Ad Hollywood non basta essere bravi per fare carriera; oltre al talento serve tanta fortuna, cinismo e un buon numero di conoscenze giuste. Dan O’Bannon, regista e sceneggiatore intelligente e dalla fervida immaginazione, non potendo contare su questi “fattori”, non si è mai imposto alle masse come stella del firmamento hollywoodiano. Ciononostante, il suo lavoro è stato determinante per lo sviluppo del cinema fanta-horror contemporaneo.
Dan O’Bannon nasce a St. Louis, Missouri, il 30 settembre 1946. Durante l’infanzia e l’adolescenza dimostra una spiccata creatività pitturando, costruendo modellini e scrivendo brevi racconti. La sua fantasia è stimolata, particolarmente, dalle storie horror e di fantascienza che il giovane legge avidamente (come tutta la generazione dei baby boomers: Dante, Carpenter, Landis…) sulle gloriose pagine dei fumetti della E.C. Comics come Tales from the Crypt o Vault of Horror. Crescendo, il futuro regista, decide di buttarsi seriamente nella carriera artistica e così si iscrive alla Washington University dove studia disegno e pittura. Successivamente, grazie al consiglio di alcuni amici, Dan riesce ad essere ammesso alla prestigiosa USC (University of Southern California), una scuola dove mossero i primi passi anche George Lucas e John Milius e dove Steven Spielberg non riuscì a superare la prova di ammissione. Durante i primi mesi di permanenza, O’Bannon mette in pratica le poche nozioni imparate con il film amatoriale di parodia sui “Monster Movie” The Attack of the 50 Foot Chicken (che anticipava, quindi, anche il Chicken Park di Jerry Calà!) e poi, affina le sue capacità per realizzare l’ottima short story (per lo meno così la pensa Carpenter, come riportato nel libro di Salza e Scarrone “Il cinema di J. Carpenter” – Fanucci) Bloodbath. Nella stessa classe di O’Bannon è presente anche un altro giovane appassionato di cinema di nome John Carpenter; i due stringono subito una buona amicizia e cominciano a scrivere una sceneggiatura di fantascienza come tributo sia a 2001 Odissea nello Spazio che a Il Dottor Stranamore: nasce così il progetto che si trasformerà in Dark Star. O’Bannon, in particolare, immette nel soggetto quello humour satirico e corrosivo che si trova soprattutto nella caratterizzazione dell’alieno mascotte e della bomba filosofa che parla. Il film rappresenta la tesi finale all’USC per Carpenter e O’Bannon i quali dividono le spese e girano ogni sequenza in 16 mm con un budget di 6000 dollari; la sua lunghezza definitiva non poteva essere superiore ai 45-50 minuti. La decisione di ampliare Dark Star a lungometraggio viene presa nel 1972 grazie ai finanziamenti del canadese Jack Murphy: il film viene allungato e gonfiato in 35 mm. O’Bannon si occupa del montaggio, degli effetti speciali e di tutte le scelte artistiche come production designer. Le riprese di protraggono per circa tre anni e mezzo e i due giovani registi devono aggiungere parecchi soldi di tasca propria per potere ultimare la lavorazione, cosa che avviene (grazie al determinate aiuto del produttore / distributore Jack Harrison) nell’autunno del 1974: il film è costato la discreta somma di 60.000 dollari. Ma proprio quando le cose sembrano andare per il meglio, l’amicizia tra Carpenter e O’Bannon si interrompe bruscamente; questa è la spiegazione che lo stesso O’Bannon ha fornito a chi scrive: “Per tre anni a mezzo, io e John eravamo inseparabili, vivevamo insieme, lavoravamo insieme e pensavamo insieme, proprio come due amanti: mancava solo il sesso! Poi, a film ultimato, John mi disse: - Dark Star ha bisogno di un solo regista e il credit me lo prendo io, la nostra collaborazione è finita, ognuno per la sua strada –“. Stanco e sfiduciato dal “tradimento” dell’amico, O’Bannon si dedica alla Computer Animation e agli effetti speciali, collaborando anche con George Lucas alla produzione di Guerre Stellari. Un giorno, però, un amico comune lo mette in contatto con il visionario regista Alejandro Jodorowsky, il quale si trovava a Parigi impegnato nella pre-produzione del film Dune; Jodorowsky convince Dan a mollare tutto, vendere la casa e a raggiungerlo in Francia per lavorare con lui. O’Bannon si lascia convincere ma, dopo poco tempo, il progetto fallisce e il Nostro è costretto a tornare a Los Angeles senza soldi e ancora più depresso di prima. Ma da vero creativo, Dan trasferisce la sua frustrazione in una storia di fantasia che diverrà lo script di Alien, il primo film a fondere, con immenso successo, horror e fantascienza. O’Bannon crede così tanto nel progetto da spendere gli ultimi soldi che gli sono rimasti per ingaggiare il disegnatore H.R. Giger commissionandogli degli schizzi per la creazione dell’essere alieno. Forte di questi disegni, Dan sottopone il progetto a Ridley Scott: il resto è storia (anche se O’Bannon si è sempre lamentato delle revisioni che la sua sceneggiatura originale ha subito da parte di Walter Hill e David Giler).
Nel corso degli anni Ottanta, Dan O’Bannon, dopo aver scritto la sceneggiatura del film di Gary Sherman Morti e Sepolti (1981) e di quello di John Badham Tuono Blu (1983), collabora attivamente con Tobe Hooper scrivendo lo script di Space Vampires (1985) e partecipando alla stesura di Invaders from Mars (1986). Proprio una sceneggiatura scritta per Hooper, consente al Nostro di esordire dietro alla macchina da presa; il film in questione si intitola Il ritorno dei morti viventi (1985), pellicola destinata a creare una saga e a rivoluzionare, per sempre, le regole dello zombie-movie. O’Bannon torna a dirigere un film nel 1992 con The Resurrected, storia Lovecraftiana che, però, viene stravolta in fase di montaggio dai produttori, arrecando al regista ciò che egli stesso definisce come “il dolore più grande della mia vita”. Come sceneggiatore, O’Bannon ha firmato anche Total Recall (1990), Screamers (1995) e Bleeders (1997). La sua scomparsa, avvenuta il 17 dicembre in un ospedale di Los Angeles, lascia un grande vuoto in tutti i cinefili del mondo.