Con una pentalogia intitolata Ken il guerriero – La leggenda dei veri salvatori, torna il combattente della sacra scuola di Hokuto in un progetto altisonante, quanto altalenante e ambizioso.
“Altisonante” perché da molti anni gli appassionati aspettavano un ritorno di Kenshiro, o sul grande o sul piccolo schermo. Dopo la deludente trilogia uscita in Dvd qualche hanno fa, che proponeva una ideale terza serie della saga a cartoni animati, i fan avevano stretto pugni e denti in attesa che qualcosa all’altezza rispolverasse vecchi sapori dati da “tsubo”, fantomatiche scuole di Nanto e Hokuto, incroci famigliari al limite del grottesco (cose che nemmeno a Beautiful...), e amori sempre drammaticamente impossibili. Che allegria! Verrebbe da dire, e invece ci troviamo davanti semplicemente gli ingredienti di uno degli anime più popolari della storia giapponese: Hokuto no Ken, aka Ken il guerriero, conosciuto ai più colti anche come Fist of the North Star.
Un leggero ripasso. Siamo alle soglie del terzo millennio, l’umanità è stata sconvolta dalla terza guerra mondiale e la Terra è stata letteralmente ridisegnata fra città distrutte, deserti aridi e una popolazione allo sbando. In un contesto sociale fatto di bande rivali, villaggi molto poveri e la continua ricerca di acqua (divenuto il bene più prezioso) giunge Kenshiro, uno degli ultimi discendenti della sacra scuola di Hokuto: in originale Hokuto Shinken. I principi su cui si basa la sua scuola di arti marziali sono simili a quelli della tecnica dell’ago puntura, solo che in questo caso “toccando” il punto giusto si può portare il proprio avversario ad atroci sofferenze. Ken, deciso a ritrovare la donna che ama (Julia) rimane coinvolto in una lotta tra antiche scuole di arti marziali che vogliono la supremazia l’una sull’altra. Tra i vari maestri c’è anche Raoul, suo fratello maggiore che si è auto proclamato Imperatore del Mondo. Ken decide di fermarlo...
La trama, a ben vedere piuttosto complessa, è iniziata per mano del duo Bronson (ai disegni, pseudonimo di Yoshiyuki Okamura) e Tetsuo Hara (ai testi) nel 1983, sviluppandosi sia a fumetti che a cartoni animati fino al 1988, data di chiusura della seconda serie animata. Nel manga, in verità, la serie proseguiva stancamente con una brevissima parte in cui Ken perdeva la memoria. Tale idea è stata poi sfruttata alla fine degli anni Novanta per la già citata trilogia animata edita in Dvd da Dynit dal titolo Shin Hokuto no Ken. Questa non ebbe un buon riscontro di critica, vedendo nei tre episodi da 45 minuti l’uno che componevano la miniserie idee stanche e cose decisamente già viste. Oltretutto il character design non convinceva, risultando altalenante con una resa grafica non sempre ottimale.
La stessa cosa, purtroppo si può dire per la nuova pentalogia che, ora edita da Yamato Video, sta arrivando poco a poco nelle sale diretta da Takahiro Imaura. “Altalenante” quindi, in questo caso anche l’animazione, fatta spesso di ripetizioni e disegni che appaiono più simili a bozzetti preparatori. Come mai tanta superficialità nella resa grafica? Difficile dirlo... I pochi elementi realizzati in Computer Grafica, oltretutto, risultano decisamente staccati dal resto dei disegni e, anche in questo caso, decisamente non al passo coi tempi.
Rimane quindi, alla fine, l’ “Ambizione”. Il personaggio di Raoul impersona tutto questo aspetto ed è forse in quest’ottica che si può giustificare l’uscita nei Cinema di questa nuova saga sceneggiata a sei mani da Nobuhiko Horie, Yoshinobu Kamo e Katsuhiko Manabe. Purtroppo però, va detto chiaramente, il prodotto che si va a vedere è indirizzato esclusivamente ai veri amanti della serie e del manga. I veri patiti di Ken il guerriero e i nostalgici che sognavano da piccoli di diventare un grande maestro di arti marziali. Tutti gli altri, ed è sempre brutto dirlo per un nuovo anime che arriva nei cinema, è bene che si tengano alla larga da questo Ken il guerriero – La leggenda di Raoul. Il film infatti è semplicemente una riproposta della prima serie, tagliata e vista attraverso gli occhi del cattivo Raoul. Un po’ poco, e con una sceneggiatura che finisce per sfiorare il ridicolo quando si cerca di nobilitare le gesta dell’Imperatore del Mondo, che nel frattempo ha trucidato centinaia di persone, con il dubbio che abbia fatto tutto questo per ricercare anche lui, e a suo modo, la pace... Roba da filosofia spicciola, insomma.
Argomentato l’aspetto risonante di un progetto di questo tipo, di cui sono usciti i primi due film in Dvd (basati sui personaggi di Ken e Julia); spiegata la povertà tecnica, incapace di essere al passo coi tempi, anche con gli anime giapponesi di questo periodo; e infine esplicitato l’aspetto ambizioso dell’opera, che alla fine soccombe sotto i colpi dell’amarcord più becero; rimane la leggenda.
Quella di un cartone animato che continua a vivere nel cuore di tanti appassionati. Una storia che, tra manga (ne sono uscite recentemente alcune nuove serie), serie animate, film d’animazione e un film live action (Fist of the North Star di Tony Randel, uno dei più brutti mai realizzati da un anime), anche a distanza di tanti anni, rimane tra le cose migliori viste nell’animazione giapponese. Con i suoi risvolti umani, i suoi personaggi mitici, i suoi combattimenti emozionanti, la drammaticità del mondo descritto, i suoi intrecci improbabili e la sua rarefatta atmosfera zen...
In attesa di vedere anche gli altri futuri capitoli di questa pentalogia per poter dare un giudizio esaustivo, il dubbio viene. A volte forse è meglio mantenersi ben stretto il ricordo, che cercare di far rivivere un antico sogno. Ed è con questo ultimo pensiero che ci rivolgiamo alla Stella del Nord, come fece Raoul in punto di morte e alzando il pugno al cielo.