Con i 14 milioni di euro incassati da
Cado dalle nubi, il comico-cantante
Luca Medici (in arte
Checco Zalone) aveva creato “un caso” all’interno del boccheggiante panorama del cinema italiano. Rarissimo esempio (forse unico?) di comico televisivo (il successo era arrivato grazie a Zelig) che dimostra di funzionare anche al cinema (il trio
Aldo, Giovanni e Giacomo, infatti, si sono ripresi solo ora, dopo anni di flop continui), Zalone era riuscito a raggiungere il vertice del box office grazie ad un’opera prima (si trattava, infatti, dell'esordio alla regia dello sceneggiatore
Gennaro Nunziante): un traguardo, soprattutto in Italia, non certo semplice da raggiungere. Di conseguenza, il produttore
Pietro Valsecchi non ha aspettato molto prima mettere in cantiere una seconda avventura del “Checco nazionale”; il risultato, sicuramente all’altezza delle aspettative dei fan, si intitola
Che bella giornata e vede ancora Nunziante dietro alla macchina da presa.
La storia segue le avventure di Checco, ragazzo ignorante e materialista che fallisce per la terza volta il concorso per entrare nei Carabinieri, ma grazie ad alcune conoscenze nella curia milanese riesce a farsi assumere come responsabile della sicurezza della Madonnina, in cima al Duomo. Un giorno conosce Farah, una ragazza araba studentessa di architettura, e i due cominciano a frequentarsi. Checco se ne innamora quasi all'istante, e la coinvolge nelle travolgenti abitudini della sua famiglia, pugliese ma trapiantata in provincia di Milano; non può sapere, però, che Farah e suo fratello stanno progettando un attacco terroristico per far esplodere la Madonnina, ovvero il simbolo di Milano. Dopo l’imbarazzante pochezza dimostrata da quelli che sarebbero dovuti essere “i film comici dell’anno” (i cinepanettoni di
Boldi e
De Sica) è confortante scoprire che qualcuno cerca ancora di fare ridere raccontando una storia invece di propinare una sequela di gag senza capo ne coda. E, al di la degli indubbi meriti degli attori coinvolti (
Rocco Papaleo, Tullio Solenghi e
Ivano Marescotti) e dell’appeal che Zalone possa avere sul pubblico, il valore aggiunto di un film come
Che bella giornata è proprio quello di offrire una trama strutturata. Caratteristica che, nonostante dovrebbe essere scontata, nel cinema italiano di oggi fa la differenza. Prendendosi gioco soprattutto del malcostume italico, della meritocrazia che governa il nostro paese e dell’ignoranza diventata quasi uno status symbol, Zalone e Nunziante (autori anche della sceneggiatura) confezionano una commedia gradevole e divertente, molto semplice ma anche ricca di bizzarre trovate, tipo il gustoso cameo di un autoironico
Caparezza. Aspettiamoci lo “Zalone tris”…
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Gradevole e divertente
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