Lars Von Trier si sente il più grande regista del mondo.
Il guaio è che un gruppo di critici e appassionati è convinto di questa egocentrica autoaffermazione di sé. Lars Von Trier dice a Cannes “non faccio film per voi, li faccio per me stesso”. Il guaio è che poi lo presenta in queste vetrine privilegiate e (soprattutto per lui) esclusive, e ha già decine di distributori in tutto il mondo che ce lo porteranno nelle sale con entusiasta e ostinata partecipazione.
Lars Von Trier, dal suo bluff Dogma (Thomas Vinterberg è il vero genio di quel movimento culturale e cinematografico, ma lo sappiamo in pochi, nonostante Festen), è uno che alza sempre l’asticella del cattivo gusto, per vedere l’effetto che fa. Perché trova sempre chi ci casca.
Ma questa volta ha esagerato, persino per i suoi detrattori: Antichrist è l’antifilm, è una masturbazione cinepsicotica che ha qualcosa di artisticamente (e non solo) criminale, qualcosa che nasconde una disonestà intellettuale rara. La storia è semplice e piena di opportunità narrative e visive da sviluppare: coppia focosa fa sesso in tutta la casa (sotto la doccia e vediamo anche i particolari, sul pavimento, sul letto, contro il muro) mentre il loro bambino si sveglia e come tutti i pargoli cerca nuove vette da scalare. Arrivato al suo Everest, con l’innocenza di chi gioca per vivere (e viceversa), si butta. Morirà. Willem Dafoe, qui psicanalista pieno di risposte, dopo il dolore lancinante e un mese di semi incoscienza della moglie (Charlotte Gainsbourg, bella in tutte le sue imperfezioni), cerca di salvarla dalle sue ossessioni e dal senso di colpa. Ne diventerà, fisicamente, vittima. In questo film non c’è struttura, sceneggiatura, senso del cinema.
Solo un’accozzaglia di emozioni, immagini e parole conditi dalla psicanalisi e dalle psicosi d’accatto di un mediocre cineasta maschilista e crudele (nonostante l’abilità “fotografica” e registica, in senso strettamente tecnico) che fa della provocazione il suo specchietto delle allodole per critici e colleghi, mostrandolo loro amplessi da Guinness e maltrattamenti di uomini e animali. L’horror è l’ennesima sperimentazione: non creativa, ma di marketing. Troverete su facebook gruppi di sostegno a Von Trier: ha capito che pochi, di fronte a uno dei film più brutti degli ultimi decenni, ammetteranno che lo sia. Se un’opera è troppo brutta per essere vera (è una regola dei festival, Cannes in testa) molti si fanno venire il dubbio che sia la Nuova Frontiera. Non lo è, è solo un imbroglio recidivo di chi non ha rispetto per chi guarda, studia, ama le immagini in movimento.
La nostra solidarietà va a due grandi attori che si impegnano allo spasimo, e con talento, in una pellicola indegna, nel senso più ampio e completo del termine. Antichrist è un delirio egocentrico, e in quanto tale, è un appello allo stesso Von Trier: che rimanere nelle sue quattro mura, come invano minaccia da troppo tempo. I film li fa per sé? Se li tenga.
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“Il caos regna”. Lo dice la volpe nel film-bidone di Von Trier. L’ennesima pacchianissima furbata di un impostore
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