Dura la vita per i fan dei manga giapponesi.
Ogni appassionato che si rispetti ha, infatti, un unico, grande desiderio inespresso: vedere i suoi eroi e le storie fantastiche di cui sono protagonisti fare un balzo al di fuori delle pagine dei fumetti e prendere vita, simbolicamente s'intende, sul grande schermo.
Purtroppo, per decenni questo sogno non ha potuto realizzarsi.
Il problema centrale, fino a qualche tempo fa, era l'arretratezza del medium cinematografico, la cui tecnologia non consentiva di trasporre su pellicola, in maniera realistica, ambientazioni, personaggi ed imprese che popolano i manga dei maestri giapponesi.
Esempio tristemente lampante di tale difficoltà è Fist of the North Star del 1995, inguardabile adattamento del manga ed anime Hokuto no Ken (in Italia conosciuto come Ken il guerriero), in cui le straordinarie acrobazie e i colpi speciali dei combattimenti che hanno reso celebre il maestro di Hokuto venivano mortificati da messa in scena, coregrafie e regia ai limiti del trash.
Non più fortunati risultavano, comunque, le trasposizioni di manga meno spettacolari come il City Hunter interpretato da Jackie Chan o alcuni vecchi film incentrati sull'esilarante Lupin III di Monkey Punch (protagonista, recentemente, di un ben più gustoso cortometraggio italiano intitolato Basette ed interpretato da Valerio Mastandrea e Luisa Ranieri).
L'avvento della computer graphic, a metà anni '90, con tutto ciò che esso comporta in termini di rappresentazione dell'irreale e dell'immaginario, sembrava poter finalmente mettere fine ad un'attesa tanto lunga.
Da allora, infatti, molti cineasti, giapponesi e non, hanno cercato di sfruttare le potenzialità del digitale per dar vita agli eroi delle «nuvole parlanti».
Tuttavia il nuovo universo visionario a loro disposizione li ha spinti a sviluppare pellicole eccessivamente vicine all'estetica della video-arte e, di conseguenza, distanti dalle opere di partenza.
Due titoli su tutti: Devilman di Hiroyuki Nasu del 2004 e Kyashan di Kazuaki Kiriya del 2006. Entrambi i film, privilegiando l'aspetto visivo, tanto ricco da risultare a tratti stucchevole, mettono in secondo piano le affascinanti ed articolate trame dei fumetti (o anime, nel caso di Kyashan) da cui sono tratti, finendo col provocare le dure critiche dei fan che, addirittura, giudicarono il Devilman di Nasu il «Peggior film giapponese» del 2004.
Analogo problema, e medesimo fallimento, reso ancor più grave dalla partecipazione allo script dell'autore della serie originale, il «vero mito» Go Nagai, per il Cutie Honey di Hideaki Anno (creatore di Neon Genesis Evangelion).
Se i filmakers del Sol Levante si dimostrano incapaci di realizzare trasposizioni efficaci dei loro manga, i colleghi statunitensi non sono, purtroppo, da meno.
Infatti, nonostante la passione profusa e l'evidente amore per il cartoon, lo Speed Racer dei fratelli Wachowski non è altro che una roboante e sicuramente coinvolgente, ma vuota, attrazione da luna park. Divertente, senza dubbio, ma facilmente dimenticabile.
Decisamente peggior sorte è toccata ad uno dei manga di maggior successo in tutto il mondo, Dragonball di Akira Toriyama, vittima prima di un'ignobile versione nipponica del 1989 e poi dell'imbarazzante Dragonball Evolution (attualmente nelle sale), un pasticcio di effetti speciali approssimativi, attori mai credibili e una trama che riesce nel non facile compito di scontentare tutti, amanti del manga e non.
Con premesse tanto catastrofiche, c'è di che preoccuparsi pensando ai progetti che Hollywood sta sviluppando e che, in alcuni casi, riguardano veri e propri capolavori del fumetto giapponese.
È il caso di Akira, famosissimo manga fantascientifico di Katsuhiro Otomo, che dovrebbe arrivare sul grande schermo in un film live action (dopo quello, splendido, in animazione del 1988) prodotto e, forse, interpretato da Leonardo Di Caprio.
Anche un caro amico di Di Caprio, poi, Tobey - Spider Man - Maguire, ha intenzione di produrre ed interpretare una trasposizione cinematografica basata su una serie d'animazione di grande successo in USA negli anni '80: Robotech (in originale Macross).
E infine, impossibile non citare Battle Angel Alita, altro manga divenuto un cult della letteratura cyberpunk, al cui adattamento sta lavorando da anni James Cameron e la cui lavorazione potrebbe finalmente iniziare subito dopo l'uscita, ormai imminente, della nuova pellicola del regista americano: Avatar.
Nomi importanti per progetti ambiziosi.
Speriamo che riescano laddove quasi tutti hanno fallito, emulando l'ottimo Park Chan-Wook che col suo Old boy ci ha regalato uno splendido film tratto da un bellissimo manga.