Interviste

John Whittingdale

Intervista a John Whittingdale (parte 1)

[del 16/06/2009] [di GameSushi.it ]
Nonostante il suo tradizionale disinteresse per l’industria videoludica, nelle ultime settimane c’è stato un fiorire di iniziative da parte del governo britannico. Dopo la formazione di un gruppo parlamentare apposito, ieri c’è stato l’annuncio di una nuova collaborazione tra Tiga e il Nesta (National Endowment for Scienze, Tecnology and the Arts).

Abbiamo incontrato il deputato conservatore sir John Whittingdale, presidente della commissione parlamentare su Cultura, Comunicazione e Sport e vicepresidente del nuovo gruppo parlamentare dedicato al settore dei videogiochi, al lancio dell’iniziativa Play Together presso la camera dei deputati.

D: È stato difficile portare in parlamento l’argomento videogiochi?

JW:
Sono stato coinvolto nell’area del digital training per circa sette-otto anni, quand’ero ministro ombra e presiedevo l’apposito comitato. Faccio qualche fatica coi videogiochi, perché pur giocandoci di tanto in tanto non sono molto capace. Ho una passione per musica e film, ne consumo moltissimi, ma coi giochi è un’altra storia.

Quello che mi frustra maggiormente è venire eliminato ogni due minuti quando gioco con mio figlio a Red Faction o Medal of Honor. È molto deprimente. In verità i ragazzi sono più bravi e più veloci, quindi molta della mia esperienza deriva dalla pura osservazione. Ho un figlio di sedici anni e una figlia di tredici, che passano molto tempo davanti ai videogame.

Gioco a Civilization o Age of Empires, questo genere di gochi, ma non sono degli sparatutto o giochi basati sulla velocità di riflessi. Non gioco moltissimo, ma ci gioco. Ma ciò nonostante capisco l’importanza che hanno i videogiochi per i miei figli, e gli ho comprato una PlayStation 3 e ad ogni compleanno compro a mio figlio l’ultima versione di FIFA e Football Manager. Non gl’importa di avere già il 2008, vuole il 2009. Ecco perché la vostra industria ha questo successo! Effettivamente sono sicuro che The Sims 3, che ho comprato la scorsa settimana per mia figlia, sia molto più avanzato del secondo, ma non l’ho capito immediatamente. Per mia figlia, invece, era così ovvio!

D: Com’è parlare di videogiochi agli altri deputati? Nel suo discorso lei ha fatto riferimento all’uso politico che si fa delle discussioni in proposito, ma quanto è difficile difendere i videogiochi dalle accuse che gli si rivolgono in seguito all’ennesima storiella dell’orrore che esce sui tabloid?

JW: Ci sono alcuni giochi che contengono scene inquietanti e rivolte ad un pubblico adulto. Ho letto i rapporti dell’Ufficio di Classificazione. Prince of Persia è un esempio molto recente, dove compaiono decapitazioni, rappresentate in forma grafica piuttosto esplicitamente, ed è chiaramente adatto ad un pubblico di maggiorenni.

Ci fu anche un po’ di esagerazione. Ricordate un gioco chiamato … com’era? Kaboom? Il gioco sulle bombe suicide. Beh, mi arriva questa telefonata dal Daily Mail in cui mi dicono “Onorevole, sa che c’è un gioco chiamato Kaboom in cui il giocatore è un kamikaze il cui obiettivo è far saltare in aria più persone possibili?” e la mia reazione non poteva che essere: “Ma è terribile!

Mi sono collegato a internet e l’ho provato. Era uno di quei piccoli giochi online, e c’era un pupazzetto che esplodeva premendo un pulsante. L’idea che qualcuno potesse sentirsi istigato a diventare un kamikaze era semplicemente ridicola. Era una cosa da ragazzini, magari di pessimo gusto ma senza alcun tipo di realismo.

Il problema è ad un sacco di gente viene chiesto di esprimere un parere su queste cose, e anche se non voglio accusare nessuno, quando gli si dice che esiste un gioco in cui c’è un kamikaze che deve far esplodere il maggior numero possibile di persone, tutti reagiscono disgustati senza nemmeno averlo provato. Ho provato, invece, quando possibile, a verificare come stessero le cose prima di formulare un giudizio.

Quello che penso è che sia facile pensare che i videogiochi siano la causa dei più atroci comportamenti, quando si vede che l’autore di certi delitti possedeva certi giochi, ma non esiste alcuna prova che i videogiochi creino degli psicopatici. Questo non vuol dire rifiutare l’idea di limitare agli adulti alcuni giochi o togliere qualsiasi limitazione alla vendita di certi titoli ai minori. Credo solo che c’è il rischio di esagerare con gli isterismi.

D: Ascoltando una parte del suo discorso, anche se forse il Daily Telegraph non sarà d’accordo, mi ha fatto pensare che il suo soggiorno in Corea del Sud e a Los Angeles sia stato molto proficuo.

JW: È stato importantissimo. La Corea mi ha aperto gli occhi. C’è stato un dibattito molto interessante sull’ipotesi di avere anche in Gran Bretagna lo stesso atteggiamento verso i giochi di ruolo online che hanno in Corea se avessimo le stesse velocità di connessione che hanno laggiù. Personalmente credo di no, perché hanno una mentalità molto diversa. Hanno un desiderio di fuggire in un mondo alternativo, che qui non abbiamo.

Ma duecentomila persone giocano a questo banalissimo gioco, CrazyRacing KartRider. È strano. Almeno quelli che esistono qui. Non ho mai giocato a World of Warcraft o affini. Ma almeno è un po’ più sofisticato.
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John Whittingdale persona: John Whittingdale ruolo:Presidente commissione parlamentare su Cultura, Comunicazione e Sport, Vicepresidente gruppo parlamentare dedicato al settore videogiochi

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