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Blood Creek

Le radici del male

[del 02/03/2010] [di Paolo Zelati]

Prologo: West Virgina, Stati Uniti, 1936. Una famiglia di immigrati tedeschi, in un periodo in cui la Grande Depressione non è ancora un ricordo, riceve direttamente da Berlino una proposta del Reich: 150$ al mese per ospitare nella loro fattoria uno storico con il compito di studiare antichi reperti runici trovati nella zona. Ovviamente il capo famiglia accetta l’offerta e accoglie l’uomo nella sua casa ma, in questo modo, ha segnato, per sempre, il destino della propria famiglia. L’azione si sposta ai giorni nostri: Evan, un giovane paramedico, passa la sua vita a badare al padre invalido e ad aiutare la moglie del fratello Victor, un eroe di guerra misteriosamente scomparso, da qualche mese, durante un campeggio nei boschi. Una notte, però, Victor ricompare e, senza dare spiegazioni, chiede al fratello di raccogliere le armi che possiede e di accompagnarlo a Town Creek per vendicarsi delle persone che l’hanno rapito. Ma quando i due uomini raggiungono la fattoria incriminata, scopriamo che la famiglia vista nel prologo non è poi tanto invecchiata rispetto al 1936 e che “lo storico”, ormai lontano dalla forma umana, li tiene prigionieri grazie ad un diabolico patto.

Distribuito in dvd dalla Lionsgate dopo una micro-uscita nelle sale americane, Blood Creek è una piccola gemma che farà la gioia degli amanti di quel bizzarro sottogenere conosciuto come nazi-horror. Diretto da Joel Schumacher, una vecchia conoscenza dell’horror americano (Ragazzi perduti, Linea Mortale), il film è infatti un classico esempio di “genere puro” che mira unicamente all’entertainment senza mezzi termini e, soprattutto, senza pretese nascoste. Nonostante la sceneggiatura di David Kajganich (riveduta dallo stesso Schumacher) non fili proprio “liscia come l’olio” (anzi, a volerla dire tutta, ha più buchi di una fetta di groviera), l’atmosfera creata e lo splendido villain protagonista ci ricompensano pienamente e fanno si che le molte domande generate durante la visione (perché il protagonista segue il fratello senza nemmeno chiedere dove si va? Come mai la famiglia è costretta a nutrire il mostro? E soprattutto: se si conosceva da tempo il modo di fermarlo…perché non lo hanno fatto molti anni prima?!) possano rimanere senza risposta. Storicamente, è risaputo come Hitler e alcuni dei suoi più alti gerarchi credessero fermamente nelle forze soprannaturali e volessero sfruttarle per il controllo del mondo; c’era perfino una speciale sezione delle SS che, in giro per il mondo, aveva lo scopo di studiare questi fenomeni. Blood Creek sfrutta in modo molto affascinante questo inconfutabile binomio nazismo-occultismo, immaginando (?) che Himmler abbia mandato degli agenti in USA ad apprendere i poteri occulti derivanti dallo studio delle rune e che uno di essi, lo storico Wirth (un istrionico Michael Fassbender) ci sia effettivamente riuscito tanto da trasformarsi in una creatura senza tempo, in grado di comunicare con l’aldilà e di resuscitare i morti. Destinata, sicuramente, a diventare un classico, la sequenza in cui Wirth (nobilitato da un make up veramente efficace), dopo aver resuscitato un cavallo (rendendolo, così, uno zombi inferocito al suo servizio), lo fa saltare dentro la casa per attaccare gli attoniti abitanti. C’è qualcosa di veramente inquietante nel modo in cui il “superuomo” (giaccone di pelle nera, cranio pelato e tatuato e occhi velati di bianco) sussurra la sua cantilena nelle orecchie dei morti prima di risvegliarli: è un’immagine, questa, che rimane in testa anche dopo la fine dei titoli di coda. Imperfetto, forse poco compatto, ma Blood Creek tocca le corde giuste, ha un ritmo sostenuto e si conferma (insieme all’inglese Outpost) uno dei migliori nazi-horror visti negli ultimi anni. Peccato che il dvd della Lionsgate sia completamente sprovvisto di contenuti speciali…

dvd scarno per un ottimo horror

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Blood Creek film: Blood Creek genere: Horrordata di uscita:2009brain factor:

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