Recensioni

Brothers

La famiglia prima di tutto

[del 23/12/2009] [di Diego Scerrati]

Da argomento tabù che era, il racconto dell'Iraq attraverso i volti scavati e smarriti dei reduci incapaci di re-inserirsi nella società sta invece diventando il simbolo di una nazione che affronta con dovuto senso di colpa ciò che la propria politica ha loro restituito: dei corpi vivi, ma in un certo senso psicologicamente morti.

Al giorno d'oggi un film come The Hurt Locker di Kathryn Bigelow, storia di un soldato che sceglie di tornare in Iraq proprio perché non riesce più a riadattarsi ad un mondo che non sia quello, concorre per l'Oscar, ma solo pochi anni fa un altro film sul genere come Nella valle di Elah di Paul Haggis, ancora insuperato sia in quanto atto di denuncia che per forza emotiva del racconto, veniva visto come la peste.

Insomma, in un paese sempre meno restio ad affrontare questi fantasmi, il regista Jim Sheridan ha vita più facile e si permette con questo suo Brothers di adattare la materia ad un genere popolare come il melodramma familiare, già in voga negli anni cinquanta proprio per smascherare il marcio di una nazione nascosto sotto la facciata della perfetta famiglia con padre eroico, fiero e patriottico.

Americanizzando l'originale svedese di Susanne Bier, Non desiderare la donna d'altri, Sheridan prende spunto da un triangolo amoroso per raccontare l'Iraq in un film senza particolari guizzi di regia (sebbene con una sequenza thrilling finale davvero ben costruita), ma focalizzato soprattutto sui personaggi e sulla recitazione degli attori.

La storia in sé è un classico del genere: la moglie di un soldato dato erroneamente per morto si innamora del cognato, ma proprio quando ritrova la serenità il marito ripiomba come reduce nella sua vita sconvolgendo l'equilibrio ritrovato. Molti ricorderanno a proposito il Pearl Harbor di Michael Bay, ma fortunatamente qui non abbiamo la patinata confezione da blockbuster e in più ci sono fior fior di attori a dare volto e spessore al dramma.

Il film ha momenti intensi, altri molto intimi ma di sicuro impatto emotivo, confermando la predilezione del regista di Nel nome del padre e Il mio piede sinistro per un tipo di narrazione classica ma forte e potente. Troppa superficialità e sbrigatività nel raccontare le vicende belliche in Iraq minano in più punti la scorrevolezza del film, e anche qualche retorica di troppo, volta a sottolineare a tratti in maniera troppo enfatica l'importanza della famiglia e della fratellanza, rischia di far scivolare la pellicola in un eccesso di didascalismo.

Ciò non toglie comunque efficacia al film, sorretto in maniera più che egregia forse dai tre attori più rappresentativi di un'intera generazione di interpreti americani, da un sorprendente Tobey Maguire (nominato ai Golden Globes per questo suo ruolo di reduce), a Jake Gyllenhaal e Natalie Portman, che in maniera molto delicata riescono a dare espressività e forza ai loro personaggi.

Sheridan pesca dal cilindro tre grandi attori per un dramma emotivamente forte.

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[MarcoFP[lev:1; v. p.:1; cash:350] postato il 04/01/2010 alle 0:17 [offline]

Prima che io possa commuovermi per le turbe mentali dei militari USA reduci dall'Afghanistan, bisognerà, come minimo, che sia cessata la guerra e con essa le stragi di civili innocenti. Anche allora, non credo che correrò a rivedere questo insulso e inconsistente Brothers di Jim Sheridan.
Eppure parlare dell'effetto devastante della guerra sulle persone e sulla società è possibile: lo hanno fatto, per stare al recente, Lebanon di Samuel Maoz e Triage di Danis Tanovic.
Ma qui la guerra interessa solo per raccontare il melodramma familiare attorno alla presunta morte di un marine. Per il resto gli afghani sono combattenti cattivi secondo uno streotipo che sfigurerebbe persino in una parodia, di popolazioni civili nemmeno l'ombra, appare però uno spropositato, quanto a dimensioni, cimitero di morti nella missione "di pace" (Enduring freedom in bella vista sulle lapidi, mica che ci siano dubbi sullo scopo).
Il marine in questione (Tobey Maguire che si crede, forse, Jack Nicholson in Qualcuno volò sul nido del cuculo, ma sembra più che altro uno che ha messo le dita nella presa di corrente) in verità non è morto, anzi torna a casa, ma piuttosto tramautizzato, avendo aderito, al momento opportuno e senza troppa esitazione al motto mors tua vita mea. Ma il video girato dai cattivi, che potrebbe cadere come una bomba sull'unanime orgoglio per il redivivo eroe della patria va misteriosamente perduto (mah...) e con esso va perduto anche il film.
Prima della resurrezione di Maguire, l'unico sano di mente della famiglia, cioè il fratello, aveva provato timidamente a spiegare al padre, ovviamente reduce del Vietnam, che forse arruolarsi non è una grande idea (ma chi la pensa così non può che essere un rapinatore di banche, alcoolizzato e disoccupato). Poi decide di dedicarsi alla moglie dello scomparso, la bella Natalie Portman (e va bene che è bella, ma non serve che ogni mezz'ora qualcuno ce lo ricordi con una battuta ad hoc).
Il redivivo non sembra entusiasta di questo triangolo amoroso (per altro incomprensibilmente casto) e minaccia sfracelli. Ma nemmeno ora il film riesce a salvarsi, come forse avrebbe potuto, con un tarantiniano bagno di sangue. Non rivelo il finale, ma non è che ci sia molto da dire.

[MarcoFP[lev:1; v. p.:1; cash:350] postato il 04/01/2010 alle 0:20 [offline]

P.S.: tanto è inconsistente la caratterizzazione dell'Afghanistan che Diego Scerrati ha scritto, due volte, che si parla di Iraq...

 

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Brothers film: Brothers genere: Drama, Romance, Wardata di uscita:23/12/2009paese:USAproduzione:Michael De Luca Productions, Palomar Pictures, Relativity Mediaregia:Jim Sheridansceneggiatura:David Benioff, Susanne Bier, Anders Thomas Jensencast:Jake Gyllenhaal, Natalie Portman, Tobey Maguire, Bailee Madison, Mare Winningham, Sam Shepardfotografia:Frederick Elmesmontaggio:Jay Cassidycolonna sonora:Thomas Newmandistribuzione:01 Distributionbrain factor:

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