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Waiting for a little Godot
Da quanti anni non vedevamo un personaggio come Maria sul grande schermo? Una donna fragile ma determinata, scorretta e indipendente, colta e irriverente, che non dipende da un uomo, che cura la sua depressione al cinema, che sa essere protagonista della sua vita senza essere moglie-madre-amante-sorella di alcun uomo. La conosciamo sola, Maria, intenta a superare un passato che non passa, sola ad affrontare l’età che avanza, sola ad affrontare le rughe del cuore e sola, soprattutto, a fronteggiare una gravidanza prima inaspettata, poi sperata e voluta con ogni forza. Ma come si fa a resistere sola per 50 lunghi, estenuanti giorni mentre vedi tua figlia, nata prematura, dipendere dai tubi di un’incubatrice?
Su quest’interrogativo s’incentra tutto il nuovo - anche in termini di stile, una virata intimista e un tocco decisamente più onirico- film di Francesca Comencini (tratto dal romanzo di Valeria Parrella), che sceglie Margherita Buy come volto e anima di questo personaggio così complesso, a tratti feroce, a tratti indifeso, sempre incredibilmente umano. Che fa rima con reale, verosimile. Una donna lacerata dall’attesa, sospesa in uno “spazio bianco” che è limbo fra la vita e la morte, dove queste ultime a un certo punto diventano, per esasperazione, assolutamente desiderabili.
Solo una donna, forse, poteva mettere tanto vigore nel descrivere al meglio quest’esperienza-limite di donna e di madre. La Comencini fa di più, scava oltre, esagera nell’introspezione psicologica (facendosi a tratti prendere la mano e perdendosi in fronzoli visivi opinabili – vedi la forzata coreografia delle mamme), però resta vicina al suo personaggio, lo segue passo passo, fino ad accarezzarlo con la macchina da presa e riprenderne ogni minimo scatto d’espressione. La Buy dal canto suo si dona completamente (c’è chi parla già di Coppa Volpi, non sarebbe male), si esibisce in balli scatenati dal primo minuto del film, poi espone il suo corpo nel primo nudo integrale della sua carriera. Un corpo di donna in controluce, costretto a fronteggiare il suo detestato destino: un neonato.
Affrontando un tema spinoso a testa alta, e sfiorandone altri nel mezzo (le nascite illegittime, i problemi di camorra con la storia della commissaria, quelli di analfabetismo con gli allievi di Maria, tutto ambientato nella criticata terra napoletana), la Comencini ci regala uno spaccato vibrante del significato reale di essere donna, prima che madre. Ricordando a tutti che, anche nel momento più problematico, c’è sempre una degna soluzione: “Mettici uno spazio bianco e ricomincia”.
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Un dramma intimista, struggente e scanzonato, ma soprattutto ben scritto, ben interpretato, ben diretto.
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film: Lo spazio bianco genere: Dramadata di uscita:16/10/2009paese:Italiaproduzione:Rai Cinema, Fandango, Film Commission Campaniaregia:Francesca Comencinisceneggiatura:Francesca Comencini, Federica Pontremolicast:Margherita Buy, Antonia Truppo, Gaetano Bruno, Giovanni Ludeno, Guido Caprino, Salvatore Cantalupo, Maria Paiatofotografia:Luca Bigazzimontaggio:Massimo Fiocchicolonna sonora:Nicola Tescaridistribuzione:01 Distributiondurata:96 min
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