Interviste

Arthur e la vendetta di Maltazard

Luc Besson: il mio cinema «buono» per dare speranza ai bambini

[del 20/12/2009] [di Piercarlo Fabi]
Arriva in conferenza stampa indossando una t-shirt raffigurante Arthur, l’eroe del suo ultimo film Arthur e la vendetta di Maltazard nelle sale dal 30 Dicembre, sorridente e con i capelli arruffati come sempre.
Del resto, il genio e la sregolatezza di Luc Besson non sono mai stati in discussione.
Il regista francese, reso celebre da pellicole come Nikita, Leon e Il quinto elemento, è giunto a Roma per presentare il secondo capitolo della trilogia d’animazione iniziata nel 2006 con Arthur e il popolo dei Minimei e destinata a concludersi con Arthur e la guerra dei due mondi, la cui uscita è prevista solo tra alcun mesi.

Il gusto per le atmosfere fiabesche, che ha caratterizzato lo stile del regista fin dagli esordi, anche quando esse erano calate in contesti, personaggi e trame segnate da una violenza estrema, si è affermato prepotentemente nella serie di romanzi, prima, e nei film che ne sono stati tratti, poi, che il regista ha dedicato ad Arthur (interpretato dal giovane Freddie Highmore, già visto in Neverland – Un sogno per la vita e in La fabbrica di cioccolato di Tim Burton, entrambi al fianco di Johnny Depp) e alla sua lotta contro “M” il Malvagio, alias Maltazard. Un gusto che il pubblico francese ha dimostrato di apprezzare, visto il grande successo ottenuto dalla pellicola in patria, dove è uscito lo scorso 2 Dicembre (circa due milioni di spettatori per un incasso che si aggira intorno ai 12 milioni di euro. Per capirci: New Moon, con il suo successo clamoroso in Italia, ha incassato circa 16 milioni).
Ma i francesi sono obbligati ad andare al cinema per salvare l’industria cinematografica nazionale!”, scherza il regista il quale, nonostante il grande consenso, dichiara di non aver mai detto di volersi dedicare unicamente ai film d’animazione d’ora in avanti.

I suoi numerosi fan apprezzeranno questa notizia, così come molte altre dichiarazioni con cui Besson, con l’ironia che lo contraddistingue, ha risposto alle domande dei giornalisti intervenuti all’incontro con la stampa.

Iniziamo con il finale del film: si rende conto di quanto sia frustrante per lo spettatore una fine così «sospesa» e aperta?

Mi rendo conto eccome ma non è la prima volta che accade, al cinema, basti pensare a Il Signore degli Anelli o alla serie Pirati dei Caraibi. La frustrazione fa venir voglia di vedere il seguito e, inoltre, ritengo che in una società che offre ai bambini tutto e subito sia giusto provare ad insegnargli un po’ di pazienza. E non dobbiamo dimenticare che stiamo parlando di un film per bambini: non potevamo farlo durare tre ore! [Ride]

Dal punto di vista realizzativo, quali differenze ha riscontrato, da un punto di vista tecnologico, rispetto alla lavorazione del primo episodio?

Per quanto riguarda l’approccio alla tecnologia, i miei collaboratori ed io ci siamo sentiti molto più liberi di provare cose nuove e diverse proprio perché, a differenza di Arthur e il popolo dei Minimei, avevamo maggior conoscenza dell’animazione e della tecnologia digitale.
Detto questo, però, occorre precisare che non sono un esperto di computer grafica e, quindi, non seguo troppo da vicino il processo legato all’animazione, senza contare che i tecnici del digitale non sono tipi molto loquaci o espansivi. Alle proiezioni di prova, infatti, sono sempre molto seri e silenziosi mentre io mi diverto e mi esalto come un bambino di fronte alle straordinarie immagini sullo schermo!

Venendo alla storia e ai suoi protagonisti, quali cambiamenti vive il personaggio di Arthur in questo secondo episodio?

Il cambiamento più grande riguarda il suo legame affettivo con Selenia. Nel primo film erano due bambini, troppo piccoli per dichiararsi il loro amore. Nel secondo, invece, hanno 13 anni e, quindi, sono più consapevoli di questo sentimento che li lega. È stato molto commovente, da adulto, ricordare questi aspetti del primo amore e gli sforzi che si fanno per difenderlo contro qualsiasi pericolo, proprio come fa Arthur.

Ha apportato cambiamenti significativi rispetto ai libri da cui il film è tratto?

Vado molto d’accordo con l’autore dei libri quindi non ho mai avuto problemi con lui. [Scherza, ricordando che è lui stesso ad aver scritto i romanzi]
Mentre i libri si svolgono uno di seguito all’altro, tra il primo ed il secondo capitolo sono passati tre anni. Di conseguenza, anche l’attore che interpreta Arthur, Freddie Highmore, era di tre anni più grande e abbiamo dovuto adattare il personaggio alla straordinaria crescita fisica di Freddie (non ho idea di cosa gli diano da mangiare i suoi genitori!), rendendolo più adolescente.

L’animazione mondiale è segnata dal dominio della Pixar. Lo studio di John Lasseter cosa rappresenta per chi si occupa di animazione: una sfida o un modello?

Penso che sia sempre estremamente eccitante concorrere con un campione, pur sapendo, magari, che non si riuscirà a vincere. È come un grande calciatore che ispira i bambini ad iniziare a giocare a calcio: specialmente in un settore come l’animazione, così diffusa ed in costante sviluppo, un confronto del genere è molto stimolante perché spinge tecnici e registi a sperimentare strade sempre più innovative.

Sembra provare una sorta di «fascinazione» nei confronti della Pixar e degli Stati Uniti…

In realtà, è divertente notare che la Disney, per più di quarant’anni, ha utilizzato storie e miti della cultura europea per le sue favole ed i suoi racconti mentre adesso Lasseter e la Pixar hanno imposto un loro modo di fare film, esattamente come facevano i grandi registi del passato.
Però non parlerei di fascinazione verso gli Stati Uniti. Personalmente, sono affascinato dalla grande letteratura europea, dalla pittura italiana, dai musei: sono queste le cose che mi appassionano e che m’impressionano. Quello che è interessante degli Stati Uniti è la loro capacità d’imporsi economicamente in tutto il mondo ma si tratta di un aspetto culturalmente non certo così affascinante. Ad esempio, se dovessi fare una lista dei trenta migliori registi della storia del cinema, dieci di questi sarebbero sicuramente italiani: Coppola, Scorsese… [Dice, mentre un sorriso gli disegna il volto]

Un aspetto singolare dei suoi film d’animazione, è la scelta «musicale» dei doppiatori: Maltazard, nel primo film, era doppiato da David Bowie mentre nel secondo ha la voce di Lou Reed. Chi dobbiamo aspettarci nel terzo? Iggy Pop?

È un’ottima idea: sarebbe stato molto divertente avere Iggy Pop per il terzo film!
Scelgo i cantanti perché sanno come usare la voce e, quindi, è più facile lavorare al doppiaggio con loro piuttosto che con gli attori. Inoltre i musicisti sono davvero affascinati dal cinema ed accettano immediatamente proposte come queste, lavorando molto seriamente e con grande professionalità.
Senza contare, poi, che sono molto più accessibili rispetto agli attori: per contattare un attore famoso bisogna, prima, parlare con il suo agente, poi con i suoi vari assistenti e infine con i suoi parenti stretti per convincerlo ad accettare una parte. Con i cantanti si va a bere qualcosa insieme ed è fatta!

Come giudica l’introduzione del 3D?

Non credo all’«automatismo» a tutti i costi. Credo alle buone storie, alle storie che funzionano: ho visto film d’animazione in 3D che non valevano niente e questo conferma che buone storie e buon gusto sono due ingredienti fondamentali per fare un buon film. Se poi il 3D può aggiungere qualcosa a tutto questo, ben venga.
Ci sono, però, anche altri aspetti per così dire «tecnici» da considerare. I bambini di quattro o cinque anni non resistono più di mezz’ora con indosso gli occhiali e questo è un problema che andrà risolto.

Il mondo in cui viviamo diventa sempre più «cattivo» e spiacevole. Lei, che agli inizi della sua carriera era un cattivo, un provocatore, come mai, proprio adesso, ha deciso di diventare «buono»?

Diffidate sempre dall’acqua quieta… [Scherza]
Negli ultimi quattro o cinque anni lo stato del nostro pianeta è peggiorato talmente tanto, in termini di povertà crescente e sempre maggiori difficoltà a sopravvivere, che non avevo molta voglia di colpire violentemente la gente! All’epoca di Nikita o Leon, la borghesia francese era così placida e tranquilla nei suoi privilegi che veniva voglia di «tirare la coda» a questo gatto troppo rilassato. Oggi, però, preferisco impegnarmi a dare speranza ai bambini, alle nuove generazioni con i miei film. Come regista, ora, faccio film per dar loro la forza necessaria per affrontare le difficoltà che questo mondo sempre più terribile, sporco e inquinato metterà loro davanti cercando di «nutrirli» un po’, aiutandoli a crescere meglio. È un impegno che richiede moltissima attenzione. Ecco perché ho dedicato quattro anni alla realizzazione di questa pellicola.

E lei, quali film vedeva da bambino?

Quand’ero bambino io, la frustrazione esisteva eccome! Si vedeva un solo film l’anno, a Natale, e si aspettavano dodici mesi per andare a vederlo. Il libro della giungla è un film che ha segnato la mia infanzia, ad esempio, però non credo sia stato un insegnamento molto sano dal momento che mi ha fatto venir voglia di avere come amici un orso e una pantera senza parlare con nessuno. E poi Lilli e il vagabondo anche se, bisogna ammetterlo, la scena dello spaghetto è terribile agli occhi di un bambino di sette anni!

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Arthur e la vendetta di Maltazard film: Arthur e la vendetta di Maltazard genere: Animationdata di uscita:30/12/2009paese:Franciaproduzione:Europa Corp, Avalanche Productions, Apipoulaïregia:Luc Bessonsceneggiatura:Luc Besson, Céline Garciacast:Penny Balfour, Freddie Highmore, Mia Farrow, Robert Stantonfotografia:Thierry Arbogastcolonna sonora:Eric Serradistribuzione:EuropaCorp. Distribution

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Luc Besson persona: Luc Besson data di nascita:18/03/1959ruolo:Regista, Scrittore

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