Special1

Valzer con Bashir

Cronache di una tragedia secolare ancora irrisolta

[del 10/01/2009] [di Diego Scerrati]

Quando tre anni e mezzo fa, a Toronto, mostrai tre minuti del mio film a 40 persone per cercare nuovi finanziamenti, 38 di loro mi chiesero: "ma perché lo hai fatto animato?" E non lo vollero”.

Iniziò così, circa 4 anni fa, l’avventura del regista israeliano Ari Folman, che ha riaperto la ferita della guerra del Libano del 1982 e dei massacri di Sabra e Shatila in un film d’animazione dal titolo Valzer con Bashir. In principio furono rifiuti, difficoltà economiche e scetticismi, ma il risultato è stato Cannes, il successo di critica, il New York Film Festival e le probabili future nominations agli Oscar. La genesi del film si è rivelata però un percorso artistico lungo e tortuoso, che affonda le proprie radici ben più lontano nel tempo, nell'esperienza vissuta al fronte dal regista stesso, soldato nella guerra civile libanese e testimone oculare del massacro dei profughi palestinesi.

L’animazione era l’unico modo per fare questo film e raccontare la mia esperienza”, ha raccontato al New York Film Festival, “è una storia sul subconscio, sulla paura, sulla morte e sugli orrori della guerra. L’unico modo per includere tutto questo era l’animazione”. E il tipo di animazione scelto da Folman, anche a causa del basso budget a disposizione, appare quasi rudimentale rispetto agli standard cui oggi siamo abituati, ma forse per questo più affascinante e più suggestivo per come gioca creativamente con la “Cutout animation”, una tecnica di animazione che consiste nell’utilizzare pezzi di carta ritagliati per poi fotografarli a “passo uno” (fotogramma per fotogramma) in modo da creare l’illusione del movimento.

L'esperienza del regista appare significativa e dilaniante per il messaggio universale che trasmette, ma l'attuale situazione in Medio Oriente carica l'opera ancora di maggiori significati. “Il mio sarà pure un pensiero banale ma la guerra è inutile”, ha dichiarato all’Hollywood Reporter “O comunque nella vita reale è completamente inutile e quella che io mostro è la guerra nel mondo reale, senza il glamour che vedi nei grandi film hollywoodiani. Non c’è eroismo nella guerra, sono bambini che vanno in giro, sparano a qualcuno o vengono uccisi. Non è altro che questo. È sempre la stessa storia, in ogni guerra, in ogni parte del mondo”. E Folman sembra proprio dirci che dalle guerre del passato non abbiamo imparato nulla. Ed è forse per questo che il conflitto nelle zone in cui lui stesso è nato continua ad andare avanti da decenni, da secoli, persino da millenni se si pensa che tutto è iniziato addirittura all'epoca dell'Impero Romano, che provocò la storica Diaspora Ebraica, sedando la rivolta degli ebrei ed espellendoli definitivamente dalla loro patria.

Oggi Folman ha 46 anni, ma è da prima che nascesse che i territori del Medio Oriente non sembrano conoscere tregua, e precisamente dal lontano 1948, quando le Nazioni Unite decisero di costituire lo Stato d’Israele nei territori della Palestina, per ospitare la comunità ebraica che fin dalla fine del 1800 iniziò a far ritorno alle sue terre, spinta dai movimenti sionisti di Herzl nati in seguito all’affare Dreyfus (lo scandalo politico francese che coinvolse e condannò a morte un ufficiale d’artiglieria ebreo) e ai Pogrom russi (le sommosse popolari antisemite avvenute tra il 1881 e il 1921). La popolazione cristiana palestinese si era già opposta alla creazione di uno stato ebraico con i moti del 1920 e il 1929 e nemmeno la grande rivolta araba tra il 1935 e il 1939 servì a fermare il progetto. Con la creazione dello Stato d’Israele molti palestinesi iniziarono ad emigrare soprattutto nel Libano e con essi anche l’OLP, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, che considerava le armi e la distruzione di Israele l'unico rimedio per risolvere ogni problema.

Da questo clima di tensione si originarono trent'anni di sanguinose guerre, che più che ad una soluzione portarono solo alla terribile guerra civile del Libano. Il conflitto arabo-israeliano del 1948 vide il nuovo stato d'Israele subire l'attacco di Siria, Egitto, Iraq, Libano e Transgiordania. Del 1950 è invece la decisione dell'Egitto di occupare la strategica Striscia di Gaza, mentre è del 1956 quella di nazionalizzare il Canale di Suez chiudendolo alle navi commerciali israeliane (ma la controversia fu poi risolta dall'intervento militare francese e inglese). Il culmine delle ostilità fu raggiunto nel 1967 con la Guerra dei sei giorni, quando Siria, Egitto e Giordania ammassarono le loro truppe a ridosso dei confini israeliani e Israele reagì con un attacco preventivo che si rivelò vincente e che portò alla conquista della Cisgiordania, della Penisola del Sinai, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza. Gli accordi di Camp David del 1978 sancirono l’armistizio tra Egitto e Israele, ma un nuovo conflitto già era esploso nel vicino Libano, scosso dall'immigrazione palestinese e da un potere politico fortemente diviso. Proprio da questo momento storico prendono vita i ricordi di Valzer con Bashir, all'interno del quale l'inconscio della guerra si fa immagine.

Le milizie dei cristiani maroniti (i gruppi cattolici che però mantengono riti e liturgie di tradizione siriana) erano opposti ai musulmani libanesi, sunniti e sciiti, i quali si allearono con l'Iran e con i palestinesi dell’OLP. Questo spinse Israele a scendere in campo (insieme alla Siria) a favore delle milizie maronite, che avevano come principale riferimento il partito falangista guidato da Bashir Gemayel, colui che dà il titolo al film di Folman. Le memorie confuse e visionarie che i reduci di guerra riportano a galla nei racconti che fanno al regista appartengono però soprattutto all'anno di svolta, quello più duro crudele e sanguinoso del conflitto, il 1982. Una delle prime incursioni del film nel passato ci porta proprio vicino a Beirut, nei giorni dell'invasione da parte di Israele, che già in precedenza aveva installato una zona di sicurezza nel Sud, affidandola a milizie libanesi filo-israeliane note come “Esercito del Libano del Sud”. Il leader falangista Gemayel si rifiutò però di collaborare con le truppe occupanti e il 23 agosto 1982 vinse le elezioni divenendo Presidente della Repubblica. Il successivo “Cessate il fuoco” americano sembrò porre fine alle ostilità e permise all’OLP guidato da Yasser Arafat di abbandonare il Libano senza correre il pericolo di subire attacchi israeliani.

È il 3 settembre quando gli israeliani assediano i campi profughi dei palestinesi, andando contro tutte le imposizioni varate dall’ONU. Ma nessuno fa niente. Il vero problema di quei giorni, che il film sottolinea e che sarà la causa principale dei sensi di colpa che affliggono il regista è proprio che nessuno fa niente. Le nazioni europee e gli americani abbandonano il Libano, lasciando il controllo agli israeliani. Nel frattempo Gemayel viene ucciso dai servizi segreti siriani in un attentato in cui perdono la vita 25 persone, ma i suoi sostenitori danno la colpa ai palestinesi e iniziano a preparare la loro vendetta. Dai ricordi dei soldati emerge il terribile quadro di una sciagura che poteva essere evitata e che invece non fu fermata e si consumò davanti agli occhi di tutti. Gli israeliani (e Ari Folman tra le sue truppe) presidiavano i campi profughi di Sabra e Shatila, ma a nessuno venne il minimo dubbio quando i falangisti entrarono e vi rimasero 3 giorni, dal 16 settembre al 18 settembre, uccidendo 800 persone, donne, uomini, anziani, bambini.

Questa è naturalmente solo la testimonianza personale di Folman, che di quei giorni non ha ricordi nitidi ma che ha ricostruito la sua esperienza grazie anche alle testimonianze degli altri. “Ogni persona che quei giorni era lì potrà raccontarti la storia in centinaia di modi diversi, per questo il mio film non è un documentario canonico” ha risposto alla presentazione del film al festival americano, “In fondo anche in un documentario chi può dire quando la parte finzionale finisce ed inizia quella documentaria? È comunque qualcosa di soggettivo, come i ricordi che nel film traduco attraverso le immagini”. Stesso concetto è stato ribadito all’Hollywood Reporter durante la presentazione a Cannes. “La memoria non è la verità, sono due cose molto fragili e dipendono dalle differenti angolature dalle quali le si guarda”.

La guerra civile terminò il 15 ottobre 1990 con l’unico risultato di accrescere la diaspora libanese e le tensioni tra le varie fazioni in lotta. È del 1987 infatti la nascita di Hamas, l’organizzazione religiosa islamica palestinese che chiede la distruzione dello stato d’Israele e la sostituzione con uno stato islamico-palestinese nella zona che oggi comprende la Cisgiordania, l’attuale Israele e la Striscia di Gaza. È ed è proprio in questo ultimo luogo che si stanno concentrando gli scontri più sanguinosi, soprattutto quando dal 2007 Hamas ha vinto le elezioni insediandosi al potere e causando nuove tensioni e scontri con Israele. Il 3 gennaio 2009 è infatti iniziata l’invasione israeliana della Striscia di Gaza e l’inasprirsi del conflitto sembra aver congelato ancora una volta il processo di pace nella regione mediorientale. Eppure per Folman una speranza esiste  ancora e gliel’ha data la sua visita a Sarajevo nel corso del Sarajevo Film Festival. “Pensate a quello che succedeva là fino a 13 anni fa. E adesso vivono in pace. Quindi ce la si può fare. Se si vuole, la pace può essere trovata”.


« torna all'elenco speciali  •  tutti gli articoli correlati »

 
 
Solo i membri possono partecipare ai commentiiscriviti gratuitamente »
 

Valzer con Bashir film: Valzer con Bashir genere: Animation, War, Biographydata di uscita:09/01/2009paese:Israele, Germania, Francia, USAproduzione:Bridgit Folman Film Gangregia:Ari Folmansceneggiatura:Ari Folmancast:Ron Ben-Yishai, Ronny Dayag, Ari Folman, Dror Harazi, Yehezkel Lazarovfotografia:David Polonskymontaggio:Feller Nilicolonna sonora:Max Richterdistribuzione:Lucky Reddurata:90 min brain factor:

galleria fotografica

vai alla gallery »

I love Radio Rock

I love Radio RockQuando il cinema è rock[di Piercarlo Fabi] [09/06/2009]

Il rock è la musica della ribellione, dell'emancipazione, del non voler crescere mai per non correre il rischio di diventare come i propri padri o le proprie madri. I ragazzi che negli anni '50 portavano il «ciuffo» come Elvis per differenziarsi ...

[0]
 
Wasabi - La TopSushi della settimana

Wasabi - La TopSushi della settimanaCarradine va, Godard viene, Golino resta: è sindrome Lost [di Pietro Salvatori] [08/06/2009]

RUBRICA A RISCHIO IMPICCAGIONE Poche righe ma buone, sconsigliatissime alle esponenti dei circoli femministi, agli allevatori di polli, ai commissari di polizia, a chi ha sempre tifato per Bill, ai fans di Lost, agli estimatori della Golino. 1 ...

[0]
 
Coraline e la porta magica

Coraline e la porta magicaCoraline e il 3D dolce ama(cab)ro[di Maurizio Ermisino] [07/06/2009]

È come un teatro di burattini, però senza fili. È stata definita così, qualche anno fa, la versione in 3D di The Nightmare Before Christmas, capolavoro di Tim Burton ed Henry Selick. La definizione si applica alla perfezione a Coraline e la porta...

[0]
 
David Carradine

David CarradineDavid Carradine, spirito shaolin del Cinema[di Diego Altobelli] [05/06/2009]

Il luogo è la suite 352 del Park Nai Hotel di Bangkok. Il tempo è il 4 giugno 2009. Il come è una corda tesa dal soffitto, presa dalla tenda, legata ben stretta con un nodo intorno alla gola, e quindi appesa alla cabina dell’armadio. Il chi è J...

[0]
 

tutti gli speciali »

  
  |  REGISTRATI »
  ricerca avanzata »