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Sorrentino negli USA
La strada per raggiungere noi stessi è lunga e tortuosa. Non l’ha mai percorsa Cheyenne, rimasto imprigionato nel suo ruolo di rockstar anche se ormai in pensione da decenni. Sotto uno strato di trucco alla Robert Smith (malinconico come un Clown Triste o surreale come l’Edward di Tim Burton), vive con la simpatica e affezionata moglie in un sontuoso castello a Dublino, nell’agio ma senza fasti né mondanità. Trascorre le sue giornate da uomo qualunque, fra centri commerciali e visite agli amici, trascinandosi sempre dietro un carrellino per la spesa, quasi un’appendice di un se stesso mai riconosciuto. Si esprime con una vocetta infantile e lamentosa, è fragile ma ostinato, polemico ma gentile, gravato da inespressi rimorsi, da situazioni irrisolte, da riconciliazioni mai avvenute. Sembra depresso, forse è solo annoiato. Distilla perle di saggezza (“Qui nessuno lavora più, tutti fanno qualcosa di artistico”). Un giorno gli arriva la notizia della morte del padre a New York, con cui non aveva rapporti da trent’anni, un ebreo ortodosso che per tutta la vita aveva cercato il nazista che lo aveva vessato ad Auschwitz. Cheyenne fa sua questa missione e in un viaggio di ricerca di un altro e di se stesso, attraversa gli States da New York al Michigan, dal New Mexico allo Utah, improbabile investigatore di un’indagine slegata e lenta, fino ad arrivare a chiudere un cerchio che era stato interrotto troppi anni addietro. Mai chiudersi in un microcosmo, meglio uscire e percorrere le strade infinte che la vita ci srotola davanti, per tornare, finalmente noi stessi, da dove eravamo partiti.
Intorno al protagonista assoluto, Sean Penn, troviamo una sempre ottima Frances McDormand (la moglie), Eve Hewson, figlia di Bono, Shea Wing (Boardwalk Empire) uno dei personaggi la cui utilità ai fini della narrazione lascia più dubbiosi, Harry Dean Stanton, nel ruolo dell’inventore del trolley, Judd Hirsh, notissimo caratterista, l’implacabile, vero “ Cacciatore di Nazisti”. E, in un cameo, anche David Byrne, che esegue un brano dal vivo, oltre che essere autore della colonna sonora e naturalmente del pezzo da cui prende titolo il film (“casa è dove voglio essere, ma mi sa che ci sono già, vengo a casa, lei ha sollevato le ali, sento che questo dovrebbe essere il posto”). Come sempre nei film di Sorrentino, raffinata anche la scelta delle altre canzoni.
Il regista dice che vorrebbe rappresentare personaggi senza raccontare storie. E infatti di questo difetto risente il suo primo film americano, che mette in scena un personaggio originale, grazie all’interpretazione di Sean Penn, su cui si basa tutta la capacità ammaliante della storia, che invece per il resto è un pretesto sopravvalutato nelle aspettative, con quel ricorso all’Olocausto e alla caccia ai criminali nazisti. Che alla fine risulta la cosa più posticcia, improbabile e meno interessante del film, mentre la narrazione in modo quasi casuale accumula piccole storie, raccoglie altri personaggi per brevi flash, si fissa su minime situazioni paradossali. Sorrentino abbandona il suo stile più riconoscibile per affidarsi a qualche vezzo d’autore, perdendo qua e là in autenticità. Sarà per quel modo di filmare l’America un po’ da “turista” attento, nella scelta di riprendere i luoghi cari all’iconografia del paese, i cieli, i deserti, le strade, i motel, le piscine, i bar, e certi tipi umani, sarà per l’attenzione alle musiche, sarà anche il passaggio veloce di Harry Dean Stanton, inevitabile pensare a Wim Wenders e all’influsso che questo paese ha avuto sulla sua poetica. Forse certi registi dovrebbero restare europei.
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Troppo atteso
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film: This must be the place genere: Dramadata di uscita:14/10/2011paese:Italia, Francia, Irlandaproduzione:Indigo Filmregia:Paolo Sorrentinosceneggiatura:Umberto Contarello, Paolo Sorrentinocast:Sean Penn, Frances McDormand, Judd Hirsch, Eve Hewson, Kerry Condon, Harry Dean Stanton, Joyce Van Patten, David Byrne, Olwen Fouere, Shea Whigham, Liron Levo, Simon Delaney, Heinz Lieven, Seth Adkinsfotografia:Luca Bigazzimontaggio:Cristiano Travagliolicolonna sonora:David Byrne, Will Oldhamdistribuzione:Medusadurata:118 min
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