Sebbene sia accertato che Eva è nata da una costola di Adamo, è egualmente vero che senza Eva Adamo non saprebbe proprio che pesci prendere. Da questa incontestabile verità è probabilmente partito il regista italiano Vittorio Moroni per il suo Eva e Adamo, dove narra tre particolari storie d'amore dal punto di vista della metà femminile delle coppie in questione.
Troviamo così la 76enne Erika alle prese con il suo nuovo boyfriend, ovvero un giovanissimo senegalese conosciuto in villeggiatura, poi la ventenne Deborah, che si è tolta gli abiti della pornostar per occuparsi della famiglia, e infine l'infermiera Veronica, che durante un viaggio a Lourdes ha conosciuto e si è innamorata (sposando poi in seguito) di un uomo su una sedia a rotelle.
Sono queste tre donne, diversissime per età, cultura ed estrazione sociale, a raccontarci le proprie esperienze di vita. Lo sguardo di Moroni è sempre molto cauto e mai invadente, privo di pregiudizi e volto a comunicarci e a raccontarci l'amore come solo le donne sanno fare, esplorando un sentimento fatto soprattutto di sacrifici e rinunce, ma non per questo meno speciale e appagante di altri.
Eva e Adamo parla così allo spettatore in modo sincero, molto poco furbo e poco artificioso. Se da una parte però convincono le storie di Deborah e di Veronica, è meno efficace da un punto di vista esclusivamente contenutistico il racconto di Erika, nel quale il regista perde spesso di vista il fulcro della vicenda concentrandosi troppo sul lato più ridanciano della bizzarra coppia e riducendo così la storia a mero siparietto.
Ciò nonostante il documentario è dotato in generale di una delicatezza e di una sensibilità che sono sempre meno riscontrabili nell'attuale stereotipato panorama della fiction sentimentale. Il film merita dunque di essere visto, anche solo per capire (e non è mai facile) che nelle relazioni spesso è necessario dare anche di più di una "semplice costola". E sennò che amore è?
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Riuscito ritratto di amori e sacrifici grazie a tre donne molto particolari.
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