Erano esattamente dieci anni che
John Carpenter, uno dei più alti esponenti del New Horror americano con film quali
Halloween, The Fog e
La cosa, non firmava una regia per il grande schermo. L’ultimo lungometraggio, infatti, risale al 2001 ed è
Fantasmi da Marte, discreta operazione “nostalgia” con la quale il Maestro, oltre a fornire un conciso sunto stilistico-concettuale del suo cinema, rimetteva in scena (per la seconda volta, contando anche
Distretto 13, le brigate della morte)
Un dollaro d’onore, del suo idolo e maestro
Howard Hawks. Nel frattempo, però, la passione e l’intraprendenza di
Mick Garris ha portato Carpenter a tornare dietro alla macchina da presa per due episodi (ottimi entrambi) della serie TV
Masters of Horror. E proprio durante questa esperienza, John (come dichiarato a chi scrive) ha ritrovato il piacere e l’entusiasmo di stare sul set e aspettava solo il progetto giusto per tornare al cinema. Ora, però, possiamo affermare tranquillamente che tale progetto non era
The Ward. Nonostante, infatti, il film sia un dignitosissimo prodotto di genere, con un buon ritmo e girato dal Maestro con il consueto mestiere, non ci sono elementi (sia narrativi che stilistici) che lo possano, in alcun modo, incorporare nella sua filmografia: giusto un paio di guizzi stilistici ci ricordano, a tratti, chi c’è dietro alla macchina da presa. E un segnale, in questo senso, gli adepti carpenteriani lo avranno colto fin dai titoli di testa nei quali manca il consueto “John Carpenter’s….”.
The Ward racconta la storia della diciannovenne Kristen, rinchiusa in un ospedale psichiatrico dopo aver dato alle fiamme una casa. Nel reparto di psichiatria sono ricoverate altre quattro pazienti dalle personalità evidentemente disturbate e, durante la notte, un fantasma irrequieto si aggira tra i corridoi dell’ospedale. Ben presto, eventi inquietanti, spingeranno Kristen a lottare per la verità e per la sua vita. Rimettendo in scena atmosfere e, in tono minore, tematiche che ricordano Il seme della follia (forse il film più complesso ed ambizioso nella carriera del cineasta americano), Carpenter fa quello che può con la “trita” sceneggiatura di
Michael e
Shawn Rasmusse, basata (al limite del plagio) su un noto action-thriller contemporaneo di ambiente ospedaliero che, per non spoilerare troppo, ci rifiutiamo di nominare. Forse ci aspettiamo sempre troppo da Carpenter, ma un prodotto preconfezionato come
The Ward avrebbe potuto essere affidato ad uno shooter qualunque e non ad un regista che ha fatto della “personalità” (anche nei film minori) il suo marchio di fabbrica (noto anche come Carpenter's touch). Chi di personalità, invece, ne ha da vendere (date un’occhiata al divertente
Drive Angry) è la bellissima newcomer
Amber Heard, giovane scream queen in erba che dimostra di avere tutte le carte in regola per portare sullo schermo (in altri contesti narrativi, si spera) la celeberrima “donna carpenteriana”. E se è vero che il Maestro sta finalmente pensando a
LA Gothic…forse non dovremo aspettare troppo a lungo.
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Dignitoso...ma non è Carpenter
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