Quando lo raggiungiamo telefonicamente sul set di Backward, pellicola d'ambientazione calcistica che segna il suo esordio nel lungometraggio dopo una ricca gavetta fatta di compagnie teatrali, accademie e società di produzione audiovisiva, ci aspettiamo di trovare, all'altro capo del telefono, un uomo distrutto dopo un'intensa giornata di lavoro.
Invece ci troviamo di fronte un ragazzo che, con energia e passione, parla a ruota libera del suo film, del Cinema e dello stato, miserevole, della Settima Arte nel nostro Belpaese, accumulando citazioni da film e registi.
Il risultato è una chiacchierata molto piacevole durante una pausa caffè in attesa che cali il Sole, "perchè - ci dice, confermandosi instancabile - abbiamo ancora una scena da girare al tramonto".
Impossibile non iniziare chiedendoti come stanno andando le riprese...
Benissimo! Abbiamo praticamente finito di girare la parte italiana durata un mese e mezzo e tra qualche giorno ci spostiamo in America, a Los Angeles, per le ultime scene.
Una produzione impegnativa: da Torino a Neive (in provincia di Cuneo) fino a Los Angeles. Come affronterai l'esperienza americana? In realtà sono molto tranquillo. Ho già lavorato a Los Angeles dove ho fondato una mia casa di produzione nel 2006 e, quindi, conosco molti tecnici e maestranze che contatterò anche per Backward. So come lavorano negli Stati Uniti e devo dire che il loro ritmo mi piace molto proprio perchè lo trovo molto simile al mio. Mi piace pensare di aver coniugato l'equilibrio e la serenità di come lavoriamo noi in Italia, con la tempistica e, spero, la qualità del cinema americano. Ma una conferma in questo senso l'ho avuta da Tony Sperandeo (uno degli interpreti diBackward) che, il primo giorno di riprese, mi ha detto di non aver mai visto un set così organizzato.
Backwardè un film sul mondo del calcio, il che è una rarità nel nostro cinema, nonostante la popolarità che questo sport ha in Italia. Come te lo spieghi?
Già, i film sul calcio sono davvero pochi e questo è molto strano. In effetti non si capisce perchè negli Stati Uniti hanno ben tre sport nazionali, il basket, il football americano e il baseball, che sono da sempre al centro di una marea di film, fatti sia da indipendenti che da grandi star come Kevin Costner, e invece noi non riusciamo a fare altrettanto. È assurdo.
Di cosa parla Backward? È una storia attuale ed universale. Il protagonista è un ragazzo talentuoso che gioca nel campionato interregionale, già ambito da alcune squadre di Serie A, e che però, per colpa di alcune persone malvagie, si ritrova su una sedia a rotelle. Il suo è un dolore che possono capire ovunque, da Tokyo a Los Angeles, mentre in Italia, di solito, siamo abituati a fare film un po' provinciali, incentrati sui nostri piccoli scandali...
Niente veline e «Moggiopoli», quindi, nel tuo film? Assolutamente no! Ho volutamente evitato i riferimenti alle nostre «cronachette», alla corruzione o a Moggi che, a livello internazionale, non interessano a nessuno. Non ho alcuna intenzione di mandare messaggi. Il mio obiettivo, come regista, è quello di emozionare il pubblico.
Una storia dal sapore universale ma ambientata in provincia: come mai? Perchè la provincia italiana è bellissima e perfetta per raccontare un certo tipo di storie. Anche in questo caso, però, chi fa cinema in questo paese sembra dimenticarsene mentre continuiamo a vedere miliardi di film americani che, giustamente, enfatizzano e scelgono come sfondo per i loro racconti proprio la provincia. È come se in Italia dovessimo sempre fare film sulle periferie, o sulle borgate, o sul degrado, o sulla mafia.
Perchè proprio il calcio? Cosa hai voluto mettere in risalto di questo sport? Volevo parlare del nostro sport per concentrarmi sulle vicende umane di chi ci vive dentro, come ha fatto Oliver Stone in Ogni maledetta Domenica. Mi sono reso conto che la vita di questi ragazzi è divisa nettamente in Paradiso-Purgatorio-Inferno. Il Paradiso è il campo, il rettangolo di gioco dove si realizzano i loro sogni; il Purgatorio è lo spogliatoio, dove emerge ciò che questi ragazzi sono in realtà e dove dicono e fanno cose che, magari, non direbbero o farebbero fuori mentre vedo il mondo esterno come un Inferno perchè per alcuni di loro lo è davvero: puoi essere un campione sul campo ma avere una vita difficile o, al contrario, essere un completo stronzo, al di fuori.
Anche visivamente i tre luoghi sono rappresentati in modi diversi? Esattamente. Ho scelto atmosfere e scelte stilistiche particolari per ognuno dei tre luoghi. Ad esempio, l'atmosfera fuori dal campo, nel mondo esterno, è davvero lugubre e, appunto, infernale.
Venendo al cast di Backward. Ci sono esordienti ed attori navigati... Adoro lavorare con gli attori, anche perchè anch'io provengo da quel mondo. I miei miti da regista sono certamente i grandi come Kubrick o Welles ma ho sempre considerato fondamentale il ruolo degli attori e, quindi, come riferimento ho anche autori come Woody Allen o Sydney Pollack, che esordirono proprio come attori. Tuttavia, ahimè, non vedo in Italia lo stesso amore e lo stesso rispetto per questa professione...
Come hai lavorato con loro? La cosa più importante è far sentire loro la fiducia: devono aver fiducia in se stessi, tra di loro e, ovviamente, devono fidarsi di me. Per questo, prima dell'inizio delle riprese abbiamo fatto due mesi di training, incontrandoci tre volte a settimana dalle dieci di mattina alle sette di sera. Alla fine, eravamo tutti a pezzi, stremati, ma anche contenti perchè poi i risultati si sono visti.
Ad esempio? Beh, qualche giorno fa abbiamo girato un difficile piano sequenza di cinque minuti e sono rimasto davvero sorpreso da come tutti, esordienti ed attori esperti ed affermati, fossero perfettamente in parte. Una vera soddisfazione!
Backwardè un film auto-prodotto e, a giudicare dalla tua biografia, sembra che tu abbia fatto dell'auto-produzione uno «stile di vita»... Vedi, quando entri in un certo mondo, quello del cinema ma anche altri ambienti simili, ti insegnano che appena ti trovi di fronte ai primi segni di corruzione hai due strade davanti a te: o ti pieghi ed accetti quel sistema o lasci perdere. Io, invece, ho sempre voluto conservare l'illusione di voler fare le cose a modo mio, evitando simili compromessi.
Sembra una prospettiva un po' ingenua... Certo che lo è! Diceva Pasolini negli Scritti Corsari: "Col mondo del potere non ho avuto che rapporti puerili". "Puerili", cioè «da bambino»: se reputo sbagliate certe cose, se non mi piacciono, non le faccio.
È questa la mia filosofia di vita.
E, professionalmente, in che modo hai tradotto questa filosofia? Inizialmente, nel 1996, fondando l'Accademia dello Spettacolo insieme con Paola Cipollina, poi diventata mia moglie. L'Accademia vuole essere una risposta alle antiquate scuole di teatro che non solo non danno sbocchi lavorativi ai giovani attori ma neanche li preparano, generando un problema che investe tutto il sistema dal momento che i registi, quando si trovano a lavorare con alcuni di questi esordienti, si trovano di fronte a mille difficoltà. Poi ho avuto una specie di «crisi mistica» e ho capito che l'audiovisivo era una medium più attivo rispetto al teatro e fruibile ovunque e da chiunque, quindi ho fondato la Astarox (www.astarox.it), una società di produzione ovviamente indipendente, in modo da poter continuare a fare le mie scelte, giuste o sbagliate che siano.
Hai una considerazione molto alta del Cinema. Siamo in pochi, in Italia... È proprio vero. In qualsiasi parte del mondo, il Cinema ha un'importanza fondamentale, sia che lo s'intenda come arte o come business. In Italia, invece, non è così, ma preferisco non raccontarti certi episodi ridicoli o addirittura patetici con cui ho dovuto fare i conti... (dice con un tono di voce che lascia trasparire un certo disgusto e un po' di amarezza)
Capisco. Scusami, però, se insisto, toccando un tasto delicato: tu sei nato nel 1969. Come ti senti, sinceramente, ad esordire con il tuo primo lungometraggio a quasi 40 anni? Quanto sei arrabbiato? Hai toccato un tasto molto pertinente e, sì, delicato. Ammetto che sono davvero incazzato con l'Italia, un paese di vecchi e per vecchi. E mi fa infuriare anche la totale assenza di rispetto, che c'è solo nel nostro paese, per questa professione. Per farti capire: ho avuto il mio primo approccio col mondo del Cinema a quasi trent'anni, quando girai tutta l'Italia con una sceneggiatura da cui volevo trarre il mio primo film. Nonostante mio padre abbia lavorato per anni in Rai, collezionai una quantità enorme di porte in faccia, tra chi mi diceva che non avrei mai fatto il regista e chi mi proponeva, e non sto scherzando, di andarci a letto in cambio della produzione del film. Sono davvero infuriato con l'Italia perchè è il peggior paese al mondo per chi vuole fare questo mestiere. D'altro canto, però, è il paese in cui sono nato e ci tengo a lavorare qui.
In un panorama così sconsolante, dove trovi la speranza per provare ad andare avanti e ad insistere? (Ride...) Beh, ad esempio, penso a Ridley Scott che esordì con I duellanti proprio a quarant'anni e poi è diventato il grande regista che tutti conosciamo!
E poi ho sinceramente la speranza che prima o poi la gente capisca che la TV, che si spaccia per verità, è in realtà una menzogna e cioè, come diceva anche Dante, "la frode della verità" che finisce con l'oscurarla totalmente. Invece il Cinema, che è palesemente finto, ha la forza di raccontare storie che hanno dentro di sè delle piccole verità. Spero davvero che il pubblico italiano se ne accorga presto.
Mi viene in mente una scena di un film di Indiana Jones, in cui Harrison Ford deve fare il «balzo della fede»... (Ride ancora, di gusto)
È vero, è una scena del terzo film, Indiana Jones e l'ultima crociata in cui deve attraversare un precipizio e non riesce a vedere, in virtù di un'illusione ottica, che c'è un ponte di roccia sospeso tra le due estremità.
Speriamo, allora, che sia un'illusione ottica anche quest'Italia di m...!
Tra le risate di quest'ultima, esilarante battuta gli chiediamo per quando è prevista l'uscita nelle sale del suo Backward e Max risponde, ancora divertito, "a Dio piacendo, o alla distribuzione, due entità che spesso coincidono, a Novembre. Se però non fosse possibile - continua - rimaderemo a Febbraio perchè non ho nessuna intenzione di affrontare Dicembre con i cine-panettoni o con l'Harry Potter di turno. Sarebbe come andare in guerra con una spada bellissima e splendidamente forgiata ma contro un esercito di soldati armati di mitra e cannoni!"
Finzione, inganno, beffarda impostura. Il cinema di Radu Mihăileanu ruota da sempre attorno a questi elementi, che ritornano anche nella sua ultima opera, Il concerto, nelle sale italiane dal prossimo 29 Gennaio ma presentato in anteprima (trovate ...
“Pedinatore di italiani”. È così che si definisce Carlo Verdone, che ha presentato oggi a Roma Io, loro e Lara, il suo nuovo film, in uscita il 5 gennaio in 650 copie. La nuova definizione si aggiunge a quella di “melancomico”, che gli fu d...
[0]
FestivalBif&st 2010: passato, presente e futuro del cinema s'incontrano a Bari[di Piercarlo Fabi][28/12/2009]
"La Puglia Film Commission e il Bari International Film & Tv Festival non sono «giocattoli» o costruzioni propagandistiche, condizionate dal simbolo del decisore politico. Hanno una virtù propria, guadagnata grazie al consenso del pubblico, e quin...
Arriva in conferenza stampa indossando una t-shirt raffigurante Arthur, l’eroe del suo ultimo film Arthur e la vendetta di Maltazard nelle sale dal 30 Dicembre, sorridente e con i capelli arruffati come sempre. Del resto, il genio e la sregolatezz...