Un film che è già culto.
Un regista visionario, uno degli ultimi artigiani rimasti capaci di produrre arte.
Un attore straordinario, morto troppo presto, quando s’iniziava solamente ad intravederne la grandezza.
L’eccezionalità della conferenza stampa di Terry Gilliam al Festival Internazionale del Cinema di Roma emerge tutta dalle sue significative premesse.
Un incontro che non avrebbe mai dovuto aver luogo, a causa di quel tragico giorno del Gennaio 2008. E, invece, Gilliam e gli altri amici di Heath Ledger hanno trovato un modo di andare avanti, oltre la tragedia, rendendo un omaggio esplicito al suo lavoro come attore, “una maschera camaleontica – lo definisce l’ex Monty Python – ma con i suoi occhi lì a brillare, sempre presenti”. Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il Diavolo è attraversato dalla malinconia, ovviamente, ma anche dal divertente ricordo dei momenti straordinari trascorsi insieme all’amico scomparso. Sentimenti che si ritrovano nelle parole del regista, quando ricorda a tutti noi che “abbiamo visto solo una piccola parte di quello che Heath aveva da offrire. Era un uomo, un attore e un amico eccezionale, intelligente e pieno di vita. Saggio al punto da sembrare «vecchio» di centinaia d’anni”.
Un fato ingiusto ha strappato Ledger all’affetto dei propri cari e dei suoi fan, ma è stato proprio quell’affetto a “costringere” i suoi amici a completare il film, “riproponendo – continua Gilliam, che conferma, così, un sospetto suggerito dalla visione della pellicola – alcune sue caratteristiche, come persona e come attore, per sviluppare il personaggio di Tony, simile a Heath per molti aspetti e ora per sempre vivo, nell’eternità del cinema”.
Un risultato reso possibile proprio grazie al legame unico che univa Ledger alle tre grandi star che lo hanno sostituito: Johnny Depp, Jude Law e Colin Farrell. Un dettaglio fondamentale, che spiega il rifiuto a Tom Cruise, offertosi per la parte. “Solo i suoi vecchi amici potevano finire il suo lavoro” commenta il regista.
Se il film di Gilliam prova, dunque, a realizzare il sogno d’immortalità che da sempre ossessiona gli uomini, allo stesso modo, in un intreccio metaforico e meta-cinematografico affascinante quanto doloroso, lo specchio del Dr. Parnassus (interpretato da Christopher Plummer) trasforma in realtà i mondi fantastici che gli uomini possono solamente sognare. “Quello specchio è, appunto, il cinema. Ma anche la musica e ogni altra forma d’arte che ci permetta di fuggire dal nostro piccolo, insignificante mondo”. “Quando lo attraversiamo – continua Gilliam, facendosi serio – non sappiamo che cosa troveremo ad attenderci dall’altra parte. O, almeno, non dovremmo saperlo. Invece, oggi, il cinema non è più così: si vedono sempre gli stessi attori che fuggono da esplosioni sempre uguali. L’immaginazione è sparita”. Ma uno degli ultimi registi capaci di creare immaginario nei suoi film non perde il suo geniale sarcasmo neanche in una giornata così difficile o dopo una verità tanto triste quanto quella appena pronunciata. E così, a chi gli chiede dove trovi elementi per arricchire la sua immaginazione, risponde ridacchiando che “sul sito cheap-imagination.com (letteralmente: <immaginazione a buon mercato) si trovano moltissimi spunti per apparire fantasiosi”. E, anche quando cita Grant Wood e Maxfield Parrish come sue fonti d’ispirazione, aggiunge sardonico: “Tanto sono morti, non possono chiedere i danni!”
Semplicemente da applausi.
Ammirevole almeno quanto la difesa a spada tratta delle storie, dei racconti che, come questo narratore beffardo e sapiente ci dice in Parnassus, tengono in vita l’Universo. “Le storie, belle o brutte, sono importanti per il nostro mondo”, afferma. “Se si guardano certe pellicole di fantascienza ci si accorge che il presente in cui viviamo è prossimo al trasformarsi nel futuro immaginato in quei racconti. Ma sono soprattutto i libri ad ampliare i nostri orizzonti e mi piacerebbe molto che la gente leggesse di più, anziché guardare la TV”.
Anche Ledger avrebbe preso parte a questa «battaglia». È nota, infatti, la sua aspirazione ad intraprendere la carriera di regista, “un entusiasmo – conferma Gilliam – evidente già sul set de I fratelli Grimm e l’incantevole strega. Heath chiedeva in continuazione suggerimenti e consigli, cambiava le battute ed improvvisava. A volte facevo davvero fatica a stargli dietro e per questo ritengo che sarebbe stato un grande regista. Purtroppo, però, non vedremo mai i frutti di questa sua grande passione”.
Un’ultima nota malinconica, questa, per un’ingiustizia troppo grande per essere vera, e che ci ricorda, con Terry Gilliam e il suo (ma anche di Heath Ledger e dei suoi amici, come recita una scritta prima dei titoli di coda) Parnassus, che “il Diavolo attende tutti noi”.
Ma, anche, che possiamo ingannarlo.