Interviste

James Ivory

James Ivory: la classe di un americano "per caso"

[del 18/10/2009] [di Piercarlo Fabi]
Un regista ostinatamente e fieramente «fuori moda».
Questo è James Ivory.
La sua patria cinematografica è Hollywood ma nel suo modo d’intendere il cinema e nei suoi film non c’è traccia del modo di produzione industriale, funzionale ma troppo freddo per i suoi gusti, che caratterizza quel luogo. Anche i suoi comportamenti, pacati e molto british, hanno poco a che vedere con l’America (fatta eccezione per il gusto naturale per la battuta, tipico degli yankees).

Il più europeo dei registi americani" arriva al Festival Internazionale del Cinema di Roma per presentare il suo ultimo lavoro, The city of your final destination, storia di un giovane studente intenzionato a scrivere una biografia dello scrittore Jules Gund, morto suicida e realmente esistito, finendo invischiato nei misteri e nelle ambigue relazioni della famiglia del defunto.
Ancora una volta, dunque, Ivory si concentra su un “corpo estraneo” che irrompe negli equilibri di un contesto stabilizzato, sconvolgendoli e rimanendone, a sua volta, sconvolto, “una sensazione – confida il regista – che mi appartiene intimamente. È esattamente quello che provo quando, per lavorare ai miei film, vengo a trovarmi in un paese straniero. È l’emozione di essere un outsider all’interno di una realtà totalmente estranea”.

Un’emozione ricercata, evidentemente, anche nella scelta del cast, che mette insieme attori diversissimi, per «metodo» e provenienza. Dall’amico di sempre Anthony Hopkins (già al suo fianco in Casa Howard e Quel che resta del giorno, due dei suoi film più apprezzati) e Laura Linney, da Charlotte Gainsburg ad Alexandra Maria Lara (lanciata nell’edizione del 2007 al Festival di Roma da Un’altra giovinezza di Francis Ford Coppola). Tale concezione «familiare» del cinema è confermata dalla scelta dei suoi collaboratori, come nel caso del compositore uruguaiano Jorge Drexler. “Avevo davvero apprezzato il suo lavoro ne I diari della motocicletta – spiega – ma è stato il suo temperamento, emerso durante la notte degli Oscar del 2005, a spingermi a voler lavorare con lui. In quell’occasione gli fu impedito, per strane ragioni legate ai diritti, di esibirsi sul palco con la sua canzone Al otro lado del rio (fu sostituito da Antonio Banderas), così, al momento della premiazione, invece del solito discorso di ringraziamento, decise d’improvvisarne il ritornello, eludendo gli assurdi divieti dell’Academy. Volevo collaborare assolutamente con un uomo tanto interessante e la storia di questo film, ambientata in America Latina, era l’occasione perfetta per farlo”.
Dal canto suo, Drexler ha accettato “prima ancora di leggere lo script”. “Sono un grande ammiratore di Ivory – continua – e, in seguito, lo sono diventato anche della storia raccontata nel libro (Quella sera dorata, da cui è tratto il film), con la quale mi sono sentito molto legato. Il protagonista, infatti, viene da una famiglia di origini ebree e tedesche, proprio come me. Vedendo, nel film, alcune inquadrature soffermarsi sulle fotografie di quella famiglia, ho rivisto le stesse foto che avevamo nella nostra casa a Montevideo”.

Ancora una volta, al centro della vicenda ci sono una famiglia dall’elevato status sociale e le sue particolari dinamiche, ma a chi prova a mettere in risalto la sua attrazione eccessiva nei confronti delle classi sociali benestanti, il regista, con la consueta calma, risponde che, nella sua carriera, “solo una volta, in Quel che resta del giorno, mi sono occupato dell’aristocrazia. Più frequentemente ho puntato il mio sguardo sulla borghesia. Non si tratta – conclude - di attrazione. I miei interessi sono notevolmente più ampi”. Anche la più piccola fiammella polemica, così, è spenta sul nascere. Se non è classe questa...

Impossibile, per un’attrice, non rimanere affascinata da James Ivory e, infatti, un certo nervosismo misto ad entusiasmo emerge dalle parole di Alexandra Maria Lara, disposta a tutto, “anche ad interpretare il ruolo di una stronza”, pur di lavorare con lui. “È piacevole per un attore – afferma, sorridendo imbarazzata – interpretare personaggi antipatici, ma devo ammettere che anch’io, come Jorge, avevo accettato prima ancora di leggere lo script. Poi, grazie ad una conversazione surreale via Skype, sono riuscita a convincere Ivory che sarei stata perfetta per la parte”.
Inoltre, ad accomunare il regista e la sua attrice c’è anche l’attrazione per l’Italia, punto di svolta fondamentale nelle carriere di entrambi. “L’esperienza di due anni fa qui a Roma – confessa l’attrice – è stata sorprendente, anche se la pellicola non ha avuto il successo sperato da Coppola. Un successo, però, che mi auguro possa arrivare in futuro, perché ritengo quel film uno dei più interessanti degli ultimi anni”. Dal canto suo, Ivory ricorda che il suo primo lavoro (il cortometraggio intitolato Venice: Theme and Variations) era ambientato proprio in Italia e si dichiara “fervente ammiratore di tutto ciò che riguardi l’Italia e la sua cultura, nei confronti della quale proverò sempre sentimenti positivi”.

E, dopo una simile dichiarazione d’amore, anche noi rimaniamo affascinati da questo maestro del cinema mondiale.

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James Ivory persona: James Ivory data di nascita:07/06/1928ruolo:Regista

Festival Internazionale del Cinema di Roma 2009 evento: Festival Internazionale del Cinema di Roma 2009 data di inizio:15/10/2009data di fine:23/10/2009organizzazione:Gian Luigi Rondi, Francesca Via, Piera Detassis

sito web

The City of Your Final Destination film: The City of Your Final Destination genere: Dramadata di uscita:TBApaese:UKproduzione:Merchant Ivory Productions, St. Pancrasregia:James Ivorysceneggiatura:Ruth Prawer Jhabvala, Peter Cameroncast:Anthony Hopkins, Omar Metwally, Laura Linney, Charlotte Gainsbourg, Hiroyuki Sanada, Norma Aleandro, Alexandra Maria Lara, Kate Burton, Norma Argentina, Eliot Mathewsfotografia:Javier Aguirresarobemontaggio:John David Allencolonna sonora:Jorge Drexler, Richard Robbinsdurata:114 min

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