Ci sono quelle attrici il cui talento lo senti subito. E negli occhi profondi, nel viso splendido e arrabbiato, nel carisma naturale di Valeria Solarino lo intuisci immediatamente.
Così come in film profondamente diversi tra loro, da Che ne sarà di noi a Viaggio segreto, da Fame chimica a La febbre. E in attesa del film che forse la consacrerà (Viola di mare, colonna sonora di Gianna Nannini, Valeria è una lesbica che vive una storia con Isabella Ragonese) arriva Valzer a regalarcela, per un film intero e in piano sequenza.
A darle (e toglierle) il respiro che merita e che finora era stato forse negato all’interprete siculo-venezuelana. Ma la pellicola di Salvatore Maira, va detto, è qualcosa di più. È un esperimento, un film corale, una contaminazione di mondi e storie che non trovano tagli di montaggio perché il regista ha la bella e audace idea di ambientare tutto in un albergo, in cui la Solarino fa la cameriera. Noi la seguiamo (e non siamo i soli) nelle comande che adempie, ogni stanza è una dolorosa matrioska che apre altre porte nelle vite dei protagonisti e nelle curiosità dello spettatore.
C’è la tv infame che seduce Marina Rocco (altra attrice sopraffina e poco utilizzata) e le fa vivere sogni di plastica, un dramma dell’immigrazione, la doppia vita innocente e allo stesso dolorosa di una cameriera che si finge un’altra, per altruismo ed egoismo. C’è un albergo elegante di cui vediamo quasi solo cucine e corridoi o stanze anonime, ognuna con una sua storia, in un alternarsi di piani alti e bassi che uniscono umiliati e potenti in un unico ambiente, in un unico film, in un'unica rabbia. Il monologo socio-filosofico sul calcio che i vertici della Federazione e i loro lacchè televisivi fanno nella sala riunioni è forse troppo enfatico ma decisamente illuminante, l’inseguimento e incontro di un padre che cerca una figlia e viceversa (sbagliano entrambi, ma forse riescono a trovarsi lo stesso) è struggente ed evocativo.
Il film si gioca tutto su quest’ultimo piano (sequenza), sulla macchina da presa che non molla Valeria Solarino praticamente mai, come l’ostinato Maurizio Micheli, un attore speciale che non ha mai avuto lo spazio che meriterebbe e che con la sua dolce determinazione fa breccia in lei e in noi.
Più che un’opera cinematografica, un’esperienza. Un saggio di bravura (90 minuti di piano sequenza, usando una metafora calcistica, è come Gattuso: un giocatore che in una partita non si ferma mai) quasi mai fine a se stesso. E così si può perdonare qualche sbavatura inevitabile, qualche eccesso. Perché questo è cinema, c’è il tentativo di superarsi e indagare proprio solo degli artisti veri. E poi si parla di vite di Calcio e di vite prese a calci. Argomenti troppo spesso trascurati.
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La vita è un valzer in un albergo. L’importante è essere in ballo.
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