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Il Diavolo, probabilmente
Solitamente gli horror di non freschissima data vengono smerciati nel periodo estivo. A sorpresa dunque approda adesso in sala Shelter, del 2007, film interpretato non si sa per quale motivo dalla pur sempre valida Julianne Moore, che col suo nome costituisce sempre un richiamo. Di possessioni demoniache è piena la storia dell’umanità e di conseguenza letteratura e cinema (fra i mille titoli citiamo solo Il tocco del male, Rosemary’s Baby, i vari Amityville, i tanti Esorcismi/Esorcisti, Mirrors). Il Diavolo (per i non credenti) è l’invenzione perfetta per giustificare gli abissi di malvagità di cui si può macchiare un essere cosiddetto “umano”, come anche per rinunciare a “spiegare” la sua follia, tutto quell’insieme di patologie inquietanti che lo possono colpire, di difficile cura perfino oggi. Lasciare spazio al dubbio, al mistero, al sovrannaturale (ci sono più cose in cielo e in terra…) aiuta sempre a fare spettacolo. Al cinema, se si parla del male c’è sempre di mezzo il Diavolo, cattolicamente non si scappa.
Nella provincia un po’ cupa della Pennsylvania, Cara Jessup è una psichiatra forense senza indulgenze, affaticata dal carico di malvagità che è chiamata a dirimere, dalla responsabilità dei suoi giudizi, perché le sue perizie possono portare a una condanna a morte. Razionale e pratica, la donna è una madre single che, con la collaborazione del simpatico fratello, accudisce l’amatissima figlioletta. Si lascia coinvolgere dal padre, uomo più possibilista, in un consulto su un paziente molto particolare, afflitto da personalità multiple (il tenebroso e inquietante Jonathan Rhys Meyers). Pur suo malgrado, resta intrigata dal caso, davvero estremo. Senza intimorirsi per le terrificanti mutazioni del giovane uomo, indagando risale la catena dei personaggi che hanno trovato ospitalità anomala nel guscio del soggetto alfa, che sarà però quello che nasconderà la sorpresa maggiore. La storia e i personaggi reggono fino ad un certo punto, e così la curiosità dello spettatore. Poi subentrano: bambine albine, orride e stregonesche guaritrici, una comunità montana isolata e dedita a pratiche misteriose, antiche maledizioni, vendette che si estendono nei secoli, qualche decesso esteticamente orripilante, voci misteriose che bisbigliano nel vento, cosicché la storia perde ogni credibilità (che trattandosi di una faccenda sul paranormale già non era eccessiva, ma era garantita a priori, per correttezza). Uniti ai soliti comportamenti illogici dei protagonisti (altrimenti la storia non potrebbe procedere), questi elementi faranno rotolare il film verso un finale così scontato da generare ilarità invece che angoscia. Moore si dispera quanto tardivamente capisce in che pasticcio si è andata a cacciare (come personaggio e come interprete), Rhys Meyers si contorce e fa smorfie terribili durante i passaggi di personalità, Frances Conroy è l’incolore ma decisa genitrice di una delle vittime. La storia è stata scritta da Michael Cooney, evidentemente affascinato dalle personalità multiple, già autore del più interessante Identity, ma anche del sentimentale Jack Frost, mentre la regia è opera dei due svedesi Måns Mårlind e Björn Stein, ai quali auguriamo una sceneggiatura migliore nel prossimo futuro.
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Inutilmente cupo
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film: Shelter genere: Thrillerdata di uscita:TBApaese:USAproduzione:NALA Filmsregia:Måns Mårlind, Björn Steinsceneggiatura:Michael Cooneycast:Julianne Moore, Jonathan Rhys Meyers, Jeffrey DeMunn, Frances Conroy, Brooklynn Proulx, Nathan Corddry, KatiAna Davis, Michael Graves, Rick Applegate, Gregory W Bartley, Nicole Leigh Belle, Aaron Bernard, Jim Brough, Carl Clemons, John W. Iwanonkiw, Tamara Johnson, Jeffrey Jones, William Kania, Drew Levinson, Stephanie Macdougall, David Dale McCue, Chaz Moneypenny, John Peakes, Kyle Quinn, Charles David Richards, Steven Rishard, Charles Techman, Brian Anthony Wilson, Giovanna Yannotti, Irene Zieglerfotografia:Linus Sandgrenmontaggio:Steve Mirkovichcolonna sonora:John Frizzelldurata:112 min
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