Se è vero che tutte le storie sono state già raccontate, anche la commedia sentimentale made in USA è stata ormai declinata in mille versioni. Nel periodo più recente anche si sono cercate variazioni di tono, accentuando la disinvoltura sessuale dei costumi o puntando su gag scatologiche oppure, all’opposto, affrontando i connessi problemi della maternità, naturale o da fecondazione artificiale. Ci sono state anche storie che scaturivano da eventi luttuosi (
Qualcosa di speciale, Tre all’improvviso), tutto nel tentativo di far percorrere ai personaggi dei percorsi meno prevedibili lungo il cammino dell’incombente lieto fine. La nuova commedia di
Edward Zwick,
Amori e altri rimedi (Love and Other Drugs), ha un inizio molto promettente.
Il personaggio di Jamie (interpretato da un
Jake Gyllenhaal sempre più maturo e molto “piacione”) è un allegro addicted di sesso, successo, soldi e vita in genere, per rivalsa su una famiglia opprimente (cameo di
George Segal e ultima apparizione di
Jill Claybourgh). Siamo a Pittsburgh nel 1997 e Jamie intraprende con slancio la carriera dell’informatore farmaceutico, calandosi con slancio nei panni del bieco emissario della (giustamente) demonizzata Big Pharma, la “congrega” delle multinazionali produttrici di farmaci, da piazzare come caramelle in quantità sempre maggiore. Si tratta di un’attività spietata, da piazzisti con molto pelo sullo stomaco, che richiede spregiudicatezza e cinismo a volontà. Qualità che non mancano all’intelligente ragazzo. Che però incontra la bella e altrettanto disinvolta Maggie (una splendida
Anne Hathaway), artista indipendente afflitta da un precoce Parkinson. Ma la ragazza è di bellezza clamorosa e i sintomi sono ancora leggeri, e tanto si sta insieme solo per spassarsela e, figurarsi, con tanto tempo davanti di sicuro l’industria un giorno troverà una cura. Ma l’industria è molto più interessata ad altre e più lucrose sperimentazioni e infatti la Pfizer (tutte le aziende e i medicinali sono citati con i loro nomi reali) inventa il medicinale del secolo, il Viagra. Il mondo e le Borse sono ai loro piedi, i bilanci schizzano al cielo, la carriera di Jamie decolla. Ma di pari passo, mentre la loro storia procede e si sviluppa loro malgrado, evolvendo in un rapporto più profondo, anche la malattia di Maggie evolve impercettibilmente, nell’indifferenza fatalista dei medici che l’hanno in cura, scatenando ansie, timori, per un futuro improvvisamente minaccioso. Ci sono priorità da rivedere, progetti da correggere, bisogna capire cosa davvero conta, cosa davvero si vuole nella vita.
Partito come un interessante e anche audace satira di denuncia dell’ambiente farmaceutico oltre che del sistema sanitario americano, il film prende però poi la piega della commedia romantica un po’ luttuosa (quando ci sono di mezzo malattie invalidanti c’è poco da ridere), con tutte le derive moralistiche inevitabili in tutti gli ultimi prodotti hollywoodiani. Ben interpretato dai due attori principali, entrambi molto belli e appassionati, il film si avvale anche di un ottimo cast di supporto composto da ottimi caratteristi dalle facce ben note, come
Oliver Platt, Gabriel Macht, Hank Azaria, Judi Greer. Convince meno il fratello del protagonista, abusata macchietta, interpretato da
Josh Gad (
21, The Rocker), il solito personaggio del ciccione molesto e sfigato, ruolo che un tempo sarebbe stato di
Jack Black. Edward Zwick, buon regista commerciale, in precedenza ha diretto film di vario genere, da
L’ultimo samurai a
Blood Diamond e
Defiance. Il film è tratto dal romanzo di
Jamie Reidy,
Hard Sell: The Evolution of a Viagra Salesman, pubblicato nel 2005, che non risulta tradotto in italiano. Gran bella selezioni di canzoni d’accompagnamento che spazia fra
Bob Dylan, Porcupine Tree, Billy Bragg, Fleetwood Mac, Fatboy Slim, Belinda Carlisle, Kinks e
Beck.
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Pillole e felicità
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