L’abbinata
D. J. Caruso alla regia e
Michael Bay alla produzione è stata finora garanzia di film fracassoni e divertenti, di puro intrattenimento spettacolare senza appesantimenti intellettualistici, indirizzati a un pubblico generalizzato. Con i più recenti prodotti però,
Disturbia e
Eagle Eye per Caruso e
Transformers per Bay, affiancati da uno
Steven Spielberg mai così attivo, l’attenzione sembra rivolta maggiormente verso un pubblico più adolescenziale.
Il romanzo
Sono il numero quattro di
Pittacus Lore (pseudonimo per
Jobie Hughes e
James Frey, autore quest’ultimo del famoso e discusso
In un milione di piccoli pezzi) è stato un sorprendente successo negli Stati Uniti, mixando umani e alieni, trame oscure stile
X Files, storie di liceo, bullismo, amori e amicizie come in Glee, feroci mostri immaginosi e cattivi cattivissimi con tatuaggi pseudo-maori, armi futuriste e classici pugnali, morti che si tramutano in cenere come i vampiri, belle ragazze bionde, dolci e romantiche o invincibili eroine guerriere in tuta da motociclista. Aggiungiamo una provincia alla
Stephen King, con tanto di inevitabile circo, un tutore paterno disposto ad ogni sacrificio per il suo protetto, rimandi inevitabili a serie tv come
Roswell e
Supernatural (ma anche gli
X Men, Smallville, Heroes), e otteniamo
Sono il numero quattro. “
Nove di noi giunsero fino a qui. Abbiamo il vostro stesso aspetto. Parliamo come voi. Viviamo tra voi. Ma non siamo come voi. Noi possiamo fare cose che voi potete solo sognare”. Così inizia il romanzo. I nove di cui si parla sono nove giovani alieni rifugiati sulla terra dopo la distruzione del loro pianeta Lorien da parte dei malvagi Mogador. Conducono un’esistenza normale, accuditi da guardiani-tutori, i Cepans, che si occupano di loro finché non saranno in grado di governare i poteri che stanno sviluppando. Ma i Mogadoriani li braccano anche sul nostro pianeta e iniziano a eliminarli. Possono però essere uccisi solo in ordine numerico e avvertono quando uno di loro cessa di vivere. Così l’adolescente John (
Alex Pettyfer) scopre di essere diventato il numero quattro sulla lista delle prossime vittime. Come già altre volte nel passato, cambia precipitosamente stato e città, guidato dal suo tutore Henri (
Timothy Olyphant). Per un ragazzo della sua età è una ben triste vita, sempre in fuga, senza legami, senza affetti, cercando di non attirare troppo l’attenzione. Finiscono a Paradise nell’Ohio e, nel locale liceo, a John capita una cosa nuova: si innamora di Sarah, una ragazza del posto, ex fidanzata del solito arrogante quarterback. Dopo varie vicissitudini, John scopre anche le sue nascenti doti soprannaturali e inizia ad allenarsi per usarle al meglio. Ma i Mogadoriani incombono e inizia lo scontro finale. Che finale però non sarà perché il libro è il primo di sei e nei sogni sfrenati dei produttori altrettanti porrebbero essere i film (ma anche tutti gli scrittori commerciali e gli editori sperano di acchiappare la serie giusta e vivere felici e contenti).
Alex Pettyfer, rispetto all’esordio nel 2006 con
Stormbreaker, si è un po’ imbruttito, forse nel mettere su massa muscolare ha fatto qualcosa che gli ha appesantito i lineamenti allora più delicati. Sempre fascinoso
Timothy Oyphant, fortunatamente chiamato a sostituire il pur simpatico
Shalto Copley (
District 9), prima scelta per il ruolo, che non ci sembra avesse il physique du rôle. La dolce
Dianna Argon (la cheerleader Quinn nella serie
Glee) è l’amata Sarah, mentre
Teresa Palmer, attrice in salita (
The Grudge 2, Racconti incantati, L’apprendista stregone) interpreta l’indistruttibile Numero sei. Irriconoscibile sotto il trucco,
Kevin Duran (
Lost, Legion) è il capo dei Mogadoriani, mentre il giovane
Callan McAuliffe, protagonista del bell’inedito
Flipped, è Sam, il miglior amico del protagonista. Il film si anima dopo la metà, quando finalmente i personaggi cominciano a scambiarsi distruttive mazzate, edifici e mezzi di trasporto vengono demoliti, i cattivissimi sparano e massacrano e i mostri ruggiscono e straziano con i loro artigli, con l'ausilio di professionali effetti speciali. Essendoci dietro lo zampino di Michael-distruttore-Bay confidavamo in un po’ di spettacolari sfracelli in più. Almeno in questa “puntata” invece, il tono altalena soprattutto fra il teen movie e la storia di formazione, nell’attesa dell’arrivo dei malvagi e dell’inizio delle ostilità, che lo virano almeno nella parte conclusiva verso l’action, senza riuscire però a salvare il film dall’essere un convenzionale prodotto di intrattenimento, che rimastica di tutto e di più, senza particolare originalità.
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Un teen/fantasy convenzionale
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