Benvenuti nel Marpiccolo. Piccolo non in quanto poco esteso, ma perché misero nella pochezza del suo mondo superficiale e gretto, provinciale e chiuso, senza colori né speranze. È la Taranto di Tiziano, ragazzo dalle poche ambizioni e confinato in un mondo dove l'illegalità non è una scelta, ma necessità per sopravvivere.
Un "Gomorra pugliese" potrebbe essere definito il nuovo film del regista Alessandro di Robilant, sebbene a parte la storia di quotidiana malavita poco la pellicola ha a che fare con la ricercatezza narrativa e stilistica del film di Matteo Garrone.
Siamo più sui territori di un racconto classico e lineare, con il protagonista di turno che smarrisce la retta via per poi ritrovarla, dopo un percorso di umiliazioni, amarezze e prese di coscienza, lontano da quel "cuore di tenebra" (il romanzo di Conrad è dichiaratamente citato nel film) che avvolge chi abita quei luoghi anche se animato da buone intenzioni (del resto è il buon proposito di saldare dei debiti che spinge il protagonista verso la criminalità).
Il film di Robilant ha dalla parte sua l'abilità di denunciare la realtà italiana su più fronti in modo equilibrato, dalla negligenza delle istituzioni, alla criminalità organizzata, agli interessi economici che calpestano la vita umana, fino anche all'inquinamento e ai problemi di una gioventù rinunciataria che si butta via rassegnata a ciò che ha intorno.
La pellicola non è certo esente da numerosi difetti, a cominciare da una sceneggiatura non troppo brillante e farcita con troppa retorica gridata, alla poca originalità della trama in sé e ad alcuni personaggi vuoti e scontati. Tuttavia, l'azione è garantita e molte sequenze sono girate davvero con ottimi lavori dietro la macchina da presa e al montaggio, che garantiscono empatia e tensione. Insomma, tutto quello di cui c'è bisogno per un gradevole film di genere.
Unite tutto questo a protagonisti forti (la coppia madre/figlio interpretata dall'esordiente Giulio Beranek e da Anna Ferruzzo offre momenti di recitazione raramente presenti nel cinema italiano) ed ecco che il potenziale di questa storia emerge pur con tutte le sue pecche, delineando in modo passionale e fisico un far west che ahimé per noi è purtroppo sempre meno "far".
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L'onestà vince sempre. E questo buon film di genere, pur nella sua poco originalità, convince proprio per la sua trasparenza.
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