Le sorelle Bertani, Valentina e Nicole, si avventurano in un territorio cinematografico affascinante e provocatorio con la loro opera “Le bambine”. Questa pellicola si presenta come una fiaba oscura che esplora la complessità del mondo degli adulti attraverso gli occhi innocenti e vulnerabili dell’infanzia. Ambientato in un contesto che richiama la Svizzera degli anni ’90 e una città del Nord Italia, il film promette di catturare l’attenzione di chiunque desideri riflettere su tematiche di attualità come il patriarcato e l’indifferenza degli adulti.
La storia ruota attorno a due sorelle, Azzurra e Marta, lasciate a se stesse dai loro genitori, troppo impegnati con il lavoro per dedicare loro il tempo e l’attenzione di cui hanno bisogno. La loro vita cambia radicalmente quando incontrano Linda, una ragazzina solitaria con una madre problematica. Questo incontro segnerà l’inizio di un legame profondo e inaspettato, mentre il mondo degli adulti intorno a loro sembra implodere.
Il conflitto tra generazioni: un tema centrale
Il film delle sorelle Bertani si distingue per il suo approccio audace e surreale, distaccandosi dalle tradizioni del neorealismo italiano. Con una forte impronta autobiografica, “Le bambine” offre una riflessione inquietante e provocatoria sulla dualità tra l’innocenza dell’infanzia e la brutalità del mondo adulto. La provincia benestante del Nord Italia diventa un palcoscenico per un conflitto emozionante tra energie vitali e positive, rappresentate dalle giovani protagoniste, e le forze oscure e disfunzionali degli adulti che le circondano.
Il film ci presenta una serie di figure adulte, dall’invadente vicina di casa ai genitori distratti, che mettono in luce un’ulteriore dicotomia tra il mondo femminile e quello maschile. Mentre le ragazzine incarnano un potente “girl power”, i personaggi maschili appaiono spesso deprimenti e inadeguati. L’unico uomo che emerge come figura positiva è Carlino, il babysitter queer, che si distingue per il suo stile e il suo spirito, appartenendo più all’universo femminile che a quello maschile.
Un viaggio visivo coinvolgente
Le sorelle Bertani impiegano un’accurata cura nell’immagine per costruire il loro universo narrativo. Il formato richiama la Polaroid, evocando nostalgicamente gli anni ’90, mentre la palette di colori e le angolazioni di ripresa creano atmosfere surreali e talvolta inquietanti. Le scelte stilistiche, comprese le acconciature e i costumi, conferiscono al film un’aura unica, in cui si percepiscono persino elementi soprannaturali.
Adottando il punto di vista delle bambine, il film trasmette un’esperienza immersiva, rendendo il quartiere residenziale un mondo di meraviglie e pericoli. I luoghi familiari diventano spazi di fuga e avventura, trasformando la narrazione in una sorta di racconto fiabesco, dove la lotta per la sopravvivenza è tangibile e necessaria.
Un’opera che rompe gli schemi
“Le bambine” è un film che si propone di dare voce a chi solitamente viene trascurato. Le giovani interpreti, Mia Ferricelli, Agnese Scazza e Petra Scheggia, riescono a brillare accanto a nomi più noti, come Jessica Piccolo Valerani e Marco Martari, dimostrando che il talento può emergere anche nelle nuove generazioni. La loro interpretazione riesce a catturare l’essenza di un’infanzia spesso ignorata, trasformandole in vere e proprie supereroine “street level” che affrontano le sfide quotidiane con determinazione e coraggio.
In questo modo, il film non solo racconta una storia toccante e coinvolgente, ma invita anche a riflettere sulle dinamiche sociali e sulle esperienze di vita che spesso rimangono in ombra, rendendo “Le bambine” un’opera imprescindibile nel panorama cinematografico contemporaneo.
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