Se la propria vita è in rovina, forse è proprio dalle rovine che si potrebbe iniziare per risalire la china. Quelle che la guida turistica Georgia (Nia Vardalos) ci mostra con combattivo sfoggio di cultura umanistica appartengono alla Grecia, culla della civiltà presa oggi d'assalto dai soliti turisti a caccia solo di shopping e souvenirs. La lotta della protagonista per cambiarli e per convincerli ad appassionarsi alla cultura passerà per una più complessa lotta contro se stessa, che la vedrà alle prese con la propria fallimentare esistenza, necessitante di qualcosa o qualcuno che possa estrarla dalle vere macerie interiori.
Dal gioco di parole tra le rovine dell'antichità e quelle personali prende spunto anche il titolo originale di questa commedia, My life in ruins, biecamente trasformato in italiano in Le mie grosse grasse vacanze greche, tanto per istituire un inesistente collegamento con l'arcinoto film del 2002 che in comune ha solo la protagonista femminile e il produttore Tom Hanks.
Simile è certo anche Il tentativo di realizzare una storia che affianchi una crescita personale del personaggio principale a divertenti situazioni che montino una sorta di satira culturale sui vizi e gli stereotipi di culture varie (e qui non abbiamo solo quella greca, ma ce n'è per tutti i gusti, dagli americani, alle spagnole, fino agli australiani), ma tale intento non è ugualmente riuscito e finisce anzi per risultare abbastanza fastidioso a causa delle inevitabili forzature e dello scontato gioco su dinamiche stra-abusate e su sempliciotti luoghi comuni.
Il film ha i tratti di una commediola molto scolastica, che sembra incomprensibilmente scritta da sceneggiatori dilettanti alle prime armi, prevedibile persino nelle sue forzature narrative e con una sceneggiatura tutta giocata su equivoci puerili che mettono in mostra tutto il repertorio di blandi trucchetti comici triti e ritriti, rendendo ancor più patetico il fastidioso e sdolcinato quadretto romantico, cui manca totalmente un contesto forte in grado di renderlo credibile e meno patetico.
Come se non bastasse, il film, di per sé già diretto malissimo con una regia stanca e totalmente priva di ritmo, lascia in più la continua sensazione di stare guardando un reportage sulla Grecia, uno spot pubblicitario che innalza la propria colonna sonora (fin addirittura a sfiorare il tono epico) ad ogni inquadratura aerea che immortali un paesaggio o un monumento da cartolina. Davvero era impensabile che la verve della sempre brava e convincente Nia Vardalos cadesse così in basso. Letteralmente... in rovina.
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Una rovina di film. Le grasse grosse abbuffate greche sono solo un lontano ricordo.
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