Quella casa nel bosco: Recensione

Di   |   18 Maggio 2012
Quella casa nel bosco: Recensione

L'ultimo Spettacolo

Erano ormai tre anni che sentivamo parlare di The Cabin in the Woods  ma, inspiegabilmente, il film già pronto e montato non veniva distribuito. Considerando i personaggi coinvolti in un'operazione che prometteva di "stravolgere le regole del cinema dell'orrore", i fan di tutto il mondo si chiedevano come mai il film prodotto da Joss Whedon (The Avengers) e scritto e diretto da Drew Goddard (Cloverfield) non riuscisse a vedere la luce. Ora che il film è finalmente nelle sale, si è capito il motivo ti tanto ritardo: avendo realizzato una pellicola metacinematografica, che usa il genere, destrutturandolo, per proporre un'intelligente satira sociale e dell'industria hollywoodiana e che vede nella sceneggiatura il suo punto di forza, Whedon e Goddard non volevano che il loro lavoro fosse avvilito da un'inutile conversione in 3D che la Lionsgate proponeva a tutti i costi. Fortunatamente, la loro tenacia è stata premiata e di conseguenza anche il pubblico può ora godersi senza inutili (e più costose) distrazioni un film scaltro, di grande spessore e, cosa ancora più importante, estremamente divertente sia per gli occhi che per la mente.

La storia inizia con un gruppo di teenager che viaggiano verso uno sperduto chalet nel bosco dove intendono passare un weekend rilassante; ovviamente non sarà così, ma per ragioni totalmente diverse da quelle che la mente dello spettatore (ormai avvezzo alle regole dell'horror) si potrebbe aspettare. E, a dire il vero, una sorta di indizio su quello che sta per succedere, ci viene dato proprio all'inizio del film, in una scena in cui due tecnici chiacchierano del più e del meno prima di iniziare una normale giornata di lavoro: la loro correlazione al gruppo dei protagonisti porterà allo sviluppo di diverse piste narrative che, attraverso multipli colpi di scena, ci condurranno allo svelamento finale (affidato al cameo di un'attrice che non ti aspetti...). Di più non si può raccontare: si rischierebbe di rovinare l'originalità di un film che agisce a diversi livelli e che ha bisogno di "spiazzare" lo spettatore per raggiungere il suo scopo. Sedici anni dopo Scream (e dopo centinaia di imitazioni), Goddard torna a destrutturare l'horror e a giocare con le sue regole in modo diverso ma ugualmente intelligente rispetto alla coppia Williamson/Craven. The Cabin in the Woods, infatti, non è solo una riflessione sullo "stato del genere", ma è anche una pungente satira sul mondo dei reality show e sul rapporto società-violenza. Diversamente dal pessimo The Hunger Games, il film di Goddard riesce abilmente a mescolare horror, distopia e black comedy, mantenendo un livello intellettuale alto e presentando dei personaggi interessanti e ben scritti (nonostante il loro ruolo sia poi quello di "stereotipi") che agevolano l'identificazione del pubblico. Voyerismo, catarsi ed Entertainment sono tematiche collegate, contemporanee e sviscerate, ormai, da decine di film (tra i migliori, l'inglese My Little Eye), ma la metafora inventata dalla coppia Goddard/Whedon (aspettate gli ultimi minuti del film) è di quelle che difficilmente riuscirete a dimenticare...

Giudizio

  • Bravi
  • 8/10