Arriva in edizione homevideo Sucker Punch, l’ultima, discussa fatica del regista Zach Snyder, autore di film come L’alba dei morti viventi, 300, Watchmen. La sua prima sceneggiatura è un’iperbolica favola nera, Sucker Punch, definito dal regista “Alice nel paese delle meraviglie con mitragliatrici, bombardieri B-52 e bordelli”, visivamente splendida, che ha diviso spettatori e critica. Attenzione però: Sucker Punch è un film scritto e diretto da un regista particolare, sconsigliato a chi non apprezzi la sua esagerata visionarietà, le iperboliche scene d’azione, la rumorosa spettacolarità e l’uso massiccio di musiche (qui in particolare bellissime), con l’ispirazione agli Anime giapponesi, a tutto il Fantasy e ai videogames.
Nel DVD Warner l’immagine, sempre pulita e nitida, è influenzata dalle scelte originali della regia, con una fotografia ricca di grana, dalle tonalità a volte molto cariche, altre volte più spente e desaturate, in altre occasioni quasi metallizzate, anti-realistica come la storia raccontata. L’audio è esplosivo, in una costante, dettagliatissima resa degli spettacolari effetti speciali e delle splendide musiche, con dialoghi brillantissimi sempre bene in evidenza. Come extra abbiamo quattro bei corti in animazione (10 minuti) e un breve speciale sulle musiche della notevole colonna sonora, nella quale trovano spazio cover o mash up entusiasmanti diEmiliy Browning (la protagonista), Biörk e Skunk Anansie, Emiliana Torrini, Queen vs Armageddon. “Quando la realtà è una prigione, la mente può rendere liberi”.
In un universo di spietato predominio maschile, la piccola Babydoll, lotta per difendersi e vendicarsi dei torti subiti da un patrigno degenere, dopo la morte dell’amata madre e della sorella. Internata in un manicomio che fa sembrare Shutter Island un Club Mediterrenée, sotto minaccia di incombente lobotomia, trova insperate alleate in un gruppetto di altre recluse, tutte ragazze coraggiose e altruiste, anch’esse vittime di un mondo ferocemente maschilista. Insieme si inventeranno fantasiosi modi di lotta, affrontando nemici che volta per volta impersonificano i mostri delle fattezze umane con i quali devono rapportarsi nella tragica realtà, minuscoli e miserabili omuncoli ma ugualmente letali. I mostri assassini contro cui si battono sono giganteschi samurai, lucenti e malvagi Cyborg, draghi sputafuoco, Nazisti zombie, orchi stile Il Signore degli Anelli, inseriti in una specie di realtà parallela, in una struttura a scatole cinesi, quasi un sogno dentro un sogno stile Inception. Così almeno avranno l’illusione di combattere contro la malvagità che le circonda, come invece Baby non può fare, da inerme agnello portato al macello, legata alla sedia di contenzione. Sarà un percorso costellato di lutti, ma tanta fatica e tanto dolore serviranno poi per avere giustizia o sarà stato tutto per niente? C’è ancora spazio in mezzo a tanta cattiveria per un lieto fine? Forse un inatteso “sucker punch” (il pugno da lattante) sortirà il suo effetto.
Le protagoniste sono donne giovanissime di irreale bellezza, addobbate come bambole, impeccabilmente e pesantemente truccate, totalmente oggettivizzate come complementi del maschio che detiene potere di vita e di morte. Per questo, senza farsi distrarre dalla spettacolarità della messa in scena (che però rende il film godibile anche a una lettura superficiale), Sucker Punch si può definire quasi “politico”, come un’allegoria di un sistema in cui dominano la prevaricazione, la manipolazione, il sopruso, che si chiude coraggiosamente in modo tutt’altro che consolatorio. Da guardare anche tutti i titoli di coda. Come ogni tanto accade, dal film possiamo fare nostra una massima assai valida: If you don't stand for something, you’ll fall for everything.
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immaginifico
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