Development

Tecnologie

Aria di cambiamento

[del 03/07/2009] [di GameSushi.it ]
Nessun altro settore dell’entertainment è così ossessionato dalla tecnologia come quello che riguarda i videogiochi. Gli altri media sono lieti, ovviamente, di adottare le nuove tecnologie nei loro processi di produzione, ma per il consumatore essi rimangono tecnologicamente stabili.

La musica, ad esempio, cambia supporti ogni dieci anni o giù di lì, ma resta sostanzialmente lo stesso tipo di esperienza, la cui ultima innovazione è probabilmente da far risalire alla stereofonia. Il cinema e la televisione cambiano i propri sistemi di distribuzione, ma continuano a fornire lo stesso genere di contenuti, il quale giova di volta in volta del colore o dell’alta definizione. Per i libri, l’unico cambiamento dai tempi di Gutenberg e della sua Bibbia è probabilmente lo sviluppo degli e-book reader.

I videogame, invece, sono i fanatici del gadget, i tecnofili, sempre pronti ad adottare quel che di nuovo vien fuori dal mercato. Ogni generazione di cambiamenti hardware cambia l’esperienza del giocatore, non solo la qualità della grafica ma anche quello che può venir mostrato e prodotto. I nuovi meccanismi di controllo mettono a dura prova i preconcetti di interattività. L’aumento della banda larga ha reso progressivamente sociale un’esperienza precedentemente solitaria.

È uno stato di continua flussione, caotica e velocissima se paragonata ad altre forme di media entertainment. Non stupisce che gli addetti alla televisione e ai film facciano così tanta confusione quando provano ad affacciarsi sul mondo dei videogame. I produttori di film lavorano con tabelle di marcia estenuanti nella sicurezza che i loro film raggiungeranno grosso modo la stessa audience, nella stessa maniera in cui è avvenuto nella produzione precedente. I produttori di videogiochi, per contro, devono riuscire a capire come intercettare la loro utenza, che è sempre in movimento.

L’ultimo progresso tecnologico che ha rivoluzionato l’industria videoludica è stato il 3D, in particolare l’autentico 3D. Dopo diversi tentativi falliti con gli orribili occhialini colorati, i produttori di film hanno abbandonato il 3D decenni fa, ma sono recentemente tornati all’idea, incoraggiati dall’arrivo di proiettori digitali capaci di creare effetti 3D molti più convincenti.

I produttori, non sorprende, sono interessati; diverse società, tra cui lo sviluppatore inglese Blitz, stanno facendo dimostrazioni di tecnologie 3D. Si sentono già applausi incoraggianti. Sembra che il futuro prenderà questa strada.

Tuttavia l’idea di schermi 3D pone un paio di problemi. Non problemi irresolubili, ma di certo abbastanza complessi da impedire alla nuova tecnologia di essere più di una stranezza per diversi anni ancora.

Il problema più evidente è il seguente: il 3D funziona bene al cinema, ma perché il locale del cinema si è aggiornato a costi enormi per poter proiettare i nuovi film 3D. Questi cinema hanno sostenuto spaventosi investimenti perché capiscono che ciò gli offrirà un vantaggio sulla concorrenza per diversi anni a venire. L’esperienza 3D che offrono non è facilmente replicabile a casa propria.

Questo si deve, banalmente, al fatto che la maggior parte dei televisori attuali non è in grado di offrire contenuti 3D convincenti, e inoltre la gran parte dei formati multimediali non hanno la possibilità di immagazzinare e riprodurre questo tipo di contenuti.

Ci sono fondamentalmente tre rami della tecnologia 3D per l’uso domestico. Uno di questi riguarda uno schermo speciale che in realtà è costituito da due strati di schermi, ognuno dei quali punta in una direzione leggermente differente. Sedendo nel posto giusto di fronte allo schermo si percepisce un’immagine stereoscopica, autenticamente 3D. Il lato negativo, però, è che nessun apparecchio TV esistente supporta questa tecnologia, e non è ancora chiaro se una tale tecnologia possa funzionare per più di uno spettatore.

Il secondo approccio riproduce la tecnologia attualmente disponibile nei cinema, portandola in salotto. Lo schermo proietta due immagini stereoscopiche, e la luce di ogni immagine viene polarizzata. Un paio di occhiali speciali (che appaiono leggermente colorati, al contrario degli orribili occhialini rossi e verdi) separano la luce polarizzata così che ognuno degli occhi veda un’immagine. Questa tecnologia funziona benissimo nei cinema, e sarebbe ottima in casa, ma richiede una tecnologia di schermo che nessuna casa possiede ancora.

L’ultima possibilità è quella preferita attualmente dai produttori di videogiochi, ed è in circolazione da un pezzo. Funziona mostrando alternativamente sullo schermo l’immagine per l’occhio destro e per l’occhio sinistro, mentre l’utente indossa un paio di occhiali che contemporaneamente chiudono la vista per l’uno e l’altro occhio, così che ogni occhio veda la giusta immagine stereoscopica. Il risultato, se portato alla giusta velocità, è la percezione tridimensionale dell’immagine.

La cosa migliore di quest’ultima soluzione è che alcune televisioni possono già supportarla, almeno in teoria. Non è richiesta una nuova tecnologia per il display, ma c’è solo bisogno di uno schermo capace di frequenze di refresh doppie rispetto a quelle tradizionali. Oltre naturalmente a un paio di occhialini LCD sincronizzati con la frequenza della televisione.

Queste possibilità risiedono nel reame del moderatamente plausibile. Molti consumatori non sono disposti ad aggiornare le loro TV nei prossimi anni, avendo appena acquistato apparecchi HD, ma gli utenti più tecnologici saranno disposti ad aggiornarsi in vista del 3D.

Il problema principale, però, sono i contenuti. Le console possono uscire in output con segnali 3D a un televisore, se necessario; in teoria, se venisse fuori uno schermo 3D, la PS3 e la Xbox 360 potrebbero già supportarlo. I lettori Blu-Ray, i lettori DVD e i ricevitori televisivi, però, sono fermi all’era del 2D. Non hanno standard pensati per il 3D, e nemmeno i loro contenuti lo sono. Laddove i giochi sono già pronti per l’era tridimensionale, i film sono condannati ad arrancare.

In un certo senso, questo rappresenta un’opportunità per i giochi, ma anche una palla al piede per la rivoluzione tridimensionale. I giochi apriranno la strada alla nuova tecnologia, ma il salto nel cuore della terza dimensione non avverrà prima che il resto del mercato dell’intrattenimento non si sarà adeguato. Per ora è bello vedere che le aziende di videogiochi aprono la strada al futuro, ma non mi aspetto di vedere il 3D invadere il mercato nei prossimi anni. I tempi non sono ancora maturi.

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