggi possono infastidire lo spettatore più disilluso, perché nessuno crede ormai che ci sia salvezza dal Sistema e che qualcuno possa ancora compiere gesti disinteressati ed eroici. Eppure senza fastidiosi schematismi, perché non tutto il Male sta da una sola parte, il film pone sobriamente i suoi interrogativi. Quale è la Terra Promessa oggi, esiste ancora? E' la terra dove si è cresciuti, è la casa di famiglia da difendere ad ogni costo, anche se le crisi assedia e le banche aspettano come avvoltoi? O la terra promessa sta altrove, quell'altrove cui sembrano tendere molti di quelli nati e cresciuti nelle province, a costo di perdere le proprie radici? Ciascuno dovrà decidere in prima persona, pagando le conseguenze delle sue scelte, purché sia in possesso di tutti gli elementi per decidere, senza che le carte siano truccate. Quindi il messaggio è solo di onestà, contro ogni ipocrisia, niente inganni ma nemmeno false speranze. Promised Land si imparenta con un piccolo, più poetico film di cui consigliamo un recupero, Local Hero del lontano 1983, tempi in cui già imperava l'edonismo reaganiano, ma in cui ancora ci si poteva quasi commuovere per i solitari cavalieri che si ergevano, a loro spese, contro il potere delle multinazionali.
Giudizio
- equilibrato
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