Paul Greengrass, regista di
The Bourne Supremacy e
The Bourne Ultimatum sta girando
Green Zone, film che vede
Matt Damon nei panni di un ispettore degli armamenti che cerca armi di distruzione di massa nei primi giorni di guerra in Iraq.
Greengrass sta applicando il suo stile personale a una storia vera. Se vi sono piaciuti gli ultimi due film su Bourne, molto probabilmente apprezzerete
Green Zone.
Greengrass si sta occupando di tutti gli aspetti del film, e ne ha parlato in una recente intervista a Collateral.
Sebbene ogni regista abbia un approccio personale al suo lavoro, di solito si segue una sceneggiatura, si girano le scene e si montano. Fine del film. Greengrass non la vede così.
"Ho sempre provato a condensare sceneggiatura, girato e montaggio in una sorta di tutt'uno il cui risultato dipende dalle risorse e dal tempo che hai a disposizione.
Perché ritengo che il solo modo per avere il risultato desiderato sia agire al cuore del processo registico, che si basa sull'equilibrio tra struttura, rigidità, forma e libertà, improvvisazione... E sono due aspetti imprescindibili."
In termini operativi ciò si traduce in un primo lavoro di stesura della sceneggiatura. Greengrass ha scritto molti dei film che ha diretto, spesso, ovviamente, affiancato da un team di professionisti.
La sceneggiatura, dice il regista, è ciò che fornisce la struttura, la rigidità, la chiarezza della situazione, chi sono i personaggi, cosa vogliono, quali sono i loro rapporti e cosa succede loro. Una volta risposto a queste domande si può cominciare a pensare ai dialoghi.
La sceneggiatura permette, mentre si gira, di creare un processo estremamente libero e creativo, ma con la sicurezza di sapere il punto in cui ci si trova, e quindi con la traccia precisa di ciò che si dovrebbe fare.
"Generalmente mi piace girare in maniera molto libera, a volte anche più di quanto la sceneggiatura permetta, come per esempio nascondere un'informazione agli attori in modo che siano forzati ad agire in maniera più coerente con la situazione."
Successivamente il montaggio avviene con nuove ingerenze in termini di rigidità, e, se fatto veloce, permette di aggiustare il tiro ed eventualmente tornare a filmare, risorse permettendo.
"Ad esempio c'è stata una scena tra Matt e Amy, che abbiamo girato un paio di volte in modi diversi, ma non ci convinceva. Così ho esortato i due attori a improvvisare la situazione. Ovviamente in base a ciò che i loro personaggi sapevano e a cosa volevano ottenere. E alla fine della scena sembrava quasi un matrimonio tra i due."
Questa è la regia per Greengrass: un processo di costruzione organica di un segmento che permetta di raggiungere l'obiettivo, un percorso a volte ben definito, a volte solo accennato, dove i problemi vanno risolti lungo la strada.
Per raggiungere un estremo realismo il regista si è avvalso di veri soldati. Questo ha facilitato sia il compito del casting, sia le possibilità di immedesimazione Damon. D'altra parte Greengrass è consapevole che è un film di genere, e deve usare un codice comprensibile dal pubblico, quindi il realismo deve essere amalgamato con il resto in maniera intelligente.
Per quanto riguarda il cast, Greengrass ha scelto Matt Damon perché, oltre ad essere un bravo attore, è una delle star più quotate al momento.
Brendan Gleeson perché risulta perfetto nel ruolo di qualcuno in grado di sentirsi come se fosse stato per molto tempo in Medio Oriente e avesse visto tutto.
Khalid Abdalla perchè Freddy è un personaggio molto difficile, un tizio con una gamba sola, con un punto di vista non comune, e lui è uno dei migliori giovani attori inglesi.
Lo stesso dicasi per Amy Ryan. che rende molto reale, molto vera la giornalista che interpreta.
E infine Greg Kinnear, decisamente un perfetto "cattivo", caratterizzato da un idealismo contorto, intorno al quale gira tutta la storia.
Uno degli interrogativi dei fan di Burne è se Greengrass sia intenzionato a fare il quarto film della serie.
"Adoro il franchise di Burne, per me è il numero uno, e ho dato tutto me stesso nei due film, ma devo essere sincero: a parte i miei altri progetti, non credo di poter contribuire più di così. Inoltre, visto che è un franchise che ha altro ancora da raccontare, è giusto che venga rivisto da occhi diversi. Ho davvero fatto il massimo, e credo di aver finito. Niente di strano in realtà, 18 mesi della mia vita, 7 giorni su 7, 20 ore al giorno ed è stato grandioso, e spero continui con un quarto film, e le mie ragioni sono state comletamente comprese dalla produzione, con la quale magari collaborerò in qualche altro film."
Dopo una serie di film d'azione esplosivi Greengrass vorrebbe dedicarsi ad altro. Non esclude infatti commedie romantiche o film per la famiglia.