Ci sono due finali, ne
Le ombre rosse di
Citto Maselli (che abbiamo
recensito in occasione dell’ultima Mostra di Venezia). Uno è il loft degli intellettuali di sinistra, bloccati, stilizzati come ombre in un’immagine fissa, simbolo di un qualcosa che non va da nessuna parte (è il sottofinale pessimista). Nel finale (leggermente ottimista) c’è un casale, diroccato ma su cui si può investire, in cui costruire il futuro, il nuovo centro sociale. È questo scontro tra stasi e movimento, tra vecchio e nuovo, il cuore de
Le ombre rosse. Lo sintetizza bene
Stefano Rodotà nel suo breve intervento che introduce il film e apre gli extra del dvd.
La storia è quella di un centro sociale che, dopo l’intervista di un famoso intellettuale che lo paragona alle case della cultura istituite in Francia da Malraux, si trova al centro di un dibattito pubblico, e viene “adottato” da tutta una serie di persone, di sinistra, che finiscono per snaturarne il senso, e portarlo a una sconfitta, che è quella di tutto un movimento.
Le ombre rosse è un film che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni, approfondimenti: dice tutto, anche se fa domande, e non dà risposte, trasmette un disagio, ma non propone tesi. Gli extra del dvd, intervento di Rodotà a parte, si concentrano soprattutto sulla forma. Il backstage è un lungo viaggio nella nascita del film. Dalla scelta degli attori (assistiamo alle prove di
Roberto Herlitzka, l’intellettuale, e
Ennio Fantastichini, che interpreta un famoso architetto), a quella dei luoghi (vediamo Maselli in sopralluogo in un vecchio cinema di Roma, che nel film diventa il centro sociale). E poi è il momento delle riprese, con il cinema ormai trasformato in un vitale centro sociale e l’esibizione dei
Tetes de Bois. Si arriva così al montaggio del film, secondo Maselli “il vero momento creativo del film”, in cui si può cogliere la forza di un primo piano, di un volto, di un’immagine senza parole. Quella che emerge dal backstage è la straordinaria vitalità di un artista di 79 anni, entusiasta come un ragazzino, e del suo amore per il cinema.
Un artista che è a suo agio anche con la tecnologia. Anche un film apparentemente così semplice da girare ha i suoi segreti, i suoi effetti visivi, come possiamo vedere in un altro interessante extra. Anche Maselli ha scelto di girare con il green screen. Una delle prime scene, in cui i personaggi arrivano su una vecchia Panda davanti al centro sociale, è stata in realtà girata su un set, con la sola macchina davanti a uno schermo verde. L’edificio e tutti gli altri sfondi sono stati ricostruiti al computer e poi incollati, con un lavoro di compositing, dietro all’immagine della macchina e degli attori. Sempre con questa tecnica sono stati incollati sfondi dietro agli attori e immagini nei monitor durante la scena della registrazione del programma in tv. È moderno e antico allo stesso tempo, Citto Maselli. È tecnologia e storia. Come testimonia “Dedicato a Citto”, la canzone che gli dedica il collega e amico
Giorgio Arlorio. Sulle note di
Bella ciao.
Extra: Presentazione di Stefano Rodotà, Backstage, “Dedicato a Citto”, canzone scritta e cantata da Giorgio Arlorio, Gli effetti visivi, Trailer, Galleria fotografica