Era molto tempo che
Nanni Moretti stava lavorando a questo progetto e, visto il titolo ed il solito alone di segretezza che circonda tutti i suoi film, le speculazioni a proposito di
Habemus Papam, negli ultimi mesi, si sono diffuse a macchia d’olio. Ma chi si aspettava una sferzante satira anticlericale o, addirittura, un’irriverente analisi socio-politica delle meccaniche vaticane uscirà dalla sala con una cocente delusione. Chi, invece, abituato al cinema di Moretti, si recherà in sala senza particolari pretese e pronto ad essere trasportato in un dolente (definizione data dallo stesso regista) universo da “comédie humaine”, riuscirà ad apprezzare Habemus Papam per quello che è: un’intelligente, garbata e, a tratti, anche molto divertente, analisi antropologica sul significato della “responsabilità” e sulle bizzarre dinamiche della psiche umana di fronte ad essa.
La storia si svolge in Vaticano dove, mentre fuori dalle mura i fedeli, i giornalisti e i bookmakers si scatenano, all’interno della Cappella Sistina i cardinali in concilio sono chiamati ad eleggere il nuovo Papa. Dopo due fumate nere consecutive, ecco che il concilio esprime il proprio verdetto e, a sorpresa, il Cardinale Melville (
Michel Piccoli) viene eletto Pontefice. Peccato, però, che qualche istante prima di affacciarsi alla finestra di San Pietro, il nuovo Numero Uno della chiesa cattolica viene colto da un violento attacco d’ansia: sarà solo l’inizio di una crisi che ritarderà, di giorni, la presentazione del Papa al mondo. Per aiutare l’uomo ad uscire dall’empasse, il Vaticano chiama il Dottor Brazzi (Nanni Moretti), psichiatra con la fama di “essere il migliore”. Ma la situazione precipita sempre di più fino ad arrivare ad una soluzione che nessuno si sarebbe potuto aspettare.
Con un budget di 8 milioni di euro e superando l’ostracismo vaticano che non ha concesso l’uso delle location (gli interni sono infatti stati girati all’Ambasciata francese quando non ricostruiti per intero a Cinecittà), Moretti ha messo in piedi una produzione di grande valore che, fra qualche settimana, rappresenterà l’Italia (insieme a Sorrentino) al Festival di Cannes. Ed il pubblico francese, quasi sicuramente, apprezzerà una pellicola che riesce ad essere originale – quasi spiazzante verrebbe da dire - e, contemporaneamente, profondamente morettina per quanto intrisa dalle ossessioni (vestiti, sport, psicanalisi, ecc.) care al regista romano. Tra la commedia e il dramma surrealista,
Habemus Papam è da leggere come una parabola esistenzialista che, come detto, si focalizza sul tema delle responsabilità e dei conflitti interiori dell’animo umano. E, nonostante il protagonista sia addirittura il Papa (ma la religione, qui, seppur azzeccato, è solo un “contesto” come un altro), la tematica coinvolge praticamente tutti i protagonisti della vicenda: dallo psicanalista ossessionato dalla sua fama (ma che non riesce nemmeno a far terminare un torneo di pallavolo), fino al responsabile delle Guardie Svizzere (un superbo
Jerzy Stuhr), passando per i cardinali schiavi dei tranquillanti. Un film, insomma, coraggioso e quasi sperimentale, nobilitato da un ottimo cast e che, come al solito, non mancherà di suscitare le solite polemiche…ma d’altronde, ormai è chiaro da tempo: nel cinema di Moretti non esistono sfumature di grigio…
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Sperimentale ma efficace: il Moretti che non ti aspetti
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