Viene riferito a
Meryl Streep, nel corso dell’incontro stampa al
Festival Internazionale del Cinema di Roma, che un critico statunitense ha fatto notare che non esistano più superlativi sufficienti a descriverla, come donna e come attrice. Lei ringrazia e, con la sua risata trascinante, risponde che “
i complimenti non hanno inciso molto nella mia vita. Conosco fin troppo bene i miei difetti”.
Difetti, aggiungiamo noi, affascinati (siamo di parte, in questo caso, inutile negarlo), visibili solamente ai suoi occhi.
È impossibile non esser conquistati da una donna che con la sua allegria non «contrattuale» (clausola frequente a Hollywood), la sua arguzia e la sua lucidità, riesce a far dimenticare all’istante la tristezza dell’ultimo giorno di un festival, reso ancor più grigio da una pioggia incessante.
A Roma per presentare Julie & Julia, nel quale interpreta Julia Child, la donna che, attraverso programmi televisivi e libri di cucina, “ha portato negli Stati Uniti – ci dice – la cultura del «gusto», a tavola e nella vita”, la Streep incanta la platea con la sua joie de vivre, “ma – avverte – anch’io ho i miei momenti di malumore. Provate a chiedere a mio marito…”
Per lei, sostenitrice accanita del movimento Slow food e che si definisce “abbastanza brava ai fornelli”, il ruolo della Child, vera e propria icona delle casalinghe americane, è stata un’opportunità da non perdere. “Julia Child ha avuto un’importanza fondamentale nella cultura statunitense degli anni ‘50” racconta l’attrice. “Dopo la Seconda Guerra Mondiale – prosegue – si dedicava poco tempo al cibo, si mangiava in fretta perché c’erano moltissime altre cose da fare. Julia ha cambiato radicalmente quest’atteggiamento, introducendo il valore della lentezza e del godersi il momento del pasto. Il messaggio del film, in questo senso, è chiarissimo: per essere felici contano l’amore, il sesso e il cibo e, per quanto riguarda la mia vita, vi assicuro che è realmente così”.
Inoltre, la parte di Julia Child ha permesso alla Streep di rendere omaggio a sua madre. “Ho sempre voluto assomigliarle e il personaggio di Julia ha esaudito questo mio sogno. Mia madre e Julia – spiega l’attrice – possedevano entrambe la capacità straordinaria d’illuminare una stanza con la loro semplice presenza, riuscendo a contagiare chiunque le circondasse con il loro entusiasmo”.
Trascinato proprio da quello stesso entusiasmo (evidentemente ereditato), l’incontro prosegue, tra divertite confessioni (“non posso certo lamentarmi della mia carriera ma ho invidiato moltissimo Jessica Lange per il ruolo di Patsy Cline in Sweet dreams”) e un commento al Premio Nobel per la Pace attribuito a Barack Obama, un riconoscimento “che mi sento di condividere in pieno – dichiara – per quello che Obama ha promesso e per ciò che sta già facendo per mantenere quelle promesse. Mi sento molto orgogliosa”.
Poi, sollecitata in merito alla sua straordinaria carriera d’attrice e ai sacrifici necessari per perseguirla, la Streep sottolinea di non essersi mai concentrata su aspetti quali il glamour o la bellezza, ma di aver sempre pensato a se stessa “unicamente come attrice, plasmabile in forme diverse a seconda delle necessità richieste dai vari film cui ho partecipato”. “Tuttavia, oggi – continua, e il suo pensiero va alle due figlie, entrambe all’inizio delle loro carriere attoriali – la professione è cambiata. La pressione su queste ragazze è molto più forte. Pensano di dover sempre apparire perfette e uno stress simile, a mio parere, è un intralcio alle capacità recitative di tante giovani attrici”.
La difesa della categoria e della sua professionalità è appassionata. Ma poi, sempre con il suo consueto sorriso, avverte queste nuove leve che dovranno fare i conti ancora per un bel pezzo con lei, il cui appetito “non è scemato col tempo. Sono attratta da tanti ruoli e storie quante sono le donne nel mondo”.
E noi non vediamo l’ora di accomodarci in una sala cinematografica e gustarci tutte le storie che questa straordinaria donna e attrice vorrà regalarci.