Senza più lamentarsi, i nostri Magnifici Cinque affrontano la fatidica seconda giornata con discrete dosi di garbo e disinvoltura. Contro le migliori previsioni, e soprattutto i loro vari umori, si scatena tuttavia una forza oscura: non l’antimateria, ma nostra signora tecnologia. Alla proiezione mattutina di Life during wartime (titolo profetico) si assiste a cinque minuti di schermo nero. Cinema sperimentale che esorta alla concentrazione assoluta e mira a scatenare l’immaginazione? La solita nota voce altoparlante style smentisce l’ipotesi: “Ci scusiamo per l’interruzione” (interruzione? Ma non era neanche iniziato...) e, senza citare testualmente, si evince che si tratta di un bel problemino tecnico. Solo 35 minuti dopo, la proiezione riprende e i più impazienti tirano un sospiro di sollievo.
Parte il film. C’è lui, c’è lei, mancano giusto… i sottotitoli. Arriveranno, certo, ma con un ritardo cronico che manderà in tilt tutto il film, ormai parodistico alla Monty Python, con sottotitoli improbabili appartenenti a tutt’altre scene. La stampa italiana, finalmente, insorge con boati (“Vergognatevi, questa è l’attenzione che date agli autori!”) e battute (qualcuno insinua che dietro al qui pro quo tecnico/tecnologico ci sia lo zampino di un Ghezzi), quella straniera prende a picchiare sul muro vicino al proiettore (non accorgendosi che la cabina ‘del comando’ è proprio dalla parte opposta).
Stanchi di continuare a vedere e a soffrire per un film così maltrattato (boicottato?), mentre la sala si svuota a poco a poco, andiamo a chiedere spiegazioni al personale presente in sala. “Sono anni che il digitale dà problemi, di che vi stupite?” ci consola uno, “mi dispiace ma non ho il permesso di entrare” risponde l’hostess a cui chiedevamo di parlare con la cabina ‘del comando’ per risolvere la situazione... Morale della favola: la recensionsushi la trovate solo grazie alla pazienza di Maurizio, noi altri siamo usciti indignati cercando quel muro delle proteste curato da Ippoliti (vera attrazione della Mostra da anni, quest’anno incredibilmente sparito) e ci siamo depressi nel non trovarlo.
Il resto della giornata è stato diviso fra la proiezione di Videocracy, ovvero il meglio del peggio del nostro paese, gli applausi per il Viggo di The road con tanto di piccolo punk al seguito, i continui dibattiti fra pro e contro Baarìa, i folgorati da Lourdes (non è uno scherzo, ma un film in concorso, amen) e, dulcis in fundo, il premio Biraghi a Laura Chiatti, a cui è stato dedicato anche un raffinato Nastro Azzurro party serale. Stampa italiana in grande spolvero più un paio di volti dello spettacolo, insomma la cosa più interessante era la birra. E gli inattesi fuochi d’artificio organizzati da chissàchi poco più avanti.
Dal Lido è tutto, domani ci si alza presto. (Ore 03.58 AM, a proposito di Lourdes: pregate per noi).