A vederlo così, silenzioso e dai modi garbati, non lo riconosceresti. Eppure è proprio Shinya Tsukamoto, l’autore di Tetsuo, un film che agli inizi degli anni Novanta fece conoscere al mondo un cinema giapponese "altro". Una nuova prospettiva. Più violenta e ipnotica. Come prima domanda viene chiesto a regista come mai abbia deciso di realizzare il primo film della serie Tetsuo (il terzo in ordine di tempo) completamente parlato in lingua inglese?
«In realtà avevo avuto molte richieste di un Tetsuo americano» risponde. «Credo sia per questa ragione soprattutto. All'inizio devo dire che ero molto confuso, ma alla fine siamo giunti a un livello accettabile in fase di sceneggiatura». Ma la risposta fumosa non convince e qualcuno insiste. «Nel senso: mi era stato detto che era maturato il tempo per realizzare un Tetsuo americano. Ambientato cioè nelle città americane. New York o altro... Io però vivo a Tokyo. E' la mia città. Ed è la città che più ritengo adatta a raccontare la storia di Tetsuo. Tokyo è una città che ha nel DNA il cyber punk, e questa voleva essere una storia di questo genere. Quindi alla fine, dopo molto discutere, ci siamo accordati su Tokyo. E ne sono molto lieto».
La palla (rigorosamente di ferro) viene poi passata all’attore Eric Bossik, alla sua prima esperienza. «E' stato davvero incredibile. Tsukamoto mi ha dato tanta libertà, ed è stato anche capace di ascoltare le mie richieste e i miei suggerimenti. Ogni giorno era una nuova sfida. Una nuova esperienza sul set. A volte ci sono state delle difficoltà a capirci, soprattutto a causa della lingua, ma devo dire che è andato tutto benissimo».
Torniamo al regista, a cui viene fatta una domanda "difficile". Ovvero, c'è contiguità tra poesia e violenza? «E' una domanda davvero molto difficile» ci dice infatti il regista di Snake of June «Penso che la violenza nei film che racconto è una specie di strana fantasia. In fondo Tokyo non è una città violenta, non ci sono guerre e tutto rientra nella normalità di una metropoli. Nel film certo noi vediamo tanta violenza, ma è di facciata. Credo che diverta più che altro. L'importante, è non riportarla nella vita vera». Saggio, senza dubbio. E infine, considerando la natura cyber punk della pellicola, viene chiesto a Tsukamoto se negli anni ha visto una evoluzione in questo genere. «Credo che il significato della parola Cyberpunk sia cambiato molto nel tempo. Avevo creato i primi due episodi di Tetsuo proprio partendo dal significato di quel genere, diciamo, narrativo. Ora però è diverso. Penso che mi sono adattato secondo le cose che ho sentito e visto nel corso di questi anni. Credo ci sia stata insomma più che altro una evoluzione».
E se lo dice lui, possiamo crederci! Grazie Tsukamoto.