Venerdì uscirà sugli schermi italiani
Basilicata Coast to Coast, l'esordio dietro alla macchina da presa per l'attore
Rocco Papaleo. Prima che il pubblico possa vedere il film, abbiamo incontrato Papaleo per capire come è nata l'importante decisione.
Come mai dopo tanti anni di teatro e di carriera attoriale hai deciso di cimentarti con il cinema con Basilicata Coast to Coast?
Innanzitutto avevo un’esigenza artistica di cimentarmi in un’esperienza nuova come quella della regia cinematografica, ho lavorato per il teatro, la televisione e ho fatto molti film, ma non mi ero mai ritrovato dietro alla macchina da presa, quindi posso dire di aver risposto prima di tutto a un impulso creativo…Mi sono sempre un po’ diviso tra teatro e cinema. In teatro poi, già mi ero cimentato scrivendo e mettendo in scena spettacoli miei dall’inizio alla fine, quindi era come se con il cinema avessi un conto un po’ aperto!
Il tuo esordio da regista ha seguito una carriera abbastanza lunga come attore, lavorando con registi come Michele Placido, Alessandro D’Alatri, Giulio Base, Giovanni Veronesi, Leonardo Pieraccioni…c’è qualcuno che più ti ha influenzato nel tuo passaggio alla regia?
La mia esperienza sul campo con questi registi ha influito sicuramente tantissimo sulla formazione del mio punto di vista in modo complessivo, per cui non saprei dire in che percentuale e cosa ho preso da chi nell specifico. Posso però dire con certezza che tutti hanno un po’ lasciato il segno…La persona con cui ho una dialettica frequente e articolata forse però è Giovanni Veronesi con cui ho già scritto sia per il teatro sia per il cinema una sceneggiatura…per cui se dovessi dire un mio riferimento principale probabilmente direi lui, anche per un rapporto umano più stretto che ci lega da anni. Poi ho lavorato tanto con Pieraccioni e anche la frequentazione con lui ha inciso molto, anche se da altri punti di vista.
Insomma, Basilicata Coast To Coast è un debutto ispirato a un cinema di stampo italiano, per un film corale forte di una compagine di attori bravi e affiatati… un lavoro in famiglia quasi! Come è stato lavorare con una squadra già così ben collaudata?
Tutti gli attori principali erano persone che già conoscevo e con cui già avevo fatto film, con Giovanna, Alessandro, Paolo…lo stesso
Max Gazzè già lo conoscevo da molti anni. L’atteggiamento e la volontà sono stati infatti proprio quelli di creare un’intesa tra tutti e per fare questo mi sono affidato alla mia esperienza d’attore. So di cosa ha bisogno un attore per lavorare a un progetto cinematografico che non è un palcoscenico, ma un’esplosione veloce, accade tutto in poco tempo, non c’è la riflessione del teatro per cui si deve avere per forza un rapporto e un’intesa speciale. Sul set ho cercato di creare una situazione quasi paritaria in cui ognuno aveva la possibilità di dire la sua, abbiamo creato un po’ insieme ecco… è stato un set ricco di discussioni costruttive! Poi il risultato lo vedrete al cinema dal 9 aprile.