Sembra quasi che sia nato un nuovo genere. Potremmo chiamarlo Hitch-tech: un cinema in cui si prendono temi e situazioni da uno dei maestri della suspence, Sir
Alfred Hitchcock, e li si aggiorna a oggi, mettendoci tutte le diavolerie tecnologiche del caso, ammiccando così a un target più giovane. L’operazione vede in campo
Steven Spielberg, e la sua Dreamworks, e il suo nuovo pupillo
Shia LaBeouf, ed è iniziata un paio di anni fa con
Disturbia, un dichiarato omaggio in chiave teen a
La finestra sul cortile, in cui il protagonista aveva macchinari molto più aggiornati del teleobiettivo di
James Stewart.
Ora il gioco è meno dichiarato, ma il modello di
Eagle Eye (anche se è ispirato a un racconto di
Isaac Asimov) potrebbe essere
Intrigo internazionale: LaBeouf interpreta Jerry Shaw, fratello di un agente segreto caduto in battaglia, che è il classico uomo qualunque, ignaro e impreparato, che viene risucchiato in un complotto più grande di lui, proprio come il Thornhill/Kaplan di
Cary Grant. Come un film di Hitchcock,
Eagle Eye lavora per scene madri: proprio una di queste, l’arrivo di un corriere in un luogo deserto, riprende il famoso agguato in campo aperto e in pieno giorno di
Intrigo internazionale. È un film molto attuale,
Eagle Eye, perchè riprende tutte le suggestioni su Echelon, il Grande Fratello che ascolta e vede tutto. Già
Nemico pubblico di
Tony Scott ci aveva avvisato che siamo rintracciabili ovunque. Ora apprendiamo che la tecnologia può anche costringerci a fare delle cose: ogni schermo intorno a noi può parlarci con le sue scritte (come in una pubblicità di una nota auto di
Spike Lee). A metà film capiamo che siamo dalle parti dell’intelligenza artificiale, e si chiama in causa
2001: Odissea nello spazio di
Kubrick. Ma è meglio non citare troppo i grandi maestri:
Eagle Eye è un buon prodotto di intrattenimento, dove la tensione non cala mai. E dove sono comunque presenti le inquietudini sull’iper-controllo da Patriot Act dell’era Bush.
La tensione non cala mai, si diceva. Il film può essere visto come una lunga, interminabile corsa a perdifiato dei protagonisti. E dai contenuti speciali del dvd, in particolare dalle scene tagliate, si vede che anche quei pochi momenti di riflessione, che avrebbero dato un po’ di respiro al film, sono rimasti sul tavolo di montaggio, in modo che il montaggio del film potesse essere il più serrato e il più veloce possibile. In ogni caso, è interessante poterle vedere: per capire come oggi al cinema si tenda a velocizzare il tutto. E per apprendere un paio di cose in più sui personaggi che abbiamo visto nel film. La seconda featurette del dvd è un breve documentario sul making of del film: è interessante per capire come la corsa a perdifiato dei protagonisti sia stata quella di tutta la troupe, che ha girato quasi sempre in location restandoci per due o tre giorni. Il senso di straniamento e di fuga dei protagonisti quindi è reale. Come quasi tutti gli inseguimenti, gli incidenti e le scene d’azione, girate dal vero, con il minimo supporto possibile degli effetti digitali. Insomma, Hi-tech (anzi, Hitch-tech), ma fino a un certo punto…