Aveva trovato un disco di
Emitt Rhodes su una bancarella,
Cosimo Messeri. Regista e musicista (ha una sua band, i
Plastic Macs), Cosimo Messeri si è messo così sulle tracce di Emitt Rhodes, cantante americano dimenticato. Nel 1966 era il frontman della band
Merry-Go-Round. Pochi anni dopo tentò la carriera da solista, ma si diceva che i suoi dischi fossero in realtà quelli di
Lennon o
McCartney, o dischi dei
Beatles dopo il loro scioglimento. Il curioso caso di Emitt Rhodes è diventato un film,
The One Man Beatles, che abbiamo potuto apprezzare al
Festival di Roma nella sezione L’altro cinema/Extra, curata da
Mario Sesti, che in questi anni ci ha sempre regalato qualche perla legata al mondo della musica rock. “La sua storia mi aveva commosso, mi aveva toccato” ci ha raccontato Messeri. “Mi sembrava un dovere andare a ripescarlo. Avevo pensato: chissà dove si nasconde? Invece era sull’elenco. Ho telefonato, ed era un po’ stupito. Ci ha chiesto cosa volessimo da lui. Ma siamo partiti. All’inizio era sulle sue, ma poi si è lasciato andare”.
Quanto tempo avete passato con Rhodes?
Siamo stati con lui una ventina di giorni: la fortuna è stata che proprio in quel momento avesse ricominciato a vivere. Ha ripreso a frequentare il vecchio amico batterista, ha messo su un gruppo, esce e vede persone. Il secondo giorno siamo stati in sala prove, ci ha stupito.
Come avete fatto a ridargli questa voglia di suonare?
Io credo che questa voglia già ci fosse. La sentivo dentro di lui, si stava già riorganizzando, voleva tornare a suonare già da anni. Forse ci aspettava da anni…
Come ha conosciuto Rhodes?
Ho trovato un suo disco su una bancarella. E poi mi sono interessato a lui: tramite internet mi sono fatto mandare gli altri.
Cosa pensa dell’accostamento continuo ai Beatles fatto a Rhodes?
Inizialmente era una squama di McCartney musicalmente e vocalmente. Nel suo primo album si sente chiaramente. Nei dischi seguenti però trova una sua personalità musicale: le canzoni che fa lui potrebbero essere solo sue. Non è un secondo McCartney o un plagio vivente dei Beatles.
A cosa sta lavorando attualmente Rhodes?
Sta incidendo un piccolo EP, per poi proporlo. Lui è molto perfezionista, quindi cambia una canzone continuamente: fa la stessa canzone con degli accordi diversi, che così diventa un'altra canzone, ma in realtà è sempre la stessa. Sta mesi su un pezzo. È un po’ questo il suo problema, si era capito…
La storia di quell’assurdo contratto discografico deve aver influito molto sulla sua carriera, per non dire che gliel’ha rovinata…
Senza dubbio. 250 mila dollari nel 1973 erano davvero molti. Per fare il primo disco aveva ricevuto qualcosa come 5mila dollari, cioè nulla. Questa secondo me è una delle cause. Ha avuto varie sfortune, vicissitudini amletiche, una serie di dispiaceri tra matrimoni andati male e figli che non vede, che si sono sommati alle vicende con la discografia. Si è lasciato andare, probabilmente.
Per uno che scrive canzoni sentirsi dire “sei McCartney o Lennon” da un lato è gratificante, ma è anche un’arma a doppio taglio…
Rhodes l’ha vissuta male, perché dopo un po’ non ne poteva più. Anni dopo, nelle interviste, raccontava di essere stato ispirato da tutt’altro. Il che non era vero, ma era arrivato talmente all’eccesso da rinnegare anche i Beatles.
Ma si è capito com’era nata questa storia?
È nato da una serie di articoli in cui veniva osannato come il nuovo McCartney. E c’era veramente la credenza che fossero i Beatles, che quella roba venisse dagli scantinati della Apple. E che lui non esistesse, in pratica.
Se le sue canzoni fossero state promosse meglio, qualcuna di queste sarebbe potuta diventare un evergreen?
Secondo me assolutamente sì. In tutti i dischi, ma soprattutto nei primi due, ci sono 5-6 canzoni emozionanti, che non hanno nulla da invidiare a quelle dei Beatles, anche se sono il più grande fan europeo di McCartney. Sono mie opinioni personali, ovviamente. Credo che lui abbia uno stile tutto suo. Oggi è difficile trovare le sue canzoni, ed è difficile dire alla gente: vattele a sentire.
Cosa ci può raccontare della sua band, i Plastic Macs?
C’è pochino da raccontare, perché è nata da poco. Io ho sempre suonicchiato per altri gruppi. Il nostro chitarrista è volato a Londra, così da quattro adesso siamo un trio. Abbiamo fatto un EP, per ora. Che tipo di musica facciamo? Indovina…