Rischiava di non uscire in Italia, quest’opera adrenalinica scritta e diretta da Joe Carnhan. Un vero peccato, ci saremmo persi un concentrato di azione, colpi di scena e ritmi forsennati, quasi una corsa contro il tempo, a perdifiato, nella caccia all’uomo dell’anno: Buddy Israel, in arte “Aces”.
Trattasi di un maghetto da strapazzo, anzi un “baro, illusionista, stronzo, bastardo”, adorato dai mafiosi che lo fraintendono come “mistico”. Nei panni di un personaggio tanto sui generis, un bravissimo Jeremy Piven che, come il Robert Downey Jr. di Zodiac, sa ammaliare dal viscidume del suo ruolo, “la mascotte ufficiosa della mafia”, abile a muoversi (e intrappolarsi al tempo stesso) nelle reti della criminalità organizzata, facendo apparire e scomparire velocemente, come per mestiere, soldi a palate fra bische e giochi d’azzardo.
Ma si dà il caso che qualcuno, un giorno, voglia la sua testa e sia disposto a pagarla ben 1,000,000 di dollari. Il mandante di una taglia così generosa è il boss malavitoso Primo Sparazza, responsabile di più di cento contratti di omicidio, una volta benefattore del suddetto illusionista, adesso suo acerrimo nemico per via di torti pesanti.
Un serial killer svedese, professionista nell’arte dell’omicidio, viene ingaggiato per risolvere definitivamente la questione. Tutto programmato e studiato nel minimo dettaglio, se non fosse per l’imprevedibilità di una concorrenza che definire sleale e spietata è poco.
D’altronde la posta in gioco è alta, il lavoro scarseggia e i poveri assassini devono pur campare. Morale della favola (nera) di Carnhan: benvenuti nel tutti contro tutti, un homo hominis lupus alla Tarantino, con fiumi di sangue, mattanze feroci e fumettistiche, rallenti spietati su corpi che s’accasciano, e poi raffiche di colpi, inseguimenti, vendette… insomma, un vortice cruento di delirio allo stato puro.
Elettrizzante, casinista, colorato, assordante: Smokin’ Aces è uno di quei film che ravvivano il panorama scarno delle uscite cinematografiche estive, regalando al pubblico una storia d’impasto rapido e veloce (sgranocchiabile nel giro di un pacchetto di pop-corn), costellata di stelle e stelline famose.
Da Ben Affleck (ex Superman distrutto di Hollywoodland, qui fascinoso giocatore di biliardo con tanto di bombetta sexy) a Andy Garcia (bandito in Ocean’s 13, eppure qui in veste di poliziotto supremo!), passando per Ray Liotta (Identity), Jeremy Piven (Entourage), Peter Berg (Collateral), Jason Bateman (The Break-Up), senza dimenticare gli artisti al loro debutto sul grande schermo, ovvero la cantante Alicia Keys e l’hip-hopper Common.
Ecco la squadra vincente che sfila davanti alla macchina da presa, assistita dietro le quinte da un team creativo di altrettanto rispetto, fra cui spicca la presenza e la maestria di Clint Mansell, già curatore delle musiche dei film di Darren Aronofsky (lo psichedelico Requiem for a dream e l’ultimo, poeticamente criptico, The Fountain).
Un susseguirsi di attentati, fughe, inseguimenti, squartamenti con motoseghe, ma anche colpi di pistola, coltelli e lame dalle tipologie più disparate sono i tasselli che compongono il mosaico di un film dove l’erba cattiva, alla fine dei conti, non muore mai. Per questo quasi tutti i killer (dai Tremors, nazisti schizoidi, alla coppia di dark, o meglio black ladies Georgia e Sharice) riescono in un modo o nell’altro a scamparla, sopravvivendo a stragi multiple e a tutto quell’inferno di furore omicida che si scatena nei 108 minuti di durata.
Smokin’Aces è il trionfo del montaggio alternato e della contaminazione dei generi, un cinema d’intrattenimento che si diverte a sguazzare fra la commedia e il gangster movie, camuffando identità e scambiando le pedine fra buoni e cattivi, fino a rendere irriconoscibile la linea di demarcazione fra il poliziotto e il criminale. O fra padre e figlio.
Colpi di scena in serie garantiti, fino al gran finale: non perdetevi i titoli di coda, fumettisti e casinisti come tutto il film.
(da www.giovani.it)