Prendete una tenera fanciulla, casta e virtuosa, vestitela con un elegante mantello rosso col cappuccio, mettetela a vivere in un minuscolo villaggio, stretto fra gli alberi di una minacciosa foresta, nella quale però vive serena in una bella casetta di tronchi la nonnina della suddetta fanciulla. E soprattutto prendete un Lupo, cattivissimo. Avrete Cappuccetto rosso? Ma anche no, se a trattare la storia è Catherine Hardwicke, già regista del primo Twilght, evidentemente convinta che: 1) alle ragazze comunque piacciono i bad boys 2) tutti nascondiamo una dark side. Per cercare di uscire dalla spirale dei vampiri, la regista qui si butta sui lupi mannari, contaminando abbondantemente però la narrazione con elementi di entrambe le mitologie.
Nel villaggio di Daggerhorn, immerso in un imprecisato pseudo-medioevo, gli abitanti vivono dominati nelle solite superstizioni. Nonostante periodici sacrifici propiziatori, un feroce lupo miete vittime fra gli abitanti. In questo luogo poco allegro vive la bella Valerie, segretamente innamorata dell’umile taglialegna Peter, promessa sposa invece al figlio del ricco fabbro, Henry (Max Irons). Quando a morire è la sorella di Valerie, viene chiamato uno specialista, Padre Solomon (Gary Oldman), per sconfiggere la Bestia. Ma la popolazione cade dalla padella alla brace perché Solomon è un fanatico manico, con un manipolo di feroci assassini al seguito. Intanto da vari segnali Valerie comprende di essere più vicina al Lupo di quanto dovrebbe e rischia di essere giudicata come strega. Il Lupone Mannaro, sotto la cui irsuta pelliccia si nasconde qualcuno a lei molto vicino, in effetti la vuole per sé, chi mai potrà essere, fra coloro che sembrano tutti desiderare solo la sua salvezza?
Peccato che la storia così narrata manchi del tutto di tensione, sia emotiva sia erotica, totalmente priva della suspance che ci vorrebbe. Mentre Valerie è attanagliata dai dubbi sull’identità del Lupo che la concupisce, Amanda Seyfried che la interpreta, sgrana i bellissimi occhioni azzurri mentre socchiude la bellissima bocca rossa, che però non contribuisce a dare espressività al suo (bellissimo) viso. Altrettanto atono il padre, interpretato da Billy Burke, già papà di Bella, evidentemente condannato a fare il genitore di adolescenti difficili. La madre, donna la cui incapacità di resistere alla passione ha dato origine a tutta la tragedia, è Virginia Madsen. Del tutto insignificanti i due pretendenti, il troppo glamour Max Irons, dallo sguardo vacuo, figlio di cotanto padre (Jeremy) ma nemmeno lontanamente paragonabile a lui per capacità recitativa. Più sul proletario ma ugualmente privo di allure è Shiloh Fernandez, l’umile taglialegna, vero amore di Valerie. Risibile il personaggio della nonnina proto-hippie, interpretato, ahimè, da Julie Christie. Per chiudere con gli sprechi, Gary Oldman è Solomon, personaggio che si vorrebbe di inquietante malvagità, una sorta di Inquisitore crudele e sadico, ben lontano però dai caratteri interpretati nel suo glorioso passato dal mitico attore. Pure il gigantesco Lupo realizzato in CG non è eccelso.Tutti i protagonisti purtroppo sono semplici figurine che non riescono ad acquistare una dimensione tale da rendere il pubblico partecipe alle loro vicissitudini, in un film di cui la cosa migliore e più intrigante resta solo il titolo.
Se parliamo di film ispirati alla favola dei Fratelli Grimm, allora è di gran lunga migliore, e da recuperare per i più giovani, In compagnia dei lupi di Neil Jordan del 1984, che pur rifacendosi alla raccolta di racconti La camera di sangue di Angela Carter, trattava i temi presenti nella fiaba con maggiore aderenza, fantasia ed effetto drammatico.
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Tutti nascondono una dark side
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