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Baarìa e il cinema che va oltre la storia
Sobrio, pieno di parole di spessore, Luigi Lo Cascio arriva al Giffoni Film Festival per una lezione sul ruolo dell’attore rivolta ai giurati e coglie l’occasione per ripercorrere una carriera che nelle prossime battute prevede un’apparizione nel chiacchieratissimo Baarìa di Tornatore, atteso in anteprima al prossimo Festival di Venezia, e un ruolo da cospiratore della Giovine Italia in Noi credevamo di Mario Martone accanto a Servillo e Zingaretti per la sceneggiatura di Giancarlo De Cataldo. Un semplice attore in veste di attore, lontano dai fumi della celebrità, che racconta con passione (e con la fretta di chi avverte l’ansia di dover correre in scena anche quando è in pausa) piccole indiscrezioni da due set che un po’ si assomigliano: «Entrambi hanno una scansione temporale molto ampia, seguono le vicende dei personaggi evolversi negli anni». Martone ha optato per il Cilento mentre per Tornatore, Tunisi si è trasformata nella brulla Sicilia, «Un film epico che si rifà all’origine del mestiere dell’attore e nasce da un modello collettivo, una voce che incarna la comunità, parte di un coro che circonda la storia principale, ispirata alla famiglia e all’infanzia del regista sullo sfondo di un paese che si trasforma in un affresco di testimonianze. La Bagherìa dei primi anni di vita di Tornatore svelata lungo un corso principale». Volti popolari e brevi comparizioni «Per rendere i ruoli più incisivi. Una scelta che ricorda un insegnamento efficace dei tempi dell’accademia. Quando ci spiegavano quanto fosse più complesso interpretare un personaggio che si esaurisce in cinque battute piuttosto che fare Amleto e concentrare la caratterizzazione in poco tempo senza tante occasioni. Difficoltà che aumenta quando i personaggi non sono neanche celebri come nel caso di “ Baarìa” dove ogni frammento deve assumere significato in modo immediato». E il cinema riprende spazio su un campo occupato dalla televisione, la narrazione del passato: «E’ una forte ambizione portare al cinema la storia, una prerogativa che sembra ormai esclusiva della televisione. Pensare con i mezzi cinematografici l’intero percorso di un popolo, di un gruppo, attraverso un lungo passaggio temporale, impone un lavoro minuzioso che il grande schermo spesso preferisce delegare alla tv. Baarìa, invece, è una produzione corposa, il trucco sofisticato per rendere l’invecchiamento, la ricostruzione ambientale, i cambi di scena, trasformano la trama in un mosaico che disegna il passato. E trovo davvero molto bello che ci siano ancora registi animati dal desiderio di un respiro largo, che si sforzino di soffermare l’attenzione non soltanto sul singolo intreccio ma su un ristretto pezzo di umanità». Senza temere le sbavature storiche, un coraggio che «Parla del vero rapporto tra cinema e realtà, dove a contare è la prospettiva che si vuole esaltare. Ogni volta che un film si collega alla storia c’è sempre qualcuno che è pronto a criticare l’esattezza della ricostruzione. E’ stato per esempio il caso di Buongiorno Notte dove Bellocchio ha tenuto a precisare che il film non era una ricostruzione documentaristica o cronachistica ma una reinvenzione focalizzata sulla cattività di un uomo tenuto rinchiuso per tanto tempo e sulle dinamiche che si creano tra diverse sensibilità in uno spazio ristretto. Guardando una pellicola il pubblico deve sempre ricordare che il regista suggerisce una visione individuale molto lontana dagli intenti degli storici».
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film: Baarìa genere: Dramadata di uscita:25/09/2009paese:Italiaproduzione:Medusa Film, Quinta Communications, Ministero per i Beni e le Attività Culturali MiBACregia:Giuseppe Tornatoresceneggiatura:Giuseppe Tornatorecast:Francesco Scianna, Margareth Madè, Raoul Bova, Giorgio Faletti, Leo Gullotta, Nicole Grimaudo, Gabriele Lavia, Angela Molina, Enrico Lo Verso, Nino Frassica, Aldo Baglio, Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Marcello Mazzarella, Luigi Lo Cascio, Beppe Fiorello, Donatella Finocchiaro, Enrico Salimbeni, Lina Sastri, Gaetano Aronica, Alfio Sorbello, Laura Chiatti, Michele Placido, Vincenzo Salemme, Corrado Fortuna, Paolo Briguglia, Luigi Maria Burruano, Franco Scaldati, Monica Bellucci, Sebastiano Lo Monaco, fotografia:Enrico Lucidimontaggio:Massimo Quagliacolonna sonora:Ennio Morriconedistribuzione:Medusadurata:150 min
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