Una visione “addolcita” dell’integrazione razziale. Così si può definire
Lezioni di cioccolato 2, il sequel del fortunato film del 2007, che prosegue sul tono della commedia degli equivoci in chiave romantica, aggiornata ai temi della multienticità. Ritroviamo Mattia, ex rampante imprenditore oggi prossimo al fallimento, anche a causa della sua propensione a curare gli affari di cuore più che il lavoro. L’emigrato Kamal ha messo su finalmente una raffinata cioccolateria, che però ha grossi problemi finanziari. Si consola con l’affetto per la bella figlia Nawal, che però vorrebbe emancipata nello studio e nel futuro lavorativo, ma tradizionalista e obbediente in casa. Quando Mattia propone al pasticcere di unire i loro business, l’uomo rifiuta inorridito all’idea che il “latin lover” possa conoscere la figlia e sedurla, perché per lei ha già pronto un bel matrimonio combinato. Ovviamente il destino fa incontrare ugualmente i due ragazzi, che però ignorano di avere in comune proprio Kamal. Comincia così la ronda dei fraintendimenti e degli equivoci, che si inscatolano uno nell’altro nella struttura classica della pochade. A orchestrare con ritmo è ancora una volta la sceneggiatura di
Fabio Bonifacci, autore di altre gradevoli storie come
Notturno Bus, Amore, bugie e calcetto, Diverso da chi? e di un piccolo gioiello come
Si può fare. In una sottotrama si muove una super-coppia, interpretata da
Vincenzo Salemme, il maestro-Ciccolataio vanamente innamorato di una fin troppo volitiva Commissaria di Polizia dal cuore però fondente,
Angela Finocchiaro, in un ruolo simile a quello che rivestiva in
La banda dei Babbi Natale.
Come nel precedente film, anche qui si gioca sugli scambi di identità e sulla conoscenza del “diverso”, con un tono sempre molto leggero che volutamente stempera nella farsa temi altrimenti fin troppo seri: un sorridente invito alla reciproca tolleranza e all’abbandono di pregiudizi ormai superati (da ambo le parti). Prosegue la stretta collaborazione con lo sponsor più dolce del mondo, la Perugina, per un film ancora una volta ambientato negli splendidi scenari dell’Umbria. Dirige al suo esordio in un lungometraggio
Alessio Maria Federici, dopo la regia di un episodio del film corale
Bambini e aiuto-regista in altre commedie di grande successo. Il bel
Luca Argentero ha saputo trovarsi un posto nel panorama della commedia italiana di qualità, soprattutto con i film prodotti da Cattleya. Al suo fianco, finalmente da co-protagonista, troviamo il simpatico
Hassani Shapi, che ricordiamo anche in Senza arte né parte, Nessuno mi può giudicare. Di origine africano-indiana, nato in Kenya e vissuto in tutto il mondo in un vero cocktail di etnie, da uomo spiritoso quale è, saprà sorridere per avere raggiunto la fama nel nostro paese come egiziano o marocchino, dopo diversi ruoli internazionali:
007 Il mondo non basta, Star Wars La minaccia fantasma, Irina Palm. L’oggetto del contendere fra i due uomini è la bella
Nabiha Akkari, di nazionalità francese, già notata al fianco di Checco Zalone in
Che bella giornata. Anche nella realtà è un’emigrata di quella seconda generazione di cui parla proprio il film, una giovane donna impegnata a definire il suo ruolo, affare complicato sempre e in ogni cultura, oggi reso ancora più complesso dalla mescolanza più stretta fra usi e costumi e religioni molto diverse. Il messaggio del film è inevitabilmente edulcorato, perché tutti i personaggi sono persone civili disposte a un civile confronto. Ecco, appunto, civile confronto… Peccato che sembri possibile solo nella fiction.
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Conciliante
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