Recensioni

L'incredibile viaggio della tartaruga

Chi va piano va sano e va lontano

[del 20/10/2009] [di Diego Scerrati]

La tartaruga marina, come tutte le tartarughe, è lenta. E fin qui… non ci piove.

Ciò però non vuol dire che un film su una tartaruga (una e una sola) debba essere per forza ugualmente flemmatico. Del resto, come diceva l'amato Alfred Hitchcock, il cinema è pur sempre “la vita con le parti noiose tagliate”.

Anche da un'esistenza senza troppi spunti e passata interamente a nuotare nell’oceano (che a parte i suoi fondali più pittoreschi e colorati, ha essenzialmente una sola caratteristica, quella di essere blu e sempre più blu), si può quindi tirar fuori qualcosa di buono, puntando magari sui pericoli vari (naturali o umani che siano) e sull'epicità del tragitto (attraversatevi voi avanti e indietro l’intero Oceano Atlantico se ne siete capaci).

L’incredibile viaggio della tartaruga racconta l’odissea di una testuggine marina che, dalle coste della Florida sulle quali è nata, parte alla volta dei fondali africani, per poi un giorno fare ritorno e deporre le uova sulla stessa spiaggia da cui è partita. Il tutto seguendo la “linea maestra” tracciata dai suoi antenati oltre 200 milioni di anni prima e che sembra incredibilmente essersi trasmessa nel codice genetico della specie.

Il documentario diretto da Nick Stringer e narrato dalla voce di Miranda Richardson (doppiata in italiano da Paola Cortellesi) si inserisce nella tradizione ambientalista lanciata dal bellissimo (e finora imbattuto) La marcia dei pinguini e quest’anno già sdoganata dalla mega-produzione disneyana di Earth – La nostra terra.

Quest’ultima incursione nel genere tra tutte è forse la più debole, incapace di garantire, aldilà dell’eccellente lavoro di documentazione durato più di 5 anni, quell’empatia e quell’emozione che invece erano il punto di forza dei suoi predecessori. I pericoli sono sempre l’oceano in tempesta, i pescatori e le barriere di scogli messe a ridosso delle spiagge, le quali impediscono agli animali di approdare a riva e di deporre le uova. Non parliamo poi dei cambiamenti climatici causati dall’uomo, che sconvolgono irremediabilmente l’intero tragitto oceanico.

Insomma, parlare di queste cose è sempre un bene, ma la nostra piccola tartaruga oltre a tanta retorica poco riesce a responsabilizzarci o a intenerirci, causa anche un montaggio poco dinamico e poco coinvolgente. Da parte nostra possiamo certo felicemente spezzare una lancia a favore della Cortellesi, che riesce a rimanere molto distaccata e meno invadente del Fiorello che ha malamente raccontato i pinguini 5 anni or sono.

Per il resto la tartaruga è un po’ troppo serafica e di lei rimane solo l’immagine tenace di un essere che lotta solitario contro un profondo blu vuoto e sempre uguale. Se ne va per la sua strada, lenta e affaticata, ma pur sempre fiera di non essersene rimasta ferma come altre razze più pigre e rinunciatarie.

Tutti in acqua per un'avventura in fondo al mar, suggestiva ma non troppo entusiasmante.

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L'incredibile viaggio della tartaruga film: L'incredibile viaggio della tartaruga genere: Documentarydata di uscita:23/10/2009paese:UK, Austria, Germaniaproduzione:F.A.M.E. Film & Music Entertainment AG, Big Wave Productions Ltd., Allegro Film, Tradewind Pictures, Austrian Broadcasting Corporation (ORF), Austrian Film Institute, Film and Music Entertainment, Filmstiftung North Rhine Westphalia, Sola Media, Österreichischer Rundfunk (ORF)regia:Nick Stringersceneggiatura:Melanie Finncast:Miranda Richardson, Hannelore Elsnerfotografia:Rory McGuinnessmontaggio:Sean Bartoncolonna sonora:Henning Lohnerdistribuzione:Bolerodurata:81 min brain factor:

Festival Internazionale del Cinema di Roma 2009 evento: Festival Internazionale del Cinema di Roma 2009 data di inizio:15/10/2009data di fine:23/10/2009organizzazione:Gian Luigi Rondi, Francesca Via, Piera Detassis

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