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I segreti di Lisbeth
Non era facile riuscire nell’impresa di trasporre su grande schermo il libro più venduto dell’anno scorso (almeno in Europa). Eppure Niels Arden Oplev ci ha provato, scegliendo di tenere alto il registro di genere firmato Stieg Larsson, per realizzare un giallo torbido e stordente, con schegge di noir conficcate nelle carni (usate, violate, martoriate) dei suoi oscuri protagonisti.
Mai indagine giornalistica fu più inquietante: “l’ultimo bastione di un giornalismo idealista”, tale Blomkvist, viene assoldato dalla potente famiglia dei Vanger per capire che fine ha fatto Harriet, attesa per cena e mai più tornata, quarant’anni fa. Ad aiutarlo nelle indagini, la dark-hacker-lady che non ti aspetti: Lisbeth/Noomi Rapace, vero fiore all’occhiello della storia, un’anti-eroina come poche altre, almeno nella cinematografia recente. Simbolo di forza, grinta e resistenza mascolina, con il suo corpo sfregiato da ematomi e tatuaggi e dimezzato da una magrezza impressionante, è la donna che tutti gli uomini che odiano le donne si meriterebbero: implacabile, geniale e vendicativa. Sarà lei a risolvere l’enigma (e non solo), ma prima ancora a regalarci le sequenze più apprezzabili del film, fra stupri a specchio e punizioni memorabili, immortalate da una macchina da presa che non teme choc, ma anzi tenta di evocarli inchiodando i corpi dei suoi personaggi con morbosa insistenza.
Peccato per il taglio mancato: 152 minuti sono decisamente troppi, basta osservare il progressivo decadimento di tono di una pellicola capace di tenere alti brividi, ossessioni e inquietudini e un ritmo avvincente fino al momento clou dell’agnizione. Purtroppo, anche per colpa delle pagine di Larsson, da lì in poi il detective-movie cede il passo alla prevedibile “carrambata”, spuntano tentazioni di iper-didascalismo e, immancabili, i pianti di riconciliazione familiari. Last but not least, la metamorfosi finale della nostra protagonista, forte e ammirevole nella sua anti-convenzionalità, che ad un tratto rivediamo camminare con l’abbigliamento e lo stile conformista per antonomasia: chioma bionda, tailleur, gioiellame e tacco alto – ovvero: come uccidere un personaggio cult, dal libro al film.
Da applaudire l’intenzione, ultimamente tutta svedese (ricordate l’altrettanto “doloroso” Racconti da Stoccolma?), di focalizzare l’attenzione sulla violenza di genere, senza trasformare necessariamente le donne in povere vittime: Lisbeth sbaglia, ma la testa la sa alzare. Un messaggio forte, per spingere tutte le spettatrici più ferite a gridare e graffiare ancora, malgrado gli abominevoli segreti e torti subiti.
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Buon film di genere, capolavoro decisamente mancato.
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film: Uomini che odiano le donne genere: Thrillerdata di uscita:29/05/2009paese:Danimarca, Sveziaproduzione:Nordisk Film, Nordisk Film, ZDF Enterprises, Swedish Television, Yellow Bird Filmsregia:Niels Arden Oplevsceneggiatura:Nikolaj Arcel, Rasmus Heisterbergcast:Peter Haber, Noomi Rapace, Michael Nyqvist, David Dencik, Georgi Staykov, Tomas Köhler, Lena Endre, Per Oscarsson, Ingvar Hirdwall, Gunnel Lindblomfotografia:Eric Kressmontaggio:Anne Østeruddistribuzione:Bim Distribuzionedurata:152 min
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