|
|
Intervista a Ian Livingstone
Il presidente a vita di Eidos Interactive, Ian Livingstone, è di nuovo conferenziere al GameHorizon di quest’anno, e poco prima del termine dell’evento GamesIndustry ha potuto raccogliere le sue impressioni e pareri.
D: L’industria videoludica sta soffrendo della crisi economica globale, e ne è un esempio la crisi dello studio Midway a Newcastle, ma in realtà la gente qui al GH sembra molto ottimista. Quale crede ne sia il motivo?
Ian Livingstone: Beh, abbiamo degli speaker molto esperti, come Dave Jones ed altri. Questa gente è molto rispettata, e hanno delinato le loro impressioni sul futuro dell’industria, e c’è anche un focus group di convenuti che studiano gli aspetti economici dell’industria e come poterli migliorare. È una sfera di cristallo per predire il futuro.
D: Cosa credi che i convenuti ricorderanno di questo evento?
IL: Il focus è stato sul mercato online – molte persone non capiscono dove stia andando. Si è discusso di come si giocherà ai giochi del futuro, e credo che molti abbiano tratto giovamento da queste discussioni.
Prendiamo ad esempio BigPoint. Sono venuti dal nulla, e si attendono 100 milioni di dollari di fatturato nel prossimo anno. Gran parte dell’industria britannica non ci fa caso, si basa perlopiù sui giochi per console, e dimenticano completamente i giochi sui portali e del successo di Jagex e Miniclip, che sono storie di successo nel panorama sconfortante del mercato console.
D: Sei ormai da tempo nell’industria, cosa ti eccita ancora del lavoro?
IL: Credo sia la capacità di raggiungere direttamente il cliente. Gli editori e gli sviluppatori hanno sempre lavorato nella produzione del gioco, investendo un mucchio di quattrini, ma una volta che giungono sugli scaffali pensano “ce l’abbiamo fatta. E adesso?”.
Invece le società online pensano diversamente. Arrivare sul mercato, per loro, è solo il primo passo del rapporto con il cliente, e hanno un’idea molto più chiara di cosa vogliono i consumatori. Ci basiamo sul focus testing, ricerche di mercato, dipartimenti di marketing, mentre queste nuove società si muovono più verso il cliente e hanno una conoscenza migliore di cosa soddisfa i loro clienti. Per me è molto importante cercare di capire come lavorano queste aziende.
D: Questa mentalità può essere anche molto costosa, e c’è il pericolo che l’opinione degli utenti raccolta sui forum non sia necessariamente rappresentativa della maggioranza silenziosa.
IL: Hai ragione. Non ho molto da aggiungere a questo proposito.
D: Quindi ripensando al 2009 come anno d’affari, lo vedi più come la fine della discesa, l’inizio della svolta o un ulteriore passo verso il basso?
IL: Molti titoli sono già usciti, e ce n’è una marea in uscita per Natale. Ma credo che il 2009 sarà ricordato come l’anno del tutto o niente. I titoli più grandi continueranno a vendere bene, ma molti dei titoli minori finiranno col deludere i loro acquirenti.
Per quanto riguarda lo sviluppo britannico, è un peccato che gli studi continuino a chiudere. Ci sono molte sfide per gli studi indipendenti.
Il brutto, per quelli che sono in posizione sfavorevole, è sentirsi obbligati a cedere le loro proprietà intellettuali. Molti dei migliori creativi sono adesso impiegati in aziende estere, che vedono il nostro valore laddove noi stessi non riusciamo a vederli.
Per quanto riguarda Eidos, è positivo avere come partner la Square Enix. L’Eidos è adesso una sussidiaria di una azienda davvero globale, ma rimane indipendente. Gli studi e il catalogo di brevetti del gruppo sono impressionanti. Andando avanti, la Eidos continuerà a creare nuove proprietà intellettuali.
D: Sarà al corrente dei primi passi avanti fatti dalla proposta di detassazione dal governo inglese. Questo la rende più ottimista per il futuro dell’industria in Gran Bretagna?
IL: Sono stato molto lieto di far parte della campagna Games Up, dove abbiamo potuto svolgere attività di lobby come industria, piuttosto che separatamente. Abbiamo portato avanti una campagna molto forte, e sembra che stia dando frutti.
Ma ci sono molti altri casi di ministri che parlano e non fanno mai nulla di concreto. Negli anni abbiamo sentito di tutto da Stephen Timms, Tessa Jowell, Patricia Hewitt, e potrei nominarne altri. E cosa è stato fatto, finora? Sono fiducioso, ma devo restare scettico.
D: Sarà troppo tardi per alcune aziende…
IL: Meglio tardi che mai. Bisognerà congratularsi col governo, se farà davvero qualcosa. Non c’è bisogno di dare supporto a società che già sono fuori dal mercato. Sarebbe falsare l’economia. Come produrre candele quando il resto del mondo usa le lampadine.
Noi siamo il vero futuro: industrie creative, l’industria della conoscenza. Siamo tutto ciò che il governo desidera. Creare nuove IP significa far coincidere industria, tecnologia e arte. Siamo molto bravi nel produrre giochi, ma speriamo che ci sarà ancora un’industria videoludica, perché le sfide non sono ancora finite. E il mercato è impari. In Canada, in Europa, in parti degli Stati Uniti, si offrono crediti fiscali e il loro governo prende attivamente le loro parti. Il nostro governo, invece, ci ha sempre tenuto al muro temendo le reazioni della stampa più ingenua e sensazionalista. Ma altri stanno capendo quel che facciamo e ci riconoscono come il futuro, e vedono che l’artigianato e la finanza sono in declino.
|
|
« torna all'elenco interviste • tutti gli articoli correlati »
|
|
|
|
Sebbene lo sviluppo di Gran Turismo 5 abbia richiesto oltre 5 anni, il suo creatore, Kazunori Yamauchi, non è tuttavia pienamente contento del risultato finale... Nell'intervista che vi apprestate a leggere, rilasciata da "mister GT" durante la ...
GameStopFaccia a faccia con GameStop (parte 2)[di Nicola Congia] [25/11/2010]
[continua e si conclude l'intervista a GameStop. Potete trovare la prima parte al seguente link) A tal proposito, il vostro è un business focalizzato sulla vendita del prodotto fisico, mentre sono in molti a prevedere che il futuro stia nel digit...
GameStopFaccia a faccia con GameStop (parte 1)[di Stefano Silvestri] [24/11/2010]
Se iniziassi questo articolo parlando di Babbage's, probabilmente nessuno di voi saprebbe di che sto parlando. Eppure, questo oscuro rivenditore di software nato nel 1984 a Dallas, Texas, ha una lunga storia da raccontarci. Dieci anni dopo la sua ...
L'Italia che sviluppa difficilmente sale all'onore delle cronache: fatti salvi alcuni esempi blasonati, infatti, non ci capita spesso di parlare di personaggi del belpaese in grado di competere con le controparti europee o di oltre oceano. A volte...
|
|
tutte le interviste »
|
|