Caro (diminutivo di Carolina) ha 14 anni: sempre carina e sempre sorridente. La accompagnano, nella sua esistenza di adolescente in perenne attesa di crescere, le sue inseparabili amiche Clod (diminutivo non si sa di cosa), Alis (lei si chiama proprio così…) e l’adorato fratello RJ (si pronuncia
ar gei, diminutivo di Rusty James ma il suo vero nome è Giovanni: è il capolavoro dei nomi «made in
Moccia»). Con loro parla, ride e si confida 24 ore su 24 tra scuola, MSN e la TimTribù (PROMO –
Perché con TimTribù parli gratis con tutti gli amici che vuoi tu! – fine PROMO). Un giorno, mentre ascolta un cd a La Feltrinelli (PROMO –
Dove puoi trovare tutti i libri, i cd, i dvd che vuoi – fine PROMO), Caro incontra Massi (diminutivo di Massimiliano): per lei è subito amore, per lui “
idem”. Tradotto: “
più o meno”. Passano insieme una giornata romanticissima in cui lui le dona un cd, una margherita, un telescopio e una stella, oltre ad una dolce scritta trascinata nel cielo da un aereo del Cornetto Algida (PROMO –
Perché l’amore vero esiste e ha un cuore di panna – fine PROMO).
Purtroppo, a causa di un malaugurato incidente, si perdono di vista. Caro lo cercherà insistentemente, tra una lezione di Educazione Fisica anticamera di X-Factor e baci dati ad altri pretendenti. Ma quando, alla fine, lo troverà, sarà ancora amore?
Questo il resoconto (non parliamo di trama, sarebbe offensivo nello stesso sito dove sono stati citati nomi quali Welles, Leone, Truffaut o, perché sia chiaro che non siamo snob, Spielberg, Gilliam, Carpenter, Jackson) di Amore 14, ultimo prodotto di Federico Moccia.
Perplessi? Perché mai?
Del resto, è questo che Fede™ ha sempre fatto: vendere i suoi prodotti. Che si tratti di telefoni cellulari, gelati o stili di vita e modelli culturali fa poca differenza. Soprattutto per lui.
La metafora della «vita da favola», iniziata con il ciclostile di 3MSC – Tre metri sopra il cielo, ad uso e consumo di specifiche categorie di ragazzi, di specifiche classi sociali, si è cibata dell’omologazione e della paura di essere emarginati che contraddistingue i difficili anni dell’adolescenza, trasformandosi in epidemia. Un’epidemia dalla quale tutti vogliono, devono esser contagiati, proprio come tutti vogliono partecipare al Grande Fratello (Raniero Monaco di Lapio, ex Grande Fratello, è RJ in Amore 14: una coincidenza? E di Luca Argentero ce n’è uno su un milione), per non rimanere esclusi. Ciò che coloro che Moccia considera «diversi» non sanno, però, è che chi non fa parte del «giro giusto», è e sempre sarà un escluso, messo in disparte da Fede™ e dai suoi simili. Lo dimostra il primo esemplare di pseudo - proletario a comparire in un suo prodotto, Nico, figlio di un benzinaio in Amore 14: un coatto mangiatore di troppa cipolla, semi-analfabeta cui viene riservato un trattamento ignobilmente classista (aggravato, nel libro, dal fatto che il ragazzo sia l’unico a non riuscire a strappare un bacio ad una protagonista fino a quel momento decisamente generosa, in tal senso…)
Quest’epidemia si espande in tutto il paese, e tracce evidenti se ne vedono nella politica come nella cronaca nera quotidiane, e alimenta se stessa, in un circolo vizioso (a)culturale che Moccia e altri come lui, con astuzia impareggiabile, continuano ad alimentare, ammantandolo con parole attraenti come “emozioni”, “meraviglia”, “sogni”, “libertà”.
Parole che si svuotano sempre di più, man mano che compaiono sui suoi libri o vengono pronunciate nei suoi film. Pardon, prodotti.
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Per chi ha Paris Hilton come proprio spirito guida...
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