Quando Netflix ha rivelato cinque anni fa l’intenzione di adattare L’Eternauta in una serie TV, è emerso subito un misto di emozione e curiosità. La notizia di per sé rappresentava un evento straordinario: portare un’opera iconica del fumetto mondiale su uno schermo, grande o piccolo che fosse, era un sogno che molti speravano diventasse realtà. Fino a quel momento, ogni tentativo di adattamento era naufragato, bloccato da una lunga e complessa battaglia legale che si è conclusa solo nel 2018, quando i diritti sono tornati agli eredi degli autori. Ma c’è di più: il fatto che la produzione fosse argentina, con un cast e una troupe locali, aggiungeva un ulteriore strato di significato a questo progetto, considerando il legame profondo e doloroso che L’Eternauta ha con la storia del Paese.
La storia si svolge nel 1957, quando Héctor Germán Oesterheld, un talentuoso sceneggiatore di origini tedesche, collabora con il disegnatore Francisco Solano López per dare vita a L’Eternauta (nella versione originale El Eternauta). Ignaro del futuro tragico che lo attende, Oesterheld si dedica anima e corpo a questa opera, cercando di trasmettere un messaggio potente sia per il suo tempo che per le generazioni future.
La pubblicazione di L’Eternauta avviene a puntate sulla rivista Hora Cero Semana tra il 1957 e il 1959, e già nella sua prima incarnazione risuona il parallelismo con il clima politico argentino di quegli anni. Il Paese vive sotto la guida del generale Pedro Eugenio Aramburu, primo rappresentante di una dittatura militare che opprimerà la nazione per quasi tre decenni. Anche al di là del messaggio politico, L’Eternauta avvince il lettore con un’atmosfera di mistero e tensione, che cresce notevolmente nella prima parte della storia. Tuttavia, il destino di Oesterheld e della sua opera cambierà in modo drammatico.
Nel 1969, Oesterheld decide di rielaborare la narrazione, dando vita a un remake che viene pubblicato sulla rivista Gente, illustrato dal grande Alberto Breccia. La trama diventa più cupa e feroce, riflettendo la situazione dell’Argentina sotto la dittatura di Juan Carlos Onganía, che intensifica la repressione. Nonostante il capolavoro che ne deriva, il governo di Onganía non tollera voci dissenzienti e il remake di L’Eternauta viene interrotto prematuramente.
La resistenza di Oesterheld è inarrestabile.
Nel 1976, insieme a Francisco Solano López, dà vita a L’Eternauta II, immergendosi nuovamente nel mondo di Juan Salvo, ora in un contesto ancora più apocalittico. La neve mortale è finalmente caduta, soffocando ogni libertà. Oesterheld, attivo nel movimento peronista dei Montoneros, scrive clandestinamente mentre la dittatura gli sottrae tutto, persino le sue quattro figlie, due delle quali in attesa. Catturato nel 1977, Oesterheld viene ucciso nel 1978, diventando una delle vittime del regime oppressivo di Videla e del suo governo, che ha avuto il cinismo di definire quel massacro “Processo di riorganizzazione nazionale”.
Pensate a L’Eternauta alla luce di questa storia. Se non avete mai letto il fumetto, vi invito a farlo. Se invece avete già visto la miniserie di sei episodi, riflettete su come ogni singolo elemento possa portare un significato profondo, anche un semplice stadio.
La vicenda di Juan Salvo, un uomo caricato del peso del mondo, non è una storia come le altre. L’Eternauta non è mai stato solo un intrattenimento. È una pagina sanguinosa della storia argentina e un testimone universale di libertà contro ogni regime. Quello che accade tra le sue pagine può essere interpretato in molti modi, ma alla fine il messaggio è chiaro: siamo esseri umani e dovremmo comportarci come tali. Seguire la sopraffazione non ha mai portato a nulla di buono.
Dopo questo excursus, è chiaro perché fosse cruciale che questa trasposizione televisiva fosse all’altezza delle aspettative. E fortunatamente, non ha deluso affatto.
La serie inizia con una partita di carte, il gioco del truco tra amici, e seguendo Juan Salvo, ritroviamo i suoi compagni: il geniale Favalli, Lucas e Polsky. All’improvviso, una nevicata a Natale, che in Argentina è estate, segna la fine del mondo che conoscono.
Cosa ha causato questa neve mortale? Cosa sta succedendo nel resto del Paese e nel mondo? E come si può rimanere lucidi sapendo che i propri cari sono in pericolo? La risposta è semplice: non si può.
La miniserie di Netflix copre nei sei episodi la prima parte del fumetto, fino all’arrivo di una certa mano (chi sa, sa). La storia viene trasportata dal 1955 al 2025, apportando piccole modifiche, come l’età e il nome della figlia di Juan Salvo, il ruolo di sua moglie e l’introduzione di nuovi personaggi e eventi storici, come la guerra delle Falkland. Ma quanto queste variazioni influenzano lo spirito dell’opera originale? Poco o nulla.
Ribadisco: una trasposizione letterale non serve a nulla. La vera fedeltà che i fan dovrebbero cercare non riguarda i dettagli, ma piuttosto il senso, l’obiettivo e l’atmosfera dell’originale. E qui, la tensione iniziale di L’Eternauta è palpabile.
Nella seconda parte della miniserie, alcuni sviluppi divergono rispetto al fumetto. Mantenere il punto di vista di Juan per tutta la storia funziona bene nel fumetto, ma potrebbe non risultare altrettanto efficace in questo contesto, con un cast ampio e molteplici vite coinvolte. La rappresentazione visiva di eventi drammatici è di alta qualità, considerando un budget di 15 milioni di dollari per l’intera produzione. La Buenos Aires deserta, catturata durante la pandemia, è trasformata in un paesaggio innevato post-apocalittico grazie all’Unreal Engine.
Sì, le espressioni del “Tano” Favalli interpretato da César Troncoso richiamano a volte un René Ferretti al termine del mondo, ma nel complesso lui e gli altri attori offrono performance solide. In particolare, Ricardo Darín interpreta un Juan Salvo con almeno vent’anni in più rispetto alla versione originale. I personaggi, in qualsiasi azione si trovino, dal gesto eroico alla reazione istintiva a situazioni più grandi di loro, appaiono incredibilmente umani. E questo è ciò che conta.
L’Eternauta non avrà le stesse sofisticazioni di altre serie di alto profilo, ma neanche il budget necessario (per dare un’idea: con 15 milioni, di The Last of Us si produce un solo episodio). Tuttavia, grazie alla forza del materiale originale, la serie si distingue rispetto a molte altre opere post-apocalittiche del recente passato. È probabile che Oesterheld approverebbe.
Ma ciò che sicuramente non renderebbe Oesterheld felice è il fatto che il mondo sembri tornare a danzare tra le ombre del passato. L’Eternauta ha affrontato nemici non solo durante la dittatura militare, quando (tra il ’76 e l’83) fu sottoposto a censura. Nel 2012, il sindaco di Buenos Aires e futuro presidente argentino, Macri, decise di vietare la lettura di questo fumetto a scuola. L’unico risultato? Un aumento vertiginoso delle vendite. E così, nemmeno la neve può cadere per sempre.




