Tratto dal best seller di Sue Monk Kidd, La vita segreta delle api è pellicola divisa tra fiaba e dramma, che si staglia sullo sfondo culturale dell’America delle leggi per l’integrazione razziale varate dal presidente Lindon Johnson.
Anni Sessanta, Carolina del Sud. Lily, una bambina orfana di madre e con una strana empatia per le api, fugge con la tata di colore dopo che questa è stata aggredita da dei razzisti. Trovato rifugio presso una famiglia formata da tre sorelle, la piccola ragazzina scopre l’amore, le api e la vita. Quando poi il padre verrà a riprendersela, dovrà fare una scelta molto difficile…
Tentativo nobile quello di far rivivere una stagione davvero brutta dell’America attraverso gli occhi di una bambina vagabonda. Purtroppo però l’esito non è dei più avvincenti. Il parallelismo tra api e neri (veri operai di un Paese arrogante, sembra suggerirci il sotto testo filmico) si fa via-via più evidente con lo svilupparsi della trama la quale non si spinge oltre il melodramma. Pianti, problemi di donne orgogliose, ancora pianti, qualche sorriso, un paio di lutti e uomini innamorati. Tanto miele in un film che già dal titolo lascia intendere due ore anestetizzanti. Neppure le belle e bravissime interpreti riescono a risollevare il generale buonismo della sceneggiatura. Queen Latifah e Alicia Keys, domano la pellicola, le api e gli amanti, con piglio maturo ed elegante. Il resto, invero, annaspa in una sceneggiatura che furbamente cerca riparo nella lacrimuccia facile.
Persino la giovane Dakota Fanning, che dopo averla vista in Push avevamo sperato in una virata improvvisa nella sua carriera costruita proprio sui drammoni esistenziali (ricordate Mi chiamo Sam e Dreamer – La strada per la vittoria?), diventa alquanto inespressiva e insapore. Ma con una “sorpresa”...
La curiosità è infatti che la quindicenne Dakota Fanning, a memoria d’uomo, da’ in questo film il suo primo bacio cinematografico.
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Tentativo di fiaba-dramma poco riuscito
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