Pane, amore e… Fantasy. Già, perché al giorno d’oggi il cinema Fantasy è qualcosa che fa parte stabilmente della nostra vita, delle nostre abitudini cinematografiche abituali. Un piacere annuale, anzi più frequente, da gustare con tutta la famiglia. Così sembra che il genere Fantasy abbia sempre fatto parte in dosi massicce della produzione cinematografica. Ma in realtà la luna di miele tra Hollywood e il genere Fantasy è una storia piuttosto recente.
Per scorrere a ritroso, la memoria va ai lontani anni Ottanta, in cui ci furono i primi tentativi di portare sul grande schermo una serie di storie e di avventure, ambientate in mondi lontani, fantastici e incantati, che nei libri esistevano da molto tempo. Sono gli anni in cui arrivano uno dei film capostipiti del genere, come La storia infinita, del 1984, tratto dalle pagine di Michael Ende, e Legend, dell’anno successivo, che vedeva dietro alla macchina da presa Ridley Scott e davanti un giovanissimo Tom Cruise. Nello stesso anno arriva Labyrinth, film che più che per la sua storia viene ricordato per la partecipazione – con tanto di colonna sonora da heavy rotation radiofonica – della rockstar David Bowie, e di una giovanissima Jennifer Connelly. Ma il vero successo Fantasy di fine anni Settanta e inizio anni Ottanta è in una saga che solitamente – per la sua ambientazione spaziale e tecnologica – viene collocata nel cinema di fantascienza. È la trilogia di Guerre Stellari, creata da George Lucas, che dal ’77 all’83 arriva al cinema con Guerre Stellari, L’impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi. Si tratta di fantascienza, certo. Ma presenta molti degli aspetti del cinema Fantasy, come suggerisce il famoso incipit “tanto tempo fa in una galassia lontana”. La saga porta dentro di sé concetti presi da culture antiche e lontane (il medioevo come l’oriente), concetti come la Forza, costumi e creature tipiche del Fantasy. E infatti la partecipazione del pubblico è più di “pancia” che non di “testa” come avviene con la fantascienza tipica. Schiere di cultori che si vestono da Jedi, che si prestano a giochi di ruolo e seguono con passione ogni sviluppo del mito di Star Wars sono un fenomeno tipico del Fantasy. La saga di Lucas è destinata a un pubblico trasversale, non solo ai più piccoli come la maggior parte del Fantasy degli anni Ottanta.
Non a caso è proprio alla (prima) trilogia di Star Wars che molti hanno accostato quella de Il Signore degli Anelli, che proprio all’inizio del nuovo millennio (era il 2001) ha fatto ripartire in tutto il mondo la febbre Fantasy. Alcuni valori e tematiche di fondo, il percorso di crescita, tentazione e perdizione di alcuni protagonisti e il messaggio universale delle due saghe sono gli stessi. E il culto collettivo che accomuna i fan delle due franchise spiega molte cose. I fattori che dal 2001 in poi hanno fatto rinascere il genere sono due. Il grande successo economico della trilogia de Il Signore degli Anelli – e si sa che al cinema si cerca di riprodurre ciò che già funziona - e l’avvento degli effetti speciali digitali. Proprio il romanzo di Tolkien, fino alla folle impresa di Peter Jackson, era considerato l’opera infilmabile per eccellenza: una storia fluviale, delle creature così fantastiche da andare al di là di ogni immaginazione, luoghi magniloquenti che non si potevano trovare sulla faccia della Terra. Invece c’era la Nuova Zelanda, con territori inediti e incontaminati, c’era un neozelandese folle e sognatore, Peter Jackson, e la Weta Digital, casa di effetti speciali digitali, che permesso ai sogni di prendere forma.
Ma non dimentichiamoci che la vera natura del successo de Il Signore degli Anelli sta nella solidissima base letteraria da cui è tratto: il romanzo di Tolkien, che da decenni affascina e tiene incollati alle pagine intere generazioni. Proprio per questo sono attesissimi i due film tratti da Lo Hobbit, opera di Tolkien che racconta le vicende precedenti a Il Signore degli Anelli. Jackson stavolta è produttore, alla regia ci sarà la fantasia latina di Guillermo Del Toro. E ovviamente, ma è il caso di ricordarlo, ci sarà Gollum.
Nasce da una base letteraria piuttosto solida (a giudicare dal successo mondiale) l’altro grande successo del cinema Fantasy di questi anni: quella saga di Harry Potter nata quasi per caso dalla penna di J.K. Rowling, che scriveva i primi libri ad un pub non immaginando certo il successo delle sue opere. È normale, ma fino a un certo punto, che un libro molto venduto porti al cinema i molti lettori che lo hanno amato. Ma se il film non è all’altezza il rischio è il rifiuto. Cosa che non è accaduta alla saga del maghetto, che ha visto alternarsi vari registi al timone, a seconda delle atmosfere del film e dell’evoluzione del protagonista: il più “infantile” Chris Columbus per il primo e secondo capitolo, Alfonso Cuaròn per il terzo, più cupo e magico, Mike Newell per il quarto, con degli aspetti più sentimentali, e il regista televisivo David Yates per il quinto e il sesto capitolo, Harry Potter e il Principe Mezzosangue, in arrivo il 15 luglio. Proprio prendendo spunto dai due capisaldi (in realtà le uniche due franchise che hanno assicurato grandi incassi), il cinema Fantasy in questi anni si è spiegato lungo due filoni: i film destinati ai più piccoli, e quelli destinati a un pubblico più trasversale.
Nel primo caso i risultati non sono eclatanti come Harry Potter, ma comunque soddisfacenti. È appena uscito Moonacre: I segreti dell’ultima luna (tratto non a caso dal libro The Little White Horse di Elizabeth Goudge, il libro preferito dalla Rowling e probabile ispirazione per Harry Potter), un prodotto dichiaratamente per ragazzi che si può definire piuttosto riuscito, e lo stesso si può dire per Ember – Il mistero della città della luce, uscito lo scorso Natale. Le delusioni sono arrivate, invece, per quei film che sono nati per replicare il successo globale e trasversale de Il Signore degli Anelli. Come dicevamo, le ragioni di un successo solo parziale stanno nelle basi letterarie del film. Perché di autori Fantasy ce ne sono tanti, ma di Tolkien ce n’è uno solo. Così Eragon, che nasce dalla penna del giovanissimo e coevo Christopher Paolini, non ha replicato il successo del libro (colpa probabilmente di una storia già vista e una regia non entusiasmante), e si fermerà al primo capitolo (i libri sono arrivati al numero tre).
Ma è piuttosto tormentato anche il cammino delle altre due saghe fantastiche degli ultimi anni, curiosamente di impostazione ideologica opposta: la cristiana e cristologica Le cronache di Narnia e l’anticlericale Queste oscure materie. La prima ha avuto un buon successo, ma forse non quanto sperato: così, dopo Il leone, la strega e l’armadio e Il principe Caspian, la Disney ha abbandonato la franchise, che verrà rilevata dalla Fox (che deteneva i diritti dell’opera di Paolini). La bussola d’oro, primo film tratto dalla saga Queste oscure materie, presentata come un’opera polemica contro il potere della Chiesa, i cui toni comunque nel film sono stati smorzati al massimo, è stato un insuccesso. E, nonostante la produzione abbia confermato i due sequel, non si hanno notizie in merito e restano forti dubbi sul fatto di rivedere Lyra Belacqua sullo schermo.
Estraneo a questi filoni c’è il caso di Neil Gaiman, scrittore un po’ un tuttofare per quanto riguarda il cinema di fantasia. A suo agio con i più piccoli (è sua la storia del tenerissimo Coraline e la porta magica, appena uscito in sala e da non perdere), ha scritto un fantasy delicato e romantico (target: gli adolescenti) come Stardust, la cui pecca era forse il suo procedere a briglie troppo sciolte, senza le regole ferree che comunque servono a regolare un mondo, seppur lontano e immaginario (e anche qui Tolkien docet). Infine, Gaiman ha partecipato alla sceneggiatura di quello che finora può essere definito l’unico Fantasy per uomini adulti, quel La leggenda di Beowulf, in cui le allusioni sessuali e l’atmosfera da caserma (o da squadra di calcio in trasferta) la facevano da padrone. E che rimane un esperimento interessante sia per la tecnica (la motion capture usata per ricreare al computer tutti gli attori), sia perché riprende - a proposito di basi letterarie – uno dei primissimi Fantasy della storia, Beowulf, un poema epico inglese del settimo secolo, che è stato d’ispirazione proprio a Tolkien. E per testimoniare come quello tra epica, o fantasia che dir si voglia, e cinema digitale è un sodalizio perfetto per mettere in scena storie che gli inglesi definirebbero “larger than life”. Più grandi della vita.